Guido Carella, Manageritalia, è un buon contratto?
Sì, siamo contenti perché lo abbiamo firmato in tempi brevi e perché presenta molti elementi innovativi e soluzioni coraggiose. Nonostante ciò, siamo moderatamente insoddisfatti, anche se ci rendiamo conto che firmare il contratto in questo momento di difficoltà del paese è molto importante.
Perché insoddisfatti?
Avremmo voluto qualcosa di più. Ad esempio politiche attive del lavoro di più ampio respiro piuttosto che recuperare qualcosa in più dal punto di vista retributivo. Il contratto comunque riesce a fornire un modello di riferimento, sia perché valorizza il welfare privato, sempre più importante di fronte alla carenza di quello pubblico, sia perché restituisce continuità e valore alla bilateralità, nonostante la crisi politica e un sistema produttivo fortemente caratterizzato da assenza di soluzioni per la crescita.
Quali sono i punti qualificanti del nuovo contratto?
Innanzitutto è stato rafforzato il welfare privato rispetto alle esigenze contrattuali, è stata rivista la retribuzione recuperando il potere d’acquisto, si è dato continuità, anche a titolo sperimentale, alla volontà di attuare politiche attive del lavoro attraverso la formazione professionalizzante, così da facilitare la ricollocazione dei dirigenti.
Avete dato anche spazio ai giovani.
Sì, abbiamo reso strutturale la possibilità di avviare alla dirigenza i giovani, riducendo per tre anni i contributi a carico dell’azienda per un risparmio totale di circa 10 mila euro all’anno. Il contratto prende in considerazione anche nuove figure professionali che potranno usufruire del sistema di welfare contrattuale, quali manager temporanei e quelli che lavorano all’interno delle reti d’impresa. Infine abbiamo affrontato il fondo di assistenza sanitaria con una logica di tipo attuariale che mira a ristabilire l’equilibrio tra i contributi e i servizi offerti.
L’aumento salariale è stato lasciato interamente al contratto o persiste una componente variabile?
Esiste una parte di salario variabile che viene rimandata alla contrattazione individuale e corrisponde circa al 15% della retribuzione. La nostra posizione politica è a favore di un aumento della parte variabile, dando all’azienda la possibilità di premiare di più il merito. Crediamo che debbano essere alzati i tetti di defiscalizzazione sulla parte variabile così da incentivare le aziende a utilizzarla di più, così da rilanciare la produttività del paese.
A che punto è l’avvicinamento tra Manageritalia e Federmanager?
Abbiamo raggiunto un accordo per costituire un nuovo soggetto di rappresentanza, la Costituente manageriale. Entro 6 mesi la Costituente dovrà fare una proposta per unire le organizzazioni confederali in un unico soggetto. Non esisteranno fusioni, ogni federazione continuerà a portare avanti la sua attività perché ognuna rappresenta parti diverse, ma ci si aggregherà in una sola realtà, espressione unica di tutta la dirigenza italiana, 800 mila dirigenti tra attivi e pensionati.



























