Parte ufficialmente il confronto tra le parti sociali per raggiungere una intesa comune che sancisca l’ingresso dell’arbitrato nelle cause di lavoro. La novita’, a sorpresa, e’ emersa da un incontro al ministero del Welfare, convocato, in realta’, per discutere di flessibilita’ d’orario. Ma ha preso una piega diversa, e si e’ conclusa con la firma di un impegno comune da parte di tutte le organizzazioni di impresa e sindacali, con l’eccezione della Cgil, per arrivare entro dodici mesi ad un accordo. Dal ricorso all’arbitrato sara’ comunque escluso l’articolo 18 e la materia, delicatissima, dei licenziamenti. Lo ha chiesto esplicitamente, come condizione, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che su questo ‘’paletto” ha ottenuto anche il si’ della Confindustria. Ma non quello della Cgil. Al termine della riunione, il segretario generale, Guglielmo Epifani, ha usato parole durissime, definendo ‘’inconstituzionale” l’introduzione dell’arbitrato. Precedentemente, il responsabile delle politiche attive del lavoro di Corso Italia, Giorgio Treves, aveva parlato di ‘’imboscata”: “Siamo stati convocati a un tavolo che doveva occuparsi dell’orario di lavoro e ci siamo trovati di fronte a un’azione, presumo preordinata, per discutere dell’implementazione di una norma, quella sull’arbitrato, che ancora non è comparsa in Gazzetta Ufficiale”. Diversa la posizione deil segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, per il quale “si chiarisce finalmente una questione gonfiata per ragioni politiche”. Anche per il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, “sgombrato il campo dai timori sull’articolo 18, le norme sull’arbitrato rappresentano una garanzia per i lavoratori di poter vedere riconosciuti i loro diritti in tempi più rapidi”. Il ministro Sacconi, in ogni caso, ha precisato che il Governo ‘’condivide” la dichiarazione comune delle parti sociali su arbitrato e licenziamenti e “se dovesse compiere atti propri sull’arbitrato al termine dei dodici mesi nei quali le parti sociali devono raggiungere un accordo, non potrà prescindere da questa dichiarazione”.
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