«Siamo di nuovo, come nel ’97, alla vigilia di un piano per la chiusura dei Cantieri Navali di Palermo. Da oggi inizia la nostra mobilitazione. Non consentiremo che accada anche a Fincantieri quello che sta accadendo alla Fiat, dove è stata già annunciata la chiusura». È quanto si legge in una nota sindacale, a conclusione della conferenza stampa, organizzata a Palermo, da Cgil Cisl e Uil e da Fim Fiom e Uilm. «Crediamo che le due operazioni si muovano in parallelo, troppe le coincidenze – sostengono i sindacati – Due aziende in crisi, i costi alti dei trasporti e al centro il progetto di un sistema portuale allargato, tra l’interporto di Termini e il porto turistico di Palermo». I sindacati quindi chiedono al comune di Palermo e alla Regione siciliana di fare marcia indietro rispetto ai progetti «speculativi» inseriti nel Prusst (programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) e nel Prg (piano regolatore generale) dell’autorità portuale «che, togliendo aree e spazi al Cantiere navale, soffocherebbero l’attività produttiva dell’unica grande industria di Palermo». «Sentiamo puzza di bruciato, puzza d’affari – denunciano – Non consentiremo che accada anche al Cantiere quello che è successo alla Fiat di Termini Imerese e che sulle poche attività produttive di Palermo si concentrino mire speculative, che si uccidi il settore delle riparazioni navali per mettere container. Sarebbe una follia».
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