Il tema è il gender pay gap nel settore metalmeccanico, ma «la questione che abbiamo davanti va molto oltre un singolo settore e persino oltre il tema, pur fondamentale, della parità tra donne e uomini nel lavoro. Riguarda il modello di sviluppo che vogliamo costruire». Intervenendo al Consiglio generale della Fim Cisl al Teatro Adriano di Roma, in occasione del quale è stato presentato il terzo report nazionale della categoria sui Bilanci relativi alla condizione femminile per il biennio 2024-2025, la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ribadisce quello che ormai è diventato un mantra: «Continuare a rinunciare a una parte così grande del lavoro, delle competenze e dell’intelligenza delle donne non è soltanto ingiusto: è una scelta che l’Italia non può più permettersi. L’occupazione delle donne riguarda la crescita, la produttività, la sostenibilità del welfare, l’autonomia delle persone, la demografia e la capacità stessa del Paese di affrontare il futuro».
I numeri del rapporto danno la misura del problema. L’indagine, condotta su 1.104 aziende per un totale di 387.621 lavoratori, registra una presenza femminile pari al 19,6% del campione, nonostante l’occupazione delle donne sia cresciuta del 2,99% nel biennio. La loro incidenza sul totale, tuttavia, è scesa rispetto al precedente monitoraggio, dal 20,6 al 19,6%. Sul fronte salariale, la retribuzione media annua lorda è di 44.260 euro per gli uomini e di 38.313 per le donne, con un differenziale del 13,44%. Il divario sale al 19,24% considerando le componenti accessorie, come straordinari, superminimi, premi di produttività e benefit. E anche la formazione mostra una distanza: le donne ricevono in media 19,92 ore di formazione contro le 24,63 degli uomini.
Proprio con riguardo alla formazione, Fumarola ha sottolineato che la trasformazione tecnologica può contribuire a superare le vecchie barriere, ma rischia anche di consolidare quelle esistenti se l’accesso alla formazione e i percorsi professionali restano diseguali. «Per questo il sindacato non può limitarsi a intervenire sulle conseguenze del cambiamento: deve stare dentro i processi mentre avvengono, contrattare l’innovazione, garantire l’accesso alla formazione e impedire che l’intelligenza artificiale diventi una nuova linea di separazione tra chi ha le competenze per governarla e chi rischia di subirla», ha affermato.
Da qui, secondo la leader Cisl, la necessità di una strategia che tenga insieme lavoro femminile, salari, produttività, formazione, natalità, servizi e non autosufficienza, temi che «non possono continuare ad essere affrontati attraverso interventi episodici e separati». Fumarola ha quindi rilanciato la proposta del Patto sociale avanzata dalla Cisl e il percorso delineato nel Libro Verde approvato dall’Esecutivo, descritto come un quadro di 120 proposte articolato in tre grandi direttrici: salari e produttività, innovazione e formazione, buona flessibilità contrattata e partecipazione. L’obiettivo, ha spiegato, è superare la logica del «tavolo rituale» e arrivare a un confronto nel quale vengano individuate priorità strategiche e assunti impegni concreti e verificabili.
A margine dell’iniziativa, poi, la segretaria generale ha affrontato anche il tema del caro energia. «L’inflazione ritorna a correre per effetto della situazione geopolitica che stiamo vivendo, ma soprattutto per effetto della crisi energetica. Gli interventi emergenziali messi in campo li abbiamo condivisi, ma bisogna attivarsi per misure più durature», ha detto Fumarola, esprimendo apprezzamento per la scelta del Governo di intervenire sul contenimento dei prezzi attraverso le iniziative di Eni, Ip e di altri operatori. Ha quindi chiesto di utilizzare l’extragettito Iva per sostenere le persone più fragili, osservando che «in tanti casi non hanno nemmeno l’automobile».
La leader Cisl ha inoltre ribadito la richiesta di una politica dei redditi espansiva, in grado di restituire potere d’acquisto a salari e pensioni, e di intervenire sul fiscal drag attraverso la sua restituzione. Quanto alla maggiore flessibilità chiesta dalla premier Giorgia Meloni in Europa, Fumarola l’ha definita una richiesta della quale la Cisl discute da tempo, ricordando che il sindacato aveva chiesto anche di interrompere gli effetti del Patto di stabilità. La flessibilità, ha concluso, dovrebbe però essere destinata a «misure selettive, non orizzontali», individuando le criticità cui dare risposte mirate.
Redazione

























