L’obiettivo è di chiudere entro il 22 ottobre, ultima data fissata in agenda per la trattativa tra sindacati e imprese sulla rappresentanza e i contratti. Ma se c’e’ chi si sbilancia a definire come potenzialmente ‘’storica’’ la giornata del 22, resta che al momento il confronto sembra andare ancora in salita. Nell’appuntamento di stamattina, le imprese hanno presentato una loro proposta scritta sul salario che non e’ piaciuta ai sindacati, che hanno chiesto sostanziose modifiche. Confindustria non si è opposta, come conferma il vicepresidente Maurizio Marchesini al termine dell’incontro: “Abbiamo dibattuto lungamente su un tema che è fondamentale: quello dei salari. Noi abbiamo espresso alcuni principi. In questo momento siamo alla riscrittura della parte sui salari per vedere se riusciamo a trovare un’intesa, Ci rivedremo presto”.
Altri appuntamenti sono già stati fissati, per il 7 e l’8 ottobre (come il Diario del lavoro aveva anticipato venerdì scorso), ma dedicati ad altri temi ancora non affrontati. E poi ancora il 15, nel pomeriggio, e infine la data del 22, che dovrebbe essere quella conclusiva: “auspicabilmente dovrebbe essere quella finale -ha confermato Marchesini- Speriamo. Comunque, l’importante non è metterci un giorno in più o un giorno in meno, ma fare un accordo che sia bilanciato per le imprese e i lavoratori. E alla fine, se bilanciato per le imprese e per i lavoratori è bilanciato per il Paese”.
Fiduciosa in un accordo anche la segretaria Cisl Daniela Fumarola, che però a sua volta ricorda che i temi al tavolo sono “complessi” e richiedono “ulteriori approfondimenti”: “attenderemo un ulteriore testo da parte della associazioni datoriali, che verificheremo con l’auspicio di arrivare al più presto possibile a un accordo complessivo su tutte le questioni che abbiamo posto nella nostra piattaforma”.
Fumarola ha parlato di “una normalissima trattativa, un normalissimo confronto a volte anche un po’ agitato. La cosa importante è esercitare responsabilità. Il Paese ha bisogno di questo. In un tempo difficile ognuno cerca di portare il miglior risultato possibile alle persone che rappresenta. Sono fiduciosa, è importante dare un segnale di coesione su quegli obiettivi che servono al mondo del lavoro. Credo sia importante dare anche un segnale alla politica, che si troverà, e già lo è, in una campagna elettorale che non promette niente di buono”.
I ‘’punti di vista diversi’’ sono confermati da Pierpaolo Bombardieri, soprattutto “per quanto riguarda il modello contrattuale. La discussione si concentra sulla necessità di aggiornare i contratti. Di conseguenza, i salari rispetto all’inflazione”. Bombardieri ha aggiunto che “adesso aspettiamo una proposta da parte dalle associazioni datoriali. Ce n’era stata una stamattina, che abbiamo modificato. Dovrebbero scrivere un’altra ipotesi di lavoro. Vedremo. Abbiamo chiesto di parlare anche di sicurezza, formazione, partecipazione. Il lavoro continua con grande pazienza nel tentativo di scrivere qualcosa che poi cambi il sistema di relazioni nel nostro Paese”.
Infine, Maurizio Landini. Il segretario della Cgil lo dice senza mezzi termini: “sui salari ancora non ci siamo”. Il nodo, spiega, è l’aumento salariale e la possibilità che i contratti nazionali abbiano anche dei meccanismi di reale salvaguardia del potere d’acquisto in rapporto all’inflazione. In pratica, con una estensione del modello ex post del contratto metalmeccanico, recentemente adottato anche dal contratto del legno.
Landini ha sottolineato che “la discussione ha fatto emergere proposte delle controparti che per noi non sono ancora sufficienti. Abbiamo ribadito che per noi questo è un punto essenziale per poter arrivare a un’intesa. Le associazioni si sono impegnate nei prossimi giorni a consegnarci un testo, una proposta. Valuteremo i contenuti”. Per il leader Cgil, “la difesa e il possibile incremento del potere d’acquisto dovrebbero essere un obiettivo condiviso anche dalle imprese. Servono a questo punto anche atti all’interno dell’accordo quadro che vadano esplicitamente in questa direzione”. Il leader di Corso Italia ha comunque ribadito la piena volontà della Cgil di raggiungere un’intesa: ” siamo qui per ricercarla, e sarebbe un grave errore se le imprese decidessero di non arrivare a un accordo e non volessero assumere pure loro l’obiettivo della difesa e dell’incremento del potere d’acquisto in questa fase”.
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