Seicento delegati daranno vita a Parigi, a partire da martedì 29 settembre e fino a venerdì 2 ottobre, al 13° Congresso della Confederazione europea dei sindacati. La confederazione continentale, la cui sigla sia in italiano che in francese è Ces, mentre in inglese è Etuc (European Trade Union Congress), raggruppa 90 organizzazioni sindacali nazionali di 39 paesi europei e 10 federazioni sindacali di settore.
Come già anticipato dal Diario del lavoro, il Congresso eleggerà un nuovo segretario generale, l’italiano Luca Visentini. Quest’ultimo, 46 anni, proviene dalla Uil, di cui ha guidato giovanissimo la struttura regionale in Friuli-Venezia Giulia, e fa già parte da alcuni anni della segreteria della Ces. Visentini succederà così alla francese Bernadette Ségol.
Fin qui, le cose note. Ciò che invece è più complesso, è l’insieme dei temi con cui il Congresso di Parigi dovrà confrontarsi. Lo slogan dell’assise è: “Mobilitazione solidale per posti di lavoro di qualità, per i diritti dei lavoratori e per una società equa in Europa”. Una traccia che può aiutarci a mettere a fuoco i problemi che saranno al centro del dibattito o, comunque, sul suo sfondo.
Un primo tema, tutto politico, è quello della crisi del progetto che ha portato alla fondazione dell’Unione europea. Negli ultimi tempi, infatti, nei sindacati europei è maturata una nuova consapevolezza sia dell’importanza decisiva di tale progetto per i lavoratori del continente, sia della necessità di assumere iniziative volte a rivitalizzarlo. Per non dire altro, si è avuta una prova di questa nuova sensibilità europeista dei sindacati del continente, a partire da quelli italiani, nella recentissima conferenza di organizzazione della Cgil. Conferenza nel corso della quale sia la relazione introduttiva di Nino Baseotto, che l’intervento conclusivo di Susanna Camusso, hanno preso le mosse da un’analisi declinata in termini europei.
Un secondo tema, strettamente intrecciato al primo, è quello che Fausto Durante, responsabile delle politiche europee e internazionali della stessa Cgil, ha definito come quello della volontà di “rafforzare il ruolo di soggetto effettivo della Ces” nella “governance economica europea”. In parole povere, i sindacati raccolti nella Ces-Etuc vogliono contare di più a Bruxelles.
Già, ma per fare cosa? E qui siamo al terzo tema, quello della politica economica dell’Unione. Argomento rispetto al quale il Congresso dovrebbe proporsi, ancora secondo Durante, di “rilanciare la proposta di un piano straordinario di investimenti per la crescita e l’occupazione”.
Da ciò discende il quarto tema, quello più propriamente sindacale. “L’obiettivo”, aveva dichiarato Visentini al Diario, è quello di “creare posti di lavoro di qualità, non solo per i giovani, ma anche per coloro che fanno fatica a ricollocarsi nel mercato del lavoro” dopo questi anni di crisi. Un obiettivo che, secondo lo stesso Visentini, “non può essere perseguito se non attraverso un’inversione delle politiche di austerità a livello europeo”. Da questo punto di vista, Visentini ha definito il Piano Junker come una “manovra ancora insufficiente, ma che rappresenta almeno un primo passo nella direzione degli investimenti”. Aggiungendo che, per raggiungere tale obiettivo, la Ces, “laddove servisse”, sarebbe disposta “a ricorrere alla mobilitazione attiva”.
Un altro aspetto della tematica sindacale che sarà probabilmente discusso a Parigi, e che si presenta come particolarmente interessante anche per le sue possibili ricadute su un dibattito in corso in Italia, è infine quello relativo all’ipotesi della definizione di un meccanismo di salario minimo in dimensione europea.
Al Congresso di Parigi, i sindacati confederali italiani saranno rappresentati al massimo livello. E’ infatti prevista la partecipazione dei segretari generali di Cgil, Cisl e Uil.
@Fernando_Liuzzi


























