Ritirate al Senato le due proposte di modifica al decreto Scuola che avrebbero ulteriormente posticipato le assunzioni dalle graduatorie del concorso ordinario docenti del 2020. Il ritiro degli emendamenti 7.117, a firma della senatrice Carmela Bucalo (FdI), e 7.118, presentato dai senatori Paganella e Romeo (Lega), è stato registrato martedì 3 novembre dalla 7ª Commissione Cultura e Istruzione di Palazzo Madama, nella giornata in cui il Movimento IdoneInsieme2020 aveva organizzato un presidio davanti al Senato per chiederne il ritiro. La vicenda si è consumata nell’ambito dell’esame decreto Scuola, assegnato alla Commissione in sede referente. I due emendamenti facevano parte delle 862 proposte di modifica complessivamente presentate al provvedimento che accompagna l’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 e interviene, tra le altre materie, proprio sul reclutamento del personale.
Nella mattinata, i rappresentanti di IdoneInsieme2020 erano stati ricevuti dalla senatrice Barbara Floridia (M5S), componente della 7ª Commissione, che aveva espresso il suo sostegno alla protesta con l’impegno di contrastare gli emendamenti. Il movimento, inoltre, esprime apprezzamento anche per il sostegno e la solidarietà ricevuti da colleghi precari inseriti nelle graduatorie di altri concorsi, oltre che da organizzazioni sindacali e associazioni.
Al centro della vertenza c’è il destino delle graduatorie di merito del concorso ordinario bandito nel 2020, pubblicate nel 2022 e conosciute come GM22. Si tratta delle procedure ordinarie per la scuola dell’infanzia e primaria e per la secondaria, bandite con i decreti direttoriali 498 e 499. Inizialmente le graduatorie comprendevano i soli vincitori, ma successivamente sono state integrate con i candidati che avevano superato le prove raggiungendo il punteggio minimo previsto. Con il decreto PA bis del 2023 (Dl 75/2023), le GM22 sono state trasformate in graduatorie ad esaurimento, prorogate fino alla loro completa utilizzazione, includendo quindi anche gli idonei.
Quella prospettiva è stata tuttavia condizionata dagli obiettivi europei legati al nuovo sistema di reclutamento. A partire dall’anno scolastico 2024/2025, infatti, le graduatorie del 2020 sono state utilizzate nei limiti delle facoltà assunzionali residue rispetto alle immissioni in ruolo necessarie per conseguire i target del PNRR. Nel 2025, con il Dl 45, il sistema è stato ulteriormente modificato: per i concorsi banditi dal 2023 è stata prevista l’integrazione delle graduatorie con gli idonei fino al 30% dei posti messi a bando, con validità triennale. A queste graduatorie è stata riconosciuta una priorità rispetto all’integrazione di quelle dei concorsi precedenti, in funzione del raggiungimento degli obiettivi europei.
I due emendamenti ritirati intervenivano esattamente su questo meccanismo. Da un lato eliminavano il riferimento esplicito al raggiungimento dell’obiettivo PNRR M4C1-14; dall’altro sostituivano il criterio delle facoltà assunzionali residue con una disposizione che avrebbe collocato le GM22 «successivamente alle graduatorie dei concorsi banditi a decorrere dall’anno 2023». In questo modo, la precedenza delle procedure più recenti non sarebbe più stata limitata alla necessità di conseguire gli obiettivi europei, ma si sarebbe estesa anche ai concorsi futuri, indipendentemente dal loro collegamento con il PNRR.
Il nodo è particolarmente rilevante perché gli obiettivi di reclutamento europei risultano ormai raggiunti. Il traguardo finale M4C1-14ter prevedeva l’approvazione delle graduatorie per almeno 70mila candidati che avessero superato i concorsi del nuovo sistema, comprendendo anche i 40mila docenti già assunti attraverso i primi due obiettivi. Per il terzo obiettivo, entro il 27 giugno 2026 risultavano individuati ulteriori 37.680 candidati univoci nelle graduatorie approvate e convalidate dagli Uffici scolastici regionali. Un risultato che porta il totale oltre la soglia prevista. È sulla base di questo dato che gli idonei del 2020 sostengono che sia venuta meno la ragione per mantenere la precedenza delle graduatorie PNRR.
