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Home - Approfondimenti - Interviste - Assogna (Femca-Cisl), non possiamo accettare la destrutturazione del contratto nazionale

Assogna (Femca-Cisl), non possiamo accettare la destrutturazione del contratto nazionale

di Alessia Pontoriero
14 Ottobre 2016
in Interviste
Assogna (Femca-Cisl), non possiamo accettare la destrutturazione del contratto nazionale

A fine settembre le trattative tra i sindacati del comparto Energia e Confindustria si sono interrotte e ancora non sono stati annunciati nuovi appuntamenti. Il prossimo 28 ottobre è stato chiamato uno sciopero a sostegno del negoziato e numerose assemblee all’interno dei luoghi di lavoro. Il diario del lavoro ha intervistato il segretario nazionale Femca-Cisl responsabile del comparto energia, Antonello Assogna.


Dopo nove mesi di incontri, il 20 settembre si sono interrotte a Roma, nella sede di Confindustria, le trattative per il rinnovo del contratto nazionale energia e petrolio, scaduto il 31 dicembre 2015, che interessa circa 35 mila dipendenti. Ci può spiegare le principali motivazioni che hanno portato alla rottura del tavolo delle trattative?
Abbiamo riscontrato, al momento, l’impossibilità di continuare il confronto con Confindustria Energia, poiché le posizioni datoriali su alcuni temi sensibili, sia di natura normative che salariale, sono state di una particolare rigidità e per alcuni versi indirizzate alla destrutturazione dei contenuti del Ccnl attualmente applicato e del sistema di relazioni sindacali. Sul salario la proposta datoriale è di € 65 (2.9%) nel triennio 2016/18 rispetto alle nostre richieste basate sui dati ufficiali al momento della presentazione della piattaforma a Luglio 2015.

La proposta di Confindustria Energia prevedede anche un intervento sulla classificazione?

Si, hanno suggerito una riforma del sistema classificatorio basata fortemente su una valutazione individuale unilaterale con un apprezzamento economico variabile che, in caso di giudizio negativo del responsabile aziendale, sarebbe detratto dalla busta paga del lavoratore. In aggiunta, restano ancora irrisolti alcuni argomenti quali l’adeguamento del Ccnl alle nuove regole del mercato del lavoro (demansionamento, codici disciplinari…), le proposte della controparte che prevedono forme di preavviso su permessi ex Legge 104, la richiesta di abbassare la percentuale di stabilizzazione dei contratti di apprendistato professionalizzante prevista dall’attuale testo contrattuale, le modalità di appalto delle attività, il superamento del pagamento della festività coincidente con la domenica.

Avete trovato qualche punto d’incontro?
Al momento abbiamo trovato una sintesi soltanto sui temi di Salute, Sicurezza ed Ambiente di lavoro. Non ci sono poi state proposte di incremento Istituti di Welfare contrattuale come la previdenza e la sanità integrativa, che in questo settore vedeono un’alta adesione da parte di lavoratori. Per quanto ci riguarda siamo disponibili a forme di flessibilità e innovazione che valorizzino la professionalità e l’impegno, ma che non ledano complessivamente quanto realizzato nei rinnovi precedenti.

Il comparto dell’energia negli ultimi anni ha avuto un andamento negativo dal punto di vista degli utili, che possa giustificare questo tipo di richieste da parte di Confindustria Energia?
Il mercato sta indubbiamente avendo un periodo di particolare fibrillazione dovuta al drastico calo del prezzo del barile di petrolio, che condiziona tutta la filera energetica (estrazione, produzione, commercializzazione, logistica, raffinazione, ingegneria….). Inoltre nel nostro Paese anche le recenti inchieste della Magistratura (Viggiano, Tempa Rossa) e le incertezze su possibili investimenti infrastrutturali (gasdotti, estrazioni onshore e offshore di gas e petrolio, terminali di rigassificazione), derivanti dalle opposizioni di Istituzioni Locali, non aiutano il settore a riprendere il tradizionale “peso” nell’economia nazionale, ma le nostre Federazioni hanno rinnovato Contratti Nazionali di comparti molto più in difficoltà di quello energetico (chimico, gomma plastica, lavanderie industriali, piccola e media impresa chimica, …) a cifre e condizioni superiori rispetto a quello al momento proposte da Confindustria Energia.

Ma quanto pesa il costo del lavoro nel settore?

Mediamente intorno al 7-8% sui costi complessivi, molto inferiore di quello dei settori manifatturieri. È una posizione, quella di Confindustria Energia, condizionata da fattori interni all’associazione e da attegiamenti strumentali. A circa un anno dalla scadenza, il tempo della tattica dovrebbe essere terminato. Ci aspettiamo un salto di qualità del negoziato, per favorire una soluzione a breve.

In molti comparti, perfino quello dei metalmeccanici, gli accordi hanno previsto misure di welfare aziendale. Qual è lo stato dell’arte da questo punto di vista nel comparto Energia e Petrolio?
In questo settore è fortemente sviluppata la contrattazione aziendale, che copre la quasi totalità dei lavoratori. E possiamo affermare con orgoglio di essere molto avanti nei modelli di welfare aziendali, radicati sia nel sistema di relazioni sindacali che tra i lavoratori. Abbiamo recentemente raggiunto con alcuni Gruppi importanti (Total ERG, SNAM, API, SAIPEM, oltre a quello già consolidato del Gruppo ENI) accordi di ampliamento anche dei sistemi di welfare precedenti. La contrattazione è intervenuta non soltanto su Previdenza e Assistenza Sanitaria, ma anche su cultura, tempo libero e sport, assistenza e cura della persona e dei familiari, istruzione, sostegno al reddito, microcredito. Siamo soddisfatti e continueremo a percorrere questa strada sempre nella contrattazione di secondo livello, che è in grado di individuare al meglio i bisogni espressi dai lavoratori.

Quali sono le novità che vorreste introdurre nel nuovo contratto nazionale?
Un sistema classificatorio che colga e premi le singole professionalità senza penalizzazioni e attraverso un sistema non unilaterale di valutazione; il rafforzamento dell’attuale welfare contrattuale con la disponibilità a unificare gli attuali Fondi esistenti con altri Fondi di categoria per aumentare la capacità di investimento; un passo avanti per l’introduzione di un sistema di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa (Comitati di sorveglianza o organismi affini). A tutto ciò si aggiunga anche la disponibilità a trovare forme di incremento del salario che siano legate alla produttività aziendale da gestire nella contrattazione di secondo livello, così come sperimentato in altre aree contrattuali.

Quali iniziative avete già messo in campo e quali andrete a organizzare per sostenere la contrattazione?
Lo sciopero del 28 ottobre prossimo sarà precedeuto da un programma di attivi tra i delegati delle varie regioni e da assemblee sui posti di lavoro per far comprendere l’importanza del rinnovo in questa fase delicata per il comparto, che tradizionalmente ha sempre sottoscritto agilmente i precedenti rinnovi con un alto livello di qualità e soddisfazione tra le Parti. In attesa di un segnale dalla controparte, andiamo avanti nel nostro programma informativo sulle motivazioni della mobilitazione promossa dalle Federazioni Nazionali di categoria.

Alessia Pontoriero

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Alessia Pontoriero

Alessia Pontoriero

Ex-Redattrice de Il Diario del lavoro

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