“La domanda legittima è se questa sia la stagione giusta per il federalismo fiscale”. Lo ha detto Susanna Camusso, vice segretaria generale della Cgil, osservando che si parla infatti di federalismo “quando la manovra scarica su regioni ed enti locali il risanamento, coltivando l’illusione centralista che questi possano assumersene costi e carico”. “E mentre – ha aggiunto – siamo in un momento di crisi in cui si tagliano risorse non viene detto quanto si stima che il federalismo costi. Nessun processo di federalismo avviene per risparmi, ma nella fase iniziale sono anzi necessari più investimenti”. A suo giudizio la manovra fa del federalismo non un’opportunità di redistribuzione delle funzioni, ma uno spostamento verso il basso di quello che il governo non vuole fare, a partire dalle tassazioni”. Camusso ha poi ribadito che l’Italia è “l’unico paese che ragiona di federalismo in una logica punitiva come se il problema del debito pubblico sia determinato dalle amministrazioni locali laddove a livello centrale le spese correnti aumentano, basti pensare che anche il Tfr presso l’Inps è passato a spese correnti”.
La vice segretaria della Cgil ha anche rilevato i comportamenti diversi tra regioni su temi come i fondi strutturali e l’amministrazione delle risorse. “Il Mezzogiorno – ha sottolineato – non ha certo brillato per qualità della spesa e risultati: il problema della qualità delle classi dirigenti è dunque certo un problema che esiste. Ma non si risolve – ha sottolineato – penalizzando i cittadini”. Così come, ha aggiunto, “se la responsabilità delle amministrazioni locali è cosa necessaria, non è obiettivo che si raggiunge sottraendo alle suddette amministrazioni risorse e la possibilità di investire”. A suo giudizio, “nella discussione sul federalismo fiscale la prima domanda deve essere come si costruisce l’uguaglianza, per mettere poi su a ritroso un percorso virtuoso che eviti le lacerazioni nel paese”.

