I due emendamenti, raccontano i referenti del movimento Daniele Fiorani e Davide Vaccari, erano passati sostanzialmente inosservati nonostante la loro portata e il numero molto elevato di modifiche presentate al decreto. È stato il gruppo a segnalarli alle testate specializzate, ai sindacati e alle associazioni di precari, contribuendo a portare la questione all’attenzione pubblica. Lorenzo Mastromartino, docente del concorso 2020 che ha seguito da vicino la vicenda, sottolinea come il risultato confermi che «la mobilitazione dal basso ha funzionato, può cambiare le cose». Per IdoneInsieme2020, dunque, il ritiro dimostra che una protesta organizzata e sostenuta da una rete di lavoratori può incidere anche sulle scelte parlamentari.
Il ritiro, tuttavia, non chiude la questione. Secondo la lettura normativa sostenuta dal movimento, una volta raggiunti gli obiettivi europei dovrebbe essere ripristinato integralmente il criterio cronologico delle assunzioni, con la precedenza delle graduatorie più risalenti rispetto alle successive. Il gruppo teme invece che il Ministero possa continuare a interpretare le disposizioni in modo da privilegiare i vincitori dei concorsi PNRR non ancora assunti, o persino quelli delle procedure future. Una questione che il ritiro delle due modifiche non risolve automaticamente e sulla quale IdoneInsieme chiede ora un chiarimento definitivo.
Secondo le stime del movimento, sono ancora circa 18mila gli idonei del concorso 2020 presenti nelle graduatorie in tutta Italia. Per molti di loro l’attesa si è già protratta per anni, mentre la sovrapposizione delle diverse procedure concorsuali ha reso difficile prevedere quando potrà arrivare il momento dell’immissione in ruolo. «Non permetteremo che le nostre graduatorie vengano continuamente ricacciate all’ultimo posto. I diciottomila idonei 2020 ancora presenti meritano rispetto», scrivono nel comunicato, chiedendo il «ripristino immediato dell’ordine cronologico delle assunzioni a target raggiunto, come previsto dal decreto PA bis del 2023».
Il movimento, nato nell’ottobre 2023 e oggi presente con referenti regionali in quindici regioni, considera dunque il ritiro un punto di partenza. «Siamo ben consci che questo è solo l’inizio e che ci saranno altre battaglie da condurre», affermano. La mobilitazione, nelle intenzioni dei promotori, dovrà proseguire e allargarsi anche alle altre componenti del precariato scolastico. Il rischio, sottolineano, è che il sistema finisca per mettere i docenti gli uni contro gli altri, contrapponendo gli idonei del 2020 a chi ha partecipato e superato i concorsi PNRR, anch’esso in attesa di un’assunzione. Una frammentazione che, secondo il gruppo, indebolisce l’intero comparto e trasforma in una competizione tra lavoratori una questione che riguarda la programmazione del reclutamento e la stabilizzazione del personale.
Da qui anche la decisione di aderire allo sciopero generale del 20 novembre indetto dalla Cgil. Una scelta che segnala la volontà di non circoscrivere la vertenza alla sola tutela delle GM22: nel movimento, spiegano, continuano a impegnarsi anche docenti che nel frattempo hanno già ottenuto il ruolo. La richiesta resta più ampia: superare la logica delle graduatorie continuamente sovrapposte e restituire una prospettiva certa a chi aspetta da anni di entrare stabilmente nella scuola.
Resta da capire se sul ritiro dei due emendamenti abbia pesato anche il clima di tensione che si sta creando attorno alla scuola per i tagli previsti dalla manovra. La maggioranza potrebbe aver avuto interesse a evitare un ulteriore fronte di scontro con il mondo dell’istruzione, già attraversato da proteste e contestazioni.


























