Tra il ’96 e il 2001 l’occupazione femminile è cresciuta del 2% in media l’anno in Europa, più del doppio di quella maschile. E questo grazie, soprattutto, alla diffusione dei contratti part time e di quelli a tempo determinato. La Banca centrale europea, nel bollettino mensile di novembre, esamina gli andamenti del mercato del lavoro negli ultimi anni e rileva un aumento generalizzato, soprattutto verso la fine degli anni ’90, dell’occupazione in tutti i settori, per i due sessi e per tutte le età. Ma l’occupazione cresce, sottolinea la Bce, in particolare per le donne e, in seconda battuta, per i giovani: nel periodo considerato la crescita dell’occupazione femminile “ha prodotto -scrive la Bce- una riduzione del differenziale fra i tassi di occupazione maschile e femminile da 21,6 a 19,4 punti percentuali”.
Il tasso di crescita del 2% medio annuo per le donne ha contribuito “per circa due terzi alla crescita dell’occupazione totale. Il tasso di occupazione femminile è aumentato di oltre 5 punti percentuali, al 52,2%”. Nello stesso periodo invece il tasso di occupazione maschile è cresciuto di oltre il 3% arrivando al 71,6%. A fornire un volano alla crescita dell’occupazione femminile sono stati i contratti part time e quelli a tempo determinato, con una prevalenza dei primi. Se in generale la crescita del part time «ha contribuito a quasi la metà dell’incremento dell’occupazione totale», con una crescita media del 4,7% l’anno, il lavoro a tempo parziale «sembra aver rappresentato per le donne la principale fonte di creazione di posti di lavoro», con un rapporto di 60 a 40 a favore del part time contro il lavoro a tempo pieno.
Contratti a tempo determinato: hanno favorito, secondo le osservazioni della Bce, “la crescita dell’occupazione, soprattutto fra i giovani”. L’incidenza sul totale dell’occupazione è passata dal 12,8% del ’96 al 15% del 2001; l’aumento è del 13,7% per gli uomini, del 16% per le donne. Per i giovani (15-24 anni) l’incidenza dei contratti temporanei è salita di oltre il 5%, fino al 45,8%; per gli adulti invece la crescita è inferiore al 2%, per un’incidenza totale dell’11,6%.
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