Naturalmente i dirigenti di Federmeccanica sono soddisfatti dell’accordo raggiunto per il rinnovo del contratto nazionale. E sarebbe stato strano il contrario, dal momento che chi firma un’intesa lo fa perché ci crede. Ma Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica, è soddisfatto soprattutto perché è riuscito nel compito che si era dato fin dall’inizio, quello di far compiere a tutta la categoria un salto in avanti, un salto culturale. Perché a suo avviso questo è stato fatto.
Nella conferenza stampa nella quale hanno presentato le previsioni congiunturali della categoria, i dirigenti dell’associazione degli industriali meccanici hanno espresso la loro soddisfazione soprattutto per due dei risultati ottenuti. Il primo è quello relativo al diritto individuale alla formazione. “La fabbrica intelligente, ha detto Franchi, è tale se si investe sulle persone, e noi questo abbiamo fatto, perché l’industria metalmeccanica abbia sempre lavoratori in linea con i tempi e con le nuove tecnologie”.
L’altro motivo di soddisfazione viene dalle regole stabilite per la sanità integrativa. “Se è vero, ha aggiunto il direttore generale, quello che ha scritto il Censis, che 11 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché non possono pagarsi il ticket su medicinali e cure, noi abbiamo fatto una cosa buona, perché tutti i lavoratori meccanici e le loro famiglie adesso avranno un aiuto importante a supportarli in momenti di difficoltà”.
Nessuna risposta dai vertici di Federmeccanica alla domanda se l’accordo trovato per il rinnovo del contratto di categoria servirà come modello anche nel confronto che Cgil, Cisl e Uil avvieranno il 7 dicembre con Confindustria. “Noi, ha detto Franchi, abbiamo guardato ai problemi e ai bisogni delle imprese e dei lavoratori della metalmeccanica. L’unico messaggio che diamo è che se in una cosa ci si crede davvero, come noi abbiamo creduto nel rinnovamento del contratto, il risultato alla fine arriva”. Il vicepresidente Alberto Dal Poz è stato altrettanto chiaro. “Noi, ha affermato, abbiamo dato il nostro contributo, lo facciano anche gli altri”. Quello che resterà è il clima positivo delle relazioni industriali che si è instaurato con l’intesa, ma che è stato vissuto per tutta la durata del confronto, per quanto difficile sia stato. “Siamo sempre stati molto attenti, ha detto Franchi, a pensare di avere davanti degli interlocutori e non degli avversari, non una controparte. L’accordo è nato anche dal rispetto reciproco che ha sempre caratterizzato i nostri rapporti”.
Massimo Mascini






























