La IX indagine congiunturale realizzata dall’Ufficio Studi Agci, dell’Area Studi Confcooperative e del Centro Studi Legacoop, tratteggia un quadro di sostanziale stazionarietà per la crescita delle cooperative aderenti all’Allenza delle Cooperative Italiane relativamente al secondo quadrimestre 2016.
A frenare la risalita una domanda interna che non decolla, la battuta di arresto dell’export, i ritardi della Pa, che continuano a minare i bilanci delle cooperative che garantiscono servizi per conto dello Stato, e la debole competitività del sistema.
In particolare, nel secondo quadrimestre per 3 imprese su 4 la domanda interna è stata stazionaria, con qualche timido incremento, +2% (da 5 a 7%) per lo più concentrato, a livello settoriale, nell’agroalimentare e, sul piano territoriale, nel Nord del Paese. Perde invece slancio la dinamica congiunturale della domanda estera, rimasta stabile per il 56% delle cooperative, mentre i giudizi negativi sfiorano un’impresa su 3.
Per quanto riguarda la competitività e il fatturato, sebbene per l’80% delle cooperative la percezione del posizionamento competitivo rimanga stabile, per le altre prevalgono i giudizi negativi. Sale, infatti, dal 9,2% del precedente quadrimestre al 12,6% la quota di chi ha definito peggiorata la posizione concorrenziale, mentre scende dal 10,3% all’8,9%, la quota di chi l’ha giudicata migliore.
Solo nella cooperazione agroalimentare si segnala un saldo positivo nei giudizi. In tutti gli altri prevalgono indicazioni di peggioramento. Su base dimensionale sia tra le grandi cooperative sia, in misura maggiore, tra le PMI prevalgono le indicazioni di deterioramento del contesto concorrenziale. La percezione di un peggioramento riguarda, indistintamente, tutte le aree territoriali. Nel secondo quadrimestre il fatturato è rimasto stabile per 1 cooperativa su 2, il 26% ha registrato una crescita, il 23% un calo del giro di affari.
Prosegue invece il miglioramento della dinamica occupazionale che interessa in misura maggiore la cooperazione di servizi, il sociale e l’agroalimentare, mentre a livello territoriale non si risolvono le criticità nel Mezzogiorno. Nel complesso, sebbene il 70% delle cooperative sia riuscito a mantenere stabili i livelli occupazionali anche nel secondo quadrimestre dell’anno, si conferma più alta la quota di cooperative, il 19%, che hanno assunto rispetto a quelle, l’11%, che hanno diminuito la forza lavoro.
Su base dimensionale, si rilevano giudizi positivi sia tra le grandi cooperative sia tra le PMI. Sotto il profilo settoriale prevalgono le indicazioni positive nella cooperazione di servizi e, con differenziazioni territoriali, anche in quella sociale. La dinamica congiunturale della forza lavoro occupata fa segnare un brillante recupero nella cooperazione agroalimentare, in virtù del positivo contributo della componente stagionale.
Nove cooperative su 10 non hanno registrato segnali di miglioramento nei tempi di pagamento da parte della Pa, in particolare il 12% ha riportato un aumento dei tempi mentre il 79% alcuna variazione. Quota analoga, 91%, per i pagamenti da privati, in questo caso il 16% ha visto allungarsi i tempi di riscossione.
Per 6 cooperative su 10 la domanda interna e la concorrenza sleale sono i principali ostacoli sulla strada della ripresa. In particolare, la fragilità della domanda è per quasi la metà delle cooperative, 44,4%, il principale impedimento. Segue a distanza, con il 17% la concorrenza sleale insieme alle offerte al massimo ribasso e la cooperazione spuria. Il 7% ha indicato la scarsa liquidità e il ritardo dei pagamenti amplificati dalle difficoltà di accesso al credito. Da segnalare un 4% di cooperative che ha trovato difficoltà a reperire manodopera qualificata.



























