Un caro amico, questa estate, mi ha anticipato la visione di un cortometraggio con il quale, insieme ad un gruppo di giovani studenti, ha preso parte al festival del corto di Latina, vincendo il primo premio. Il film è intitolato ‘’Fronte comune’’ ed è tratto da un racconto di Primo Levi del 1971 dal titolo ‘’In fronte scritto’’. E’ il racconto di un manager della pubblicità che ‘’noleggia’’, senza badare a spese, delle fronti per depositarvi dei brand di vari prodotti da lanciare sul mercato. I protagonisti sono una coppia di giovani a cui è stata fatta la proposta e che ne discutono. Il ragazzo ha dei dubbi, ma la compagna (Eva è sempre lì a porgere la mela) lo convince a partecipare all’incontro dove lei stessa conduce una trattativa vantaggiosa per portare le scritte sulle loro fronti. L’accordo ha una scadenza, ma finisce per essere rinnovato per motivi comprensibili. Con la somma ottenuta i due ammobiliano l’appartamento dove vivono e si sistemano. La loro vita però non è serena; soprattutto il ragazzo continua ad essere turbato, fino a mostrare difficoltà nella relazione con la compagna. Alla fine hanno un figlio, ma con raccapriccio si accorgono che il neonato, fin dalle prime ore di vita, esibisce già la sua scritta pubblicitaria sulla fronte. Conoscendo Primo Levi e la tragedia che ne ha funestato l’esistenza, si coglie subito il significato del racconto, dominato da una visione disperata dell’umanità, condannata dal consumismo a rinunciare ad ogni dignità. Ma la vita reale riserva delle sorprese che possono apparire anche come smentite. E i medesimi eventi, presentati come tragedie possono essere raccontati come commedie. Roberto Benigni riuscì a compiere questa trasformazione persino con l’Olocausto.
Pochi giorni dopo che l’amico (il quale interpretava il personaggio mefistofelico del ‘’corruttore’’ di anime) mi aveva comunicato la vittoria del suo ‘’corto’’ a Latina, mi è capitato di seguire un TGR e scoprire che a Modena, in quel giorno, era in corso una sorta di esposizione universale del pollo fritto e che la più famosa ditta di pollo fritto del mondo, KFC, Kentucky Fried Chicken, presente in fiera, era disposta ad assicurare una porzione di pollo fritto alla settimana per tutta la vita a coloro che accettavano di mettere a disposizione un pezzo di pelle, che non fosse necessariamente la fronte, dove tatuare, seduta stante e a spese della ditta, il logo della KFC. In fila, davanti ai tavolini dei tatuatori, i visitatori aspettavano lieti e sorridenti il loro turno e se ne andavano come se avessero ricevuto una decorazione.
Giuliano Cazzola


























