Con un consenso più ampio di quello che aveva ottenuto nella Giunta di marzo, Giorgio Squinzi supera il secondo step del percorso che il 24 maggio prossimo lo vedrà prendere la parola all’assemblea annuale di Confindustria per il suo primo discorso da presidente. Il parlamentino confindustriale oggi ha approvato sia la squadra che il programma del nuovo leader, con 102 voti contro i 93 che avevano dato il via libera alla sua investitura ufficiale come presidente designato. Tuttavia, la conta odierna sancisce anche la spaccatura interna: 21 sono stati i voti contrari, 22 gli astenuti. Un drappello di opposizione che fa capo all’ormai ex sfidante, Alberto Bombassei.
Per scongiurare il rischio di una associazione divisa, fino all’ultimo momento si era cercato un accordo tra le due opposte fazioni, ma senza esito. Le divergenze maggiori, sembra, sono state sui componenti della squadra di Squinzi, che a questo punto, non essendo riuscito nelle mediazioni, ha fatto di testa propria. E con eccellenti risultati: la struttura di vertice che governerà la Confindustria per i prossimi quattro anni è infatti composta da personaggi di eccellente profilo, carisma e competenza: da Aurelio Regina, vero artefice della vittoria di Squinzi, nominato vicepresidente con delega allo Sviluppo Economico, vale a dire il tema chiave dei prossimi anni, a Stefano Dolcetta, “metalmeccanico” veneto e patron della Fiam, che assume la delega per le relazioni industriali, a Ivan Lo Bello, già front man confindustriale per la lotta all’illegalità e al crimine organizzato, che sarà il nuovo vicepresidente incaricato dell’Education, altro tema chiave per la crescita del paese, ad Alessandro Laterza, nome di spicco dell’imprenditoria meridionale e della cultura, nuovo responsabile delle politiche per il mezzogiorno. In squadra anche Fulvio Conti, capo dell’Enel, che assumerà la guida del Centro studi, Diana Bracco, all’innovazione, Gaetano Maccaferri, politiche regionali e semplificazione, Aldo Bonomi, reti di impresa, e Antonella Mansi, organizzazione.
Ma il segnale piu forte arriva dal programma di Squinzi, anticipato oggi alla Giunta.
In primo piano c’è il rilancio dell’economia, ovviamente, ma non sono affatto scontate le strade che secondo il futuro leader è necessario percorrere. La prima indicazione riguarda infatti la sburocratizzazione del paese, seguita dalla necessità di ripristinare una politica industriale forte, in grado di dare una visione strategica e ampia allo sviluppo. Su questo tema, Squinzi ha anticipato che all’assemblea di maggio sarà presentato un ‘Manifesto’ programmatico dettagliato. Nell’elenco delle priorità segue il problema del credito, ma anche della maggiore capitalizzazione delle imprese e della loro crescita dimensionale. E ancora, liberalizzazioni, infrastrutture, Europa e internazionalizzazione, semplificazione, ricerca e innovazione, fisco, ambiente, politiche energetiche.
Squinzi mette poi l’accento sulla legalità, indicandola come “una condizione indispensabile per la crescita”. In nessuna parte del programma viene posto, invece, l’accento sul tema della riforma del mercato del lavoro, cavallo di battaglia della precedente gestione. Dell’argomento lavoro si parla invece nel capitolo dedicato ai giovani, sottolineando che è “compito di Confindustria puntare a creare nuovo lavoro e spingere i giovani a crearselo”, aumentando il numero delle imprese nazionali.
Quanto al tema delle relazioni industriali (che nel programma viene collocato al settimo posto dell’elenco delle priorità), secondo Squinzi è una “illusione che bastino buone regole per risolvere problemi sindacali riconducibili per lo più a deficit culturali e comportamentali”. Un buon sistema di relazioni industriali, scrive ancora Squinzi, “che garantisca massima flessibilità nelle regole così come massima coerenza e responsabilità nei comportamenti, va costruito giorno per giorno, partendo da scelte strategiche forti che vadano nella direzione indicata, con pragmatismo e buon senso. L’obiettivo è quello di costruire un modello di relazioni industriali fortemente innovativo che riaffermi il valore e la funzione sociale dell’impresa e dell’imprenditore, di tutte le imprese e di tutti i settori. Le relazioni industriali sono uno straordinario veicolo per innovare, per far crescere culturalmente il mondo del lavoro e la responsabilità di chi ne fa parte. Sono senza dubbio lo strumento per risolvere i problemi e le crisi che via via si presentano, ma sono anche la modalità con cui prevenirli anticipandone la soluzione”.
Nunzia Penelope























