Paolo Brutti, una lunga carriera di dirigente sindacale per la Cgil, poi interrotta per passare alla politica, con i Ds. In parlamento come senatore dal 2001 al 2006, non rieletto nel 2007, da pochi giorni e’ il nuovo responsabile lavoro dell’Italia dei Valori. E’ la prima volta che il partito di Di Pietro si dota di un dipartimento lavoro. A cosa e’ dovuta questa decisione? ‘’Il partito allarga i propri consensi e quindi e’ ora di dotarsi di una struttura che affronti e sviluppi in maniera sistemica argomenti fin qui rimasti un po’ a margine. E il lavoro in questo momento e’ particolarmente cruciale”. Quali saranno i vostri interlocutori? Innanzi tutto i sindacati, le cui battaglie intendiamo sostenere. Con un occhio di riguardo per la Cgil, si dice. Ci troviamo spesso in sintonia con la Cgil, e’ vero. Ma non abbiamo preclusioni nei confronti delle altre sigle sindacali: sono loro, caso mai, che sembrano interessarsi poco a noi. Tanto piu’ che oggi i sindacati oggi sono divisi. Ma noi crediamo che l’unita’ sindacale sia importante. Rimettere assieme le tre confederazioni e’ fondamentale, soprattutto in questo momento di gravissima crisi economica. Lo studio presentato recentemente dall’Ires Cgil dimostra che la valanga e’ solo all’inizio, e che ci dobbiamo preparare a un periodo terribile per l’occupazione. Nei confronti del Pd come vi ponete? Alleati o rivali? Tendiamo a sottolineare la nostra differenza rispetto alle ‘indecisioni’ del Partito democratico. Anche se adesso, con Dario Franceschini, l’atmosfera e’ un po’ cambiata. Che ricette indica l’Italia dei Valori? E’ chiaro che saranno innanzi tutto necessari ammortizzatori sociali molto ampi, che consentano di tenere i lavoratori il piu’ possibile ancorati all’azienda. Stanno tornando in auge anche i vecchi contratti di solidarieta’: possono essere uno strumento utile? Certamente, ma in forma nuova, adeguata ai tempi. L’obiettivo finale e’ allontanare l’idea che il lavoratore possa essere espulso dal ciclo produttivo, perche’ questo avrebbe conseguenze drammatiche sia sulla coesione sociale che sugli stessi consumi. Occorre evitare di marginalizzare centinaia di migliaia di persone. Inoltre, anche quando saremo finalmente usciti dalla crisi, non possiamo illuderci che tutto torni come prima: il mercato sara’ drasticamente cambiato. E questo richiedera’ alle imprese la capacita’ di rinnovarsi, puntando su prodotti nuovi e introducendo elementi di maggiore qualita’ nelle loro produzioni. Dal Governo cosa vi aspettate? Intendiamo spingere perche’ si sostenga la domanda con investimenti pubblici in infrastrutture. Nel piano presentato dal Governo in realta’ si rimescolano le stesse risorse. Non c”e nulla di nuovo. E poi, in questo momento, e’ inutile puntare su infrastrutture monstre, come il Ponte sullo Stretto, o la Salerno Reggio Calabria, o comunque ipotesi che richiedono diciotto mesi solo per la progettazione, ma qualcosa di piu’ agile e immediato, che rimetta in moto l’economia. Quale sara’ la prima iniziativa pubblica del neonato dipartimento lavoro dell’Idv? A meta’ aprile terremo un convegno nazionale a Roma: in quella occasione presenteremo la nostra linea per le politiche del lavoro. E poi lanceremo i Circoli Articolo Uno della Costituzione, per rilanciare quello che una volta era il terreno del sindacato dei diritti: lavoro, rappresentanza, democrazia sindacale, diritto di sciopero. 17 marzo 2009 Nunzia Penelope |