Secondo i dati Istat sul mercato del lavoro, nel secondo trimestre 2016 il tasso di disoccupazione diminuisce di -0,1 punti rispetto al trimestre precedente, attestandosi così all’11,5%.
Il calo dei disoccupati prosegue per il quarto trimestre consecutivo, scendendo a 2 milioni 993 mila unità (-109 mila in un anno), a sintesi della riduzione per gli uomini (-132 mila) e della lieve crescita per le donne (+23 mila).
Anche il tasso di disoccupazione maschile diminuisce su base annua (dal 12,1% del secondo trimestre 2015 all’attuale 11,5%) mentre quello femminile è stabile; la contrazione è più accentuata nel Mezzogiorno e tra i giovani.
Continua a diminuire anche il tasso di inattività, con -0,5 punti rispetto a -0,2 e -0,1 punti nel primo 2016 e nel quarto 2015.
Diminuiscono per il quinto trimestre consecutivo gli scoraggiati (-158 mila in un anno) che rappresentano il 12,5% degli inattivi di 15-64 anni (13,2% nel secondo trimestre 2015). In termini assoluti, la riduzione è più forte per la componente femminile e nelle regioni meridionali.
Dai dati di flusso, l’aumento delle transizioni degli scoraggiati verso l’occupazione riguarda gli uomini (dall’11,2% al 13,0%), i giovani 15-34enni (dal 10,6% al 13,6%) e i laureati (dall’8,5% all’11,6%); per le donne, invece, aumentano solo i flussi verso la disoccupazione (dal 13,3% al 14,2%).
Inoltre, tra gli altri motivi di inattività, tra le donne si riducono in valore assoluto i motivi di studio e familiari (-81 mila e -77 mila), tra gli uomini prosegue la riduzione delle persone ritirate dal lavoro o non interessate a lavorare (-69 mila)..
Nel secondo trimestre crescere il numero di occupati. L’occupazione complessiva è cresciuta “in modo sostenuto” rispetto al trimestre precedente (+0,8%, 189 mila), con una dinamica positiva che, con diversa intensità, riguarda tutte le tipologie: i dipendenti a tempo indeterminato (+0,3%), quelli a termine (+3,2%) e gli indipendenti (+1,2%).
Prosegue anche la crescita tendenziale del numero di occupati (+2%, 439 mila in un anno), con il tasso di occupazione delle persone di 15-64 anni che sale al 57,7% (+1,4 punti). L’aumento riguarda i dipendenti, sia a tempo indeterminato sia a termine, e gli autonomi senza dipendenti mentre continuano a diminuire i collaboratori; un contributo decisivo alla crescita è dato dai 15-34enni.
Nei dati di flusso, tra gli occupati si segnala un aumento delle transizioni verso il tempo indeterminato, in particolare dai dipendenti a termine (dal 18,7% tra il secondo trimestre 2014 e il secondo trimestre 2015 al 24,3% nell’analogo periodo tra il 2015 e il 2016) e dai collaboratori (dal 9,6% al 14,8%). Inoltre, cresce il flusso dalla disoccupazione verso l’occupazione (da 22,0% a 25,6%), che riguarda soprattutto gli uomini, i giovani 25-34enni, i residenti nel Nord e i diplomati.
Nel secondo trimestre 2016 ammonta a 1 milione 758 mila il numero di persone in cerca di occupazione da almeno 12 mesi (-87 mila nel raffronto tendenziale), la cui incidenza sul totale disoccupati scende al 58,7% (-0,7 punti in un anno).
Nella ricerca di un impiego in Italia, rivolgersi a parenti, amici e conoscenti è la pratica più diffusa (85%). Seguono l’invio di curriculum (68,3%) e la ricerca tramite internet (54,7%), più frequenti tra i giovani e tra i laureati.
Il tasso di occupazione aumenta sopratutto tra i laureati accentuando il già ampio divario esistente: 78,6% (+1,8 punti in un anno) in confronto al 64,6% (+1,2 punti) dei diplomati e al 43,1% (+0,9 punti) di chi ha al più la licenza media.
Inoltre, diminuiscono i giovani che non studiano e non lavorano. Nel secondo trimestre del 2016 la maggiore partecipazione dei giovani al mercato del lavoro è testimoniata dalla diminuzione tendenziale (-252 mila) della componente delle persone Not in Education, Employment or Training (Neet).
Nei secondi trimestri anche l’incidenza dei Neet, cresciuta dall’inizio della crisi fino al 2013 (dal 17,7% del secondo trimestre 2008 al 25% del secondo 2013), è rimasta stabile tra il 2014 e il 2015, per poi scendere al 22,3% nel secondo trimestre 2016.
Complessivamente, nel secondo trimestre 2016 i giovani Neet sono 2 milioni 35 mila (-252 mila in un anno): 892 mila disoccupati (il 43,8% del totale), 622 mila forze di lavoro potenziali (il 30,6%), e 521 mila (il 25,6%) inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare (in più della metà dei casi mamme con figli piccoli).
Nel dettaglio, l’incidenza dei Neet è maggiore tra le donne (24,4% contro 20,3% gli uomini), è doppia nel Mezzogiorno in confronto al Nord (31,5% e 15,3%, rispettivamente), è minima tra i 15-19enni (8%) – in gran parte ancora studenti – fino ad arrivare al 31,0% tra i 25-29enni.





























