“Abbiamo perso troppo tempo” e bisogna agire “con rapidità” per riportare il Paese al posto che merita in Europa. L’Italia “deve salvarsi da sola”, senza aiuti esterni: la salvezza e il rilancio possono venire solo dagli italiani. Ma la politica “ha il compito insostituibile di trovare il modo di rompere il circolo vizioso” di privilegi, coalizioni di interessi “prima che questo renda impossibili, per veti incrociati e cristallizzati, le misure necessarie per la crescita”. Così Mario Draghi ha aperto a Palazzo Koch un convegno dal titolo “L’Italia e l’economia internazionale”, una delle ultime uscite pubbliche del governatore di Bankitalia, prima di assumere l’incarico di presidente della Bce il primo novembre.
“È importante che tutti ci convinciamo che la salvezza e il rilancio dell’economia italiana possono venire solo dagli italiani”, ha osservato Draghi e “sarebbe una tragica illusione, ha aggiunto, pensare che interventi risolutori possano giungere da fuori. Spettano a noi”.
“L’Italia deve oggi saper ritrovare quella condivisione di valori comuni che, messi in sordina gli interessi di fazione, è essenziale per mobilitare le energie capaci di realizzare in anni non lontani, una rigogliosa crescita economica e di offrire credibili speranze alle nuove generazioni”. Draghi ha citato tra gli altri l’economista Carlo Cipolla: “L’Italia prospera quando sa produrre cose che piacciono al mondo”.
Poi il governatore di Bankitalia ha ricordato l’importante contributo delle giovani generazioni, senza le quali “non si cresce”. Solo rimuovendo le rigidità che impediscono lo sviluppo delle potenzialità dei giovani si potrà ricondurre l’economia italiana al rilancio: un dovere “non più eludibile che abbiamo nei confronti dei giovani, un quarto dei quali sono senza lavoro”. Intanto fuori dalla sede della Banca d’Italia “gli indignati” continuano a protestare contro la “dittatura finanziaria” con il volto coperto da maschere di draghi colorati.
Sono necessari subito interventi e riforme in ambiti essenziali, ha ribadito Draghi: giustizia civile, sistema formativo, concorrenza soprattutto nel settore dei servizi e delle professioni, infrastrutture, spesa pubblica, mercato del lavoro e sistema di protezione sociale.
L’Italia deve rafforzare la sua posizione in Europa, restando fedele alla scelta europeista dei “padri”, le classi dirigenti postbelliche ha detto ancora il prossimo presidente della Bce . “Restare oggi fedeli alla scelta dei nostri padri, rafforzare la nostra posizione in Europa, significa imprimere un forte impulso alla crescita, ridurre drasticamente il debito pubblico”.
























