Due persone sono state fermate dalla Procura di Castrovillari per l’omicidio dei quattro braccianti agricoli ritrovati ieri carbonizzati in un minivan lungo la Statale 106 ad Amendolara, in Calabria. Si tratta di due cittadini pachistani, che sono stati sottoposti a fermo dopo un lungo interrogatorio nella Questura di Cosenza: sono accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato. Alcuni filmati, registrati dal sistema di videosorveglianza del distributore di carburante in cui è stato trovato il mezzo in fiamme, mostrerebbero i due sospettati mentre bloccano le portiere dall’esterno, lanciano qualcosa e scappano dopo la prima fiammata. Ad accusarli anche un cittadino afghano che era a bordo della macchina ed è riuscito a uscire dal cofano e a salvarsi.
Gli investigatori della Squadra mobile hanno identificato i due cittadini pachistani ieri, dopo aver visionato il sistema di videosorveglianza del distributore di carburante nel quale è stata ritrovata l’auto in fiamme con a bordo i corpi dei quattro migranti bruciati vivi. I due sospettati sono stati fermati ieri sera a Villapiana, poi portati nella Questura di Cosenza: dopo un lungo interrogatorio, per loro è scattato il fermo con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato.
Ad aggravare la posizione dei due cittadini pakistani anche la testimonianza di un sopravvissuto. L’uomo ha raccontato che tre delle vittime erano afghane e che i due fermati avrebbero voluto dei soldi per il trasporto che le vittime non volevano dare. A quel punto, ha proseguito l’uomo nel suo racconto, i due hanno gettato prima la benzina nell’abitacolo e poi un accendino, appiccando così le fiamme.
Dal racconto del sopravvissuto emerge anche che i pakistani fermati minacciavano lui e gli altri con coltelli e pistole per farli lavorare e non li pagavano. “I soldi non ce li davano, da mangiare sì, la casa sì ma i soldi no” ha detto, aggiungendo che c’è una “grande mafia del Pakistan”.


























