Ha destato scalpore nel caldo dell’agosto la notizia che Leonardo Maria Del Vecchio ha lasciato tutti i suoi incarichi nell’azienda di famiglia, Essilor Luxottica. Le motivazioni di questa decisione sono certamente da ricercare negli intrighi che caratterizzano da sempre le storie delle grandi famiglie imprenditoriali, specie quando sono alle prese con un difficile cambio generazionale, come anche nei meandri del virulento risiko bancario che si sta combattendo in Italia. Ma quello che ha colpito sono state le ragioni addotte dal giovane Del Vecchio, che ha dichiarato di non ritrovarsi più nell’attuale gestione dell’azienda, definita “distante”, “impersonale” e lontana dalle persone “che devono tornare al centro”, come era la “Luxottica di vent’anni fa”.
In effetti, questa grande impresa è sempre stata caratterizzata da una politica sindacale di grande apertura, da una spiccata attenzione alla persona. E in fin dei conti è stata proprio questa, l’attenzione alla persona, la grande novità delle relazioni industriali di questi ultimi anni. Per decenni l’imprenditoria italiana ha avuto attenzione quasi esclusivamente alle dinamiche del costo del lavoro. È sempre stato questo l’elemento alla base di tutte le decisioni strategiche delle imprese italiane. Sul costo del lavoro, e quindi anche sui dati dell’occupazione, si giocava gran parte delle loro decisioni. Le iniziative che si discostavano da questa linea, come per esempio le incursioni nel campo della partecipazione da parte dell’Electrolux negli anni 80, erano viste negativamente, proprio perché perdevano di vista quell’elemento da tutti considerato determinante. Solo ed esclusivamente sul costo del lavoro si basavano tutti i discorsi legati al futuro della produttività, altro non era dato. Ed era in virtù di questa ristrettezza di idee che la politica sindacale di Confindustria, e di tutte le grandi aziende, Fiat in primis, era concentrata sui rapporti di forza. Il dialogo sociale non aveva cittadinanza, se ne poteva parlare nei convegni, ma l’attenzione finiva lì. La propensione al confronto era riserva di caccia delle associazioni delle aziende pubbliche, l’Intersind e l’Asap, che avevano altre pulsioni, altri interessi e non a caso erano considerate l’anello debole della catena imprenditoriale. Nel mondo delle aziende private la politica sindacale era costruita sui rapporti di forza e la contrapposizione era dura e soprattutto lunga, andava avanti fino a quando non si erano consumate tutte le energie. Non a caso si diceva che il contratto dei metalmeccanici si poteva rinnovare solo quando le bandiere rosse avevano sventolato sui tetti di Mirafiori. Quando cioè le due parti avevano finito le energie ed erano chiari i rispettivi punti forza.
Tutto questo nel tempo si stemperò. Gli accordi del 1993, la nuova costituzione delle relazioni industriali, come li definì Gino Giugni, che ne era artefice, cambiarono i rapporti tra le forze sociali, era subentrato il dialogo, l’abitudine al confronto, l’attenzione alla persona. Simbolo di questa nuova realtà fu la concertazione, che altro non era che la presa d’atto che la collaborazione tra le parti sociali paga, migliora l’economia, aiuta la produzione, alza la produttività. A questo cambiamento di prospettiva contribuirono sostanzialmente le grandi aziende, e tra queste proprio Luxottica, che riuscirono a realizzare una diversa politica sindacale, basata sulle nuove parole d’ordine, la partecipazione, il dialogo, la centralità della persona.
Soprattutto capirono, e fecero capire a tutti, che migliorando i rapporti sociali ne avevano a guadagnare per prima cosa la soddisfazione dei lavoratori e quindi il loro apporto alla produzione. Gli indici di produttività salirono, si schiuse una nuova epoca. Non fu un processo lineare, tutt’altro, ci furono ripensamenti, marce indietro, passi di lato, ma l’obiettivo era fissato, l’attenzione si era concentrata su differenti considerazioni di fondo. Il segnale più eclatante fu la firma, qualche anno fa, da parte di Enel e con i sindacati di categoria, del protocollo di intenti che Guido Stratta, capo del personale del gruppo, volle chiamare Statuto della persona. Una serie di impegni che le parti sociali prendevano reciprocamente per migliorare le relazioni industriali, per non dimenticare la centralità, quindi l’importanza, della persona.
Non so se, come teme Leonardo Maria Del Vecchio, la Luxottica di Francesco Milleri abbia abbandonato, o anche solo attenuato, quell’attenzione alla persona che stata l’impostazione caratteristica del fondatore Leonardo Del Vecchio. Le indicazioni che vengono dalla cronaca, i racconti che Luciano Pero fa alla nostra Scuola superiore di relazioni industriali, tutto lascerebbe intendere che non c’è stato un passo indietro. Ma il richiamo del giovane erede vale comunque, perché sottolinea ancora una volta la validità della scelta compiuta tanti anni fa da suo padre.
Massimo Mascini

























