Con le modifiche introdotte dal nuovo decreto sviluppo nel settore “Accertamento e riscossione tributi” circa 7 mila dipendenti rischiano di perdere il posto di lavoro. A renderlo noto è Vincenzo Dell’Orefice, segretario nazionale della Fisascat Cisl che esprime la sua preoccupazione per il futuro di tutte quelle aziende che finora si sono occupate di riscuotere i tributi minori per conto dei Comuni in cambio di un agio stabilito nel capitolato d’appalto. Con il nuovo decreto invece, spiega il sindacalista, dal 1° gennaio 2012 la riscossione ritornerà sotto il controllo dei Comuni.
L’applicazione del decreto però causa due importanti problemi: in primo luogo il fatto che circa 7 mila dipendenti delle aziende private di riscossione si ritroveranno improvvisamente senza lavoro. Il secondo invece riguarda più da vicino l’attività di riscossione, che consta di due momenti: la riscossione ‘spontanea’ e quella ‘coattiva’, nel caso in cui si verifichi la necessità di un recupero dell’evaso. La seconda viene applicata tramite istituti appositi, fermo, ipoteca e pignoramento.
La legge trasferisce la riscossione spontanea ai Comuni e lascia, anche se non si evince dalla norma, che quella coattiva possa essere affidata in appalto dai Comuni a società private, alleggerite però degli istituti di fermo, ipoteca e pignoramento. Sarebbe quindi percorribile per ottenere il recupero dell’evaso solo la strada ordinaria, quella cioè che porta il moroso davanti al giudice, aumentando in questo modo i costi e causando l’intasamento dei tribunali, se si pensa che in alcune piccole società nel 2011 si sono avuti 500 mila interventi di coattivo. I Comuni, dal canto loro, rischierebbero una crisi di liquidità e la lotta all’evasione sarebbe in buona parte compromessa.
A rischiare di più, sottolinea la Fisascat, sono ovviamente i Comuni del Sud che contano un numero di disoccupati maggiore e quindi hanno minori introiti dalla riscossione Irpef sui redditi.
Per Dell’Orefice chi ha elaborato la norma ha “una visione statalista” di un settore che in questi anni ha fatto guadagnare più trasparenza, senza appesantire i costi per la gestione dei servizi del Comune. Il paradosso, sottolinea è che “chi invoca più mercato in realtà finisce per strozzarlo” e che i Comuni faticano a ricollocarsi sul mercato perché non sono messi in condizione di dotarsi delle professionalità necessarie. (FRN)



























