Un po’ oscurato dalle vicende politiche interne (in primo luogo il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione sulla legge elettorale) è ripartito il confronto tra sindacati e imprese interrotto a fine luglio per la fisiologica pausa estiva. Ed è ripartito bene, almeno a dar retta alle dichiarazioni dei protagonisti, tutti convintamente impegnati a lavorare duro per arrivare a un accordo. Se ci riusciranno entro settembre, come era originariamente in programma, però, non è scontato: qualche dubbio sui tempi, del resto, emerge dalle stesse parole dei protagonisti.
Quello che si è svolto oggi, nella consueta sede romana di Confindustria, è il primo di sette appuntamenti in agenda, cadenzati nelle prossime settimane fino all’ultimo del 28 settembre, data in cui si è stabilito di fare il punto della situazione. Tutti i protagonisti, e cioè le 14 maggiori associazioni di impresa più i tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, affermano di voler chiudere entro il mese, ma meno che non siano andati molto più avanti di quanto e’ dato di sapere dall’esterno, che in un paio di settimane si mettano nero su bianco i testi sui diversi capitoli, in pratica riscrivendo interamente le regole delle relazioni industriali per i prossimi anni o decenni, sembra difficile.
“Dobbiamo sempre essere ottimisti. L’impegno che ci siamo dati è di chiudere entro fine settembre. Ci proveremo, vedremo le nostre controparti che cosa dicono. Se sono d’accordo sul nostro documento possiamo chiudere oggi”, ha detto Pierpaolo Bombardieri, segretario della Uil, arrivando all’appuntamento con gli altri leader. Positivo anche il collega della Cisl, Mattia Pirulli (assente Daniela Fumarola, per un impegno a Milano): “c’è la volontà di andare avanti e arrivare in tempi rapidi a definire regole comuni da declinare poi all’interno dei singoli accordi interconfederali. Credo che il punto di partenza sia buono, perché c’è stata una disponibilità da entrambe le parti”.
Ottimista si dichiara anche il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini (“come dico sempre, sono ottimista per contratto”, afferma) ma sulla chiusura entro settembre sembra meno convinto: “ci auguriamo di farcela nei tempi’’, sapendo però che ‘’i temi sono molto complessi’’, anche perche’ “stiamo discutendo cose che varranno per uno o due contratti o l’impostazione che dovrà valere per i prossimi, mi auguro, molti anni. Stiamo chiarendo anche molti aspetti interni all’organizzazione territoriale. È una discussione complicata”. Per questo, precisa,
‘’è chiaro che noi fisseremo i principi generali e questo tavolo non finirà qui. Al di là dei principi generali, dopo ci saranno le esecuzioni che potrebbero richiedere un tempo più lungo. Andiamo avanti passo per passo e, ripeto, sono ottimista”.
In linea con la posizione prudente di Confindustria Maurizio Landini. Quello di oggi, ha detto il leader Cgil, ‘’è un buon inizio’’, e l’obiettivo resta quello di arrivare alla fine di questo mese “più vicino possibile a un’intesa’’. Landini ha a sua volta sottolineato che si tratta di un confronto “non semplice”, ma, aggiunge, “siamo consapevoli che è un passaggio molto importante, e la possibilità di arrivare a un’intesa tra Cgil, Cisl e Uil e ben 14 associazioni datoriali credo che sarebbe un obiettivo importante proprio per il passaggio delicato che il sistema industriale, manifatturiero e dei servizi del nostro Paese sta vivendo”.
Punta invece con decisione sulla conclusione entro settembre il vicepresidente Confcommercio Mauro Lusetti: “stiamo lavorando su tutti gli aspetti affrontati dalle parti in questi mesi che hanno costituito i rispettivi documenti e ci sono le condizioni per rispettare il calendario e chiudere entro la fine del mese. È evidente che ora il lavoro dovrà essere finalizzato a fare sintesi e tradurre questi aspetti nella contrattazione”.
Le ragioni per chiudere entro settembre, sia chiaro, ci sono tutte: i tempi sono scanditi dalla necessità di avere un testo definito in tempo sia per legge di bilancio, sia per la nuova stagione di rinnovi contrattuali. Ma il lavoro da fare, appunto, è molto. I temi dell’intesa del resto sono assai ambiziosi (rafforzare i il ruolo dei contratti, cancellare i contratti pirata, definire un sistema di rappresentanza fondata sulla certificazione reale, e ancora, formazione, salari, salute e sicurezza) e di conseguenza le aspettative per l’esito di una trattativa iniziata ormai oltre un anno fa e arrivata ormai al rush finale, sono alte.
Al di là di ogni possibile difficoltà, va comunque considerato quello che e’ certamente il dato più importante di tutti: e cioè che per la prima volta da alcuni decenni, ben 17 organizzazioni, rappresentative di praticamente tutto il mondo del lavoro e dell’impresa, sono fermamente decise a remare assieme nella stessa direzione. Non poco.
Nunzia Penelope


























