Il giudice penale può intervenire sulle condizioni di sfruttamento dei rider e imporre alla piattaforma di adeguare le retribuzioni, ma non può stabilire d’ufficio che tutti i fattorini debbano essere assunti come lavoratori subordinati. È questo il principio affermato dal gip del Tribunale di Milano Roberto Crepaldi, che ha respinto la richiesta del pm Paolo Storari di imporre a Glovo-Foodinho l’assunzione a tempo indeterminato e subordinata di tutti i rider.
La decisione arriva nell’ambito dell’inchiesta che ha portato, da febbraio, Foodinho-Glovo sotto controllo giudiziario per l’ipotesi di caporalato. Attraverso questa misura vengono monitorati gli interventi messi in campo dalla società per superare condizioni retributive considerate incompatibili con il diritto a un’esistenza libera e dignitosa sancito dall’articolo 36 della Costituzione.
Proprio sul terreno delle retribuzioni l’intervento penale resta pienamente in campo. Gli impegni assunti dalla società prevedono il passaggio della paga da 10 a 14 euro l’ora e da 2,50 a 3 euro per ogni consegna. Il controllo giudiziario, secondo il gip, deve essere concentrato sulla verifica che queste misure siano effettivamente sufficienti a garantire livelli retributivi adeguati e a rimuovere le condizioni di sfruttamento.
Diverso è invece il problema della natura del rapporto di lavoro. Storari aveva chiesto di far scattare per tutti i rider la subordinazione sulla base del decreto varato dal governo Meloni il Primo maggio, che ha introdotto nuovi obblighi di trasparenza sugli algoritmi e una presunzione relativa di subordinazione quando ricorrono elementi di direzione e controllo esercitati attraverso sistemi algoritmici. Ma per il gip questa questione non rientra nel perimetro dell’intervento cautelare penale.
Nel provvedimento, Crepaldi sottolinea che l’incisività della misura giudiziaria nei confronti dell’impresa deve essere limitata «allo stretto necessario» per raggiungere l’obiettivo di assicurare ai lavoratori una retribuzione conforme ai principi costituzionali. La qualificazione del rapporto, osserva il giudice, «prescinde dalla qualificazione del rapporto stesso» e può essere affrontata «con separato contenzioso davanti al giudice del lavoro».
A pesare sulla decisione c’è anche l’impatto che una trasformazione generalizzata dei rapporti avrebbe sull’organizzazione del lavoro. Il passaggio alla subordinazione non sarebbe infatti neutro né per l’impresa né per i rider e comporterebbe un cambiamento delle regole relative, tra l’altro, a orari, turnazioni e monocommittenza. Per questo, secondo il gip, serve una valutazione prudente e legata alle concrete modalità con cui viene svolta l’attività, anche perché nel settore non esiste una posizione univoca neppure tra le parti sociali e convivono modelli contrattuali differenti.
La pronuncia, dunque, tiene distinti due piani. Da una parte c’è la necessità di intervenire sulle condizioni economiche del lavoro quando le paghe risultino incompatibili con la tutela costituzionale della dignità del lavoratore. Dall’altra c’è la qualificazione giuridica del rapporto, che resta affidata al giudice del lavoro e richiede, secondo il gip, di considerare le caratteristiche concrete delle singole prestazioni, senza una trasformazione automatica e indistinta di tutti i rider in dipendenti.
Glovo ha accolto con favore il provvedimento, sottolineando che la decisione esclude una qualificazione generalizzata dei rapporti e richiama la necessità di valutarne concretamente modalità e caratteristiche. La società ha inoltre ricordato le misure già adottate per migliorare condizioni economiche e tutele dei rider e ha fatto sapere che proseguirà nelle sedi competenti il confronto tra le parti sociali sul rinnovo della contrattazione collettiva di settore. Confermata anche la collaborazione con l’amministratore giudiziario e con le autorità sul percorso relativo a remunerazione, sicurezza e compliance.



























