In Italia salari e contrattazione collettiva continuano a mostrare una forte interdipendenza, con ricadute su ogni aspetto della vita del Paese, non circoscritte solo alla stretta sfera delle relazioni sindacali, ma che incidono in modo più diffuso anche sulle sue vicissitudini giudiziarie e politiche. Anche perché i sindacati sia che trattino con Confindustria sia con le associazioni artigiane, hanno nella Cgil di Landini colui che ne fa la clava politica. E’ ancora fragilissima l’ effettiva realizzazione di una convergenza ampia delle parti sociali su questi temi e le “regole” destinate a governarli, con apertura nei riguardi delle sigle minori e disponibilità dell’esecutivo a recepire l’eventuale intesa, è un fatto, visto e considerato che, al netto delle questioni di analisi dei numeri , il problema del livello delle retribuzioni in Italia, per molti lavoratrici e lavoratori, innegabilmente persiste e anzi con il tasso di inflazione che sale rispunta una pericolosa deriva di ripristino della scala mobile.
Appunto le trattative sono faticose, chiaramente per le difficoltà di arrivare a un compromesso proprio sul tema degli adeguamenti “automatici” dei TEM, per via contrattuale attraverso l’indice IPCA NEI, cioè su di un meccanismo che a qualcuno potrebbe far tornare in mente i periodi della c.d. “scala mobile” , come noto definitivamente superata con la sottoscrizione del Protocollo Ciampi del 23 luglio 1993, ovverosia l’ultimo grande atto di concertazione, su queste tematiche, del nostro Paese e si tratterebbe di un atto di grande responsabilità degli attori sociali, che farebbe propria una importante eredità, anche in questa occasione come allora, in un momento delicato della vita del Paese.
E francamente vorrei che in questa trattativa entrasse a gamba tesa anche la questione della vera e concreta parità salariale che sfugge sempre costantemente all’attenzione dei criteri da adottare perché è, per mentalità che subiamo da una tradizione maschilista dei tavoli, un fatto di donne. Invece noi diciamo anche che la questione storica della rappresentanza è un problema che non riusciamo a superare e lo vediamo sistematicamente nei provvedimenti che si adottano e non è solo un problema sindacale ma è anche più che mai oggi associativo e vero è che sono assolutamente sovrapponibili. Infatti, sia la composizione delle associazioni datoriali e dei sindacati della relativa rappresentanza in relazione ai settori merceologici, evidenzia le distorsioni del sistema italiano di relazioni industriali. È necessario condividere proposte, contrattuali e legali, volte a misurare la rappresentatività delle associazioni datoriali e sindacali, soffermandosi sulle possibili soluzioni che impediscano l’applicazione alle lavoratrici e i lavoratori di uno stesso settore produttivo di condizioni giuridiche ed economiche molto diverse.
Alessandra Servidori, componente Comitato interministeriale diritti umani

























