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Home - Approfondimenti - La nota - Atene, che per sopravvivere rinuncia (anche) ai principi della democrazia

Atene, che per sopravvivere rinuncia (anche) ai principi della democrazia

13 Luglio 2015
in La nota
Atene, che per sopravvivere rinuncia (anche) ai principi della democrazia
E si: e’ un accordo capestro, ben peggiore di quello che aveva proposto, meno di un mese fa, Jean Claude Juncker, e che Alexis Tsipras aveva rifiutato, lasciando che a pronunciarsi fosse il popolo greco con il referendum. Dalla maggioranza degli elettori (61%), era arrivato un NO a tutto tondo. Ma oggi gli stessi elettori si ritroveranno davanti a un Memorandum che il giornale tedesco Spiegel, stanotte, ha definito ” un elenco di atrocita””, ma che dovra’ essere approvato interamente dal parlamento di Atene in appena tre giorni. In cambio, la Grecia avra’ 80 e spicci miliardi per tirare avanti. Altrimenti, che affondi pure come Atlantide.

Secondo il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, tutta la partita e’, di fatto, un colpo di stato: e #ThisIsACoup (“e’ un golpe”) e’ stato l’hastag -rilanciato dallo stesso Krugman e da milioni di utenti in tutti i paesi- per ore in testa alle classifiche mondiali di Twitter, compresa la stessa Germania. Segno che anche i concittadini di Shaueble non sono tutti entusiasti della linea punitiva messa in campo dal loro governo. Sull’ Eurogruppo della nottata scorsa se ne raccontano di tutte: dalle quasi risse fisiche tra i rappresentanti dei vari paesi, allo scontro verbale ben oltre il limite dell’ educazione tra Schaueble e Mario Draghi (col tedesco che zittisce il banchiere: ”non parlarmi cosi’, non sono mica scemo!”. E chissa’ cosa gli aveva detto, il capo della BCE).

Sta di fatto che, al termine di una interminabile nottata da incubo che resterà  tra le pagine peggiori della storia dell’Ue, alla fine ecco l’accordo a cui Tsipras non ha potuto far altro che dire di si.  L’intesa si sviluppa su 4 capitoli chiave, mentre scongiura – se tutto si incastrerà a dovere – lo spauracchio che in questi mesi ha minacciosamente gravato sulla trattative: quello di una uscita della Grecia dall’euro. Ipotesi che, a differenza di quanto proponevano i “falchi”, non appare nel documento finale. Ma a questo punto, non e’ detto che sia il pericolo maggiore.

Molto peggio, infatti, la clausola che impone ad Atene di ”concordare preventivamente” con la Troika ”tutte le proposte legislative rilevanti” prima di ”sottoporle al parlamento e ai cittadini”. In altre parole: non sara’ piu’ possibile, per la Grecia, legiferare liberamente, ne’, tantomeno, indire referendum, senza il consenso preventivo non degli altri leader Ue o dei massimi vertici delle istituzioni, ma addirittura dei funzionari e burocrati che Commissione europea, Bce e Fondo monetario internazionale invieranno ad Atene.E se non e’ colpo di stato questo.

Altrettanto sconcertante e’ l’obbligo di istituire un ”fondo patrimoniale” nel quale far confluire beni pubblici per 50 miliard come “garanzia” per i creditorii. In un primo momento, il fondo avrebbe dovuto addirittura essere costituito in Lussemburgo, noto paradiso fiscale, e nel cda sarebbe stato presente lo stesso Schauble. Alla fine si e’ capito che sarebbe stato davvero troppo, e quindi ok, il fondo sara’ in Grecia. Ma cambia poco: di fatto, si tratta di un pignoramento di beni pubblici, e ancora non si e’ capito quali, visto che la Grecia non ne possiede per quella cifra, ma arriva a mala pena a una ventina. Cosa pignoreranno, dunque? il Partenone? le statue di Fidia? Mikonos?

Inoltre: meta’ della somma nel fondo dei beni pignorati andra’ a ricapitalizzare le banche (ma guarda), e meno di un quarto servira’ a finanziare provvedimenti di rilancio dell’economia. Economia che, alla luce del memorandum, diffcilmente potra’ prosperare: l’aumento dell’Iva, per esempio, sara’ una mannaia per il turismo, di fatto la principale industria del paese.  Inoltre, la Grecia dovrà approvare anche una riforma delle pensioni, aumentando l’eta’ e, probabilmente, ridurre ulteriormente le prestazioni.

E ancora:serviranno norme che garantiscano la piena indipendenza di Elstat, l’ente di statistica greco; che prevedano il pieno rispetto del fiscal compact e l’istituzione di un Consiglio di vigilanza sui conti pubblici, e devono essere approvate clausole di salvaguardia su tagli semi automatici alla spesa, nell’eventualità che mediante altre misure non si raggiungano gli obiettivi di avanzo primario previsti. In generale la Grecia si impegna ad una “piena normalizzazione dei metodi di lavoro con le istituzioni”. E Tsipras si è perfino impegnato a tornare sui suoi passi in merito ai provvedimenti che nelle passate settimane ha adottato e che vanno in senso contrario ai precedenti accordi.

Intanto l’Eurogruppo, che torna a riunirsi oggi, affronterà da subito la questione di un “prestito ponte” da erogare ai greci per affrontare l’emergenza su liquidità e contanti. Nel documento dei leader, viene confermata la stima che per l’immediato, da qui al 20 luglio, la Grecia ha bisogno di 7 miliardi di euro di finanziamenti. A cui si aggiungono altri 5 miliardi “per metà agosto”. La Bce, oggi, ha intanto confermato i soliti 89 miliardi di fondo di emergenza: nemmeno un centesimo in piu’ rispetto a quanto deciso il 26 giugno. Il tutto mentre le banche della Grecia sono ormai a corto di liquidità e con la chiusura imposta agli sportelli da oltre due settimane. Resta in vigore anche il limite dei 60 euro al giorno sui prelievi di contati dai conti correnti, mentre entro il 20 luglio Atene deve rimborsare 3,5 miliardi di euro in titoli di Stato detenuti dalla Bce. Per non parlare di 1,6 miliardi di euro di rate già scadute verso il Fmi.

L’unica cosa che e’ stata spuntata dal memorandum, alla fine, e’ la possibilita’ di una uscita della Grecia dall’euro per cinque anni: un’altra ideona brillante del solito Schauble, bocciata pero’ da tutti gli altri. E bocciata sopratutto da Mario Draghi, che negli ultimi anni si e’ sgolato a sostenere che ”l’euro e’ irreversibile”, e che quindi non ci sta a vedere il suo argine antispeculazione smontato dalle smanie vendicative della Germania (E di qui, probabilmente, deriva anche lo scontro verbale con Schaueble di cui ho riferito poc’anzi).  Resta il fatto che, anche solo proponendola, il ministro delle Finanze tedesco ha fatto sì che la Germania, la prima economia dell’Unione valutaria, abbia apertamente contestato un principio che fino a pochi giorni fa veniva sostenuto con energia sia dalla Bce che dalla Commissione europea: quello dell’irreversibilità dell’euro, appunto. La cui vita -dopo la pessima, inadeguata, dilettantesca gestione della vicenda greca da parte di tutti i protagonisti- da oggi e’ probabilmente piu’ che mai appesa a un filo.
Nunzia Penelope

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