Sale drammaticamente la tensione a Gerusalemme e nei Territori palestinesi dopo le violenze delle ultime 48 ore. Il bilancio è tragico e per le conseguenze che ne potrebbero derivare sembra riportare alle più cupe ore del conflitto.
Due israeliani sono stati uccisi a coltellate a Gerusalemme e decine di dimostranti palestinesi sono stati feriti dalle forze di sicurezza israeliane in Cisgiordania, da cui la decisione del governo dello Stato ebraico di impedire l’accesso dei palestinesi alla Città Vecchia.
Le restrizioni resteranno in vigore per due giorni. Solo gli israeliani, i turisti, i residenti e i commercianti potranno entrare nella Citta Vecchia. E le preghiere sulla spianata delle Moschee saranno permesse solo agli over 50.
Le forze di sicurezza israeliane erano già in stato di allerta dopo i recenti scontri sulla Spianata delle Moschee e in altri punti della Città Vecchia di Gerusalemme, soprattutto dopo l’uccisione, davanti ai loro figli, di una coppia di coloni in Cisgiordania.
La dura risposta israeliana è scattato dopo un’altra aggressione, sabato sera, di una famiglia di ebrei ultraortodossi nella Città Vecchia, che ha causato due morti e tre feriti, oltre all’uccisione del 19enne attentatore palestinese che ha agito armato di coltello. L’attacco è stato poi rivendicato dalla Jihad islamica.
Intanto, secondo la Croce rossa 77 palestinesi sono stati feriti ieri da pallottole di gomma e da proiettili, nel corso degli scontri scoppiati in Cisgiordania, nell’area di Tulkarem, Jenin, Hebron e alla periferia di Ramallah. E sono in molti a temere una terza “intifada”, una nuova ribellione palestinese dopo quelle del 1987 e del 2000.

























