Il futuro degli stabilimenti italiani di Alcatel-Lucent dipende da Parigi. All’incontro di oggi presso il ministero dello Sviluppo economico, la multinazionale ha chiesto tempo per «valutare nuove possibili soluzioni, in particolare per la sede di Bari, che devono essere vagliate con la direzione generale, in Francia», come spiega il segretario nazionale della Fim-Cisl Giuseppe Ricci. Il prossimo incontro è previsto per il 25 maggio.
La sede pugliese, dove lavorano 30 ricercatori, è un «centro di eccellenza» che verrà eliminato nell’ambito della riorganizzazione globale del gruppo: le attività di ricerca in tutto il mondo passeranno da 19 a circa dieci. Ai dipendenti è stata data la possibilità di essere assunti a 900 chilometri di distanza, nello stabilimento di Vimercate, che è confermato nelle strategie dell’azienda e vedrà inaugurare una nuova sede. Ma continua la ricerca di soluzioni alternative sul territorio.
Oltre alla questione pugliese, è stato al centro delle trattative lo stabilimento di Trieste. Qui lavorano 230 dipendenti a tempo indeterminato e 200 persone con contratto somministrato. A seguito del trasferimento di rami della produzione in Romania, i precari di Alcatel non saranno confermati. «È un problema grave – commenta il responsabile del settore della Uilm, Enrico Azzaro – pur soffrendo, abbiamo rinunciato in passato a spingere per una stabilizzazione di quei lavoratori, comprendendo le esigenze dell’azienda, e ora perderanno il loro posto. Bisogna intervenire, per esempio offrendo benefici fiscali alle aziende che li assumeranno».
«Quello che abbiamo chiesto è un piano industriale che garantisca tutti gli impianti italiani e una trattativa nazionale che eviti lo spezzatino dei tavoli locali» spiega il coordinatore della Fiom, Fabrizio Potetti. La preoccupazione è grande «è la prima volta che Alcatel chiude un centro di ricerca, vogliamo garanzie per il futuro dell’azienda in Italia» aggiunge Ricci.(
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