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Home - Approfondimenti - Interviste - Campania, Ricci (Cgil): da Fico un segnale di discontinuità, finalmente si avvia un dialogo condiviso con la Regione su lavoro, diritti e democrazia

Campania, Ricci (Cgil): da Fico un segnale di discontinuità, finalmente si avvia un dialogo condiviso con la Regione su lavoro, diritti e democrazia

di Elettra Raffaela Melucci
4 Febbraio 2026
in Interviste
Campania, Ricci (Cgil): da Fico un segnale di discontinuità, finalmente si avvia un dialogo condiviso con la Regione su lavoro, diritti e democrazia

Si è tenuto a palazzo Santa Lucia l’incontro tra il presidente della regione Campania, Roberto Fico, e Cgil, Cisl e Uil regionali, avviando cosiì un metodo di lavoro basato sul dialogo e sulla programmazione condivisa. I sindacati hanno proposto un tavolo permanente con gli assessori per affrontare le principali tematiche della regione, con particolare attenzione al lavoro e allo sviluppo. Ne abbiamo parlato col segretario generale della Cgil Campania, Nicola Ricci, che sottolinea come questo percorso rappresenti una netta discontinuità rispetto al passato e un passo concreto a sostegno dell’occupazione.

Prima di entrare nel merito dell’attualità: come sono stati i rapporti del sindacato con la presidenza De Luca e cosa, se qualcosa, non ha funzionato nel metodo di lavoro?

Con De Luca non c’è mai stato un rapporto costante. L’interlocuzione col sindacato è mancata quasi del tutto, fatta eccezione per alcuni appuntamenti rilevanti, come il piano di sostegno alle famiglie e al lavoro durante l’emergenza pandemica e il protocollo sulla legalità e sugli appalti legato ai fondi del PNRR. Abbiamo sempre richiesto l’attivazione di tavoli tematici, non necessariamente quotidiani né alla presenza diretta di De Luca, ma quantomeno incontri con gli assessori competenti sulle vertenze in corso. Questo, nei casi di emergenza, è avvenuto, ma abbiamo costantemente segnalato la necessità di istituire tavoli permanenti, in grado di anticipare le crisi e di consentire una lettura preventiva di quanto stava accadendo. Soprattutto, non vi è mai stato un confronto sulla sanità, nonostante De Luca detenesse la delega e abbia assunto scelte senza alcun dialogo con le organizzazioni sindacali. Lo stesso è avvenuto nel settore industriale, dove anche Confindustria ha lamentato l’assenza di confronto.

Con il nuovo presidente i rapporti sono migliori?

L’impostazione politica di Fico è nettamente diversa. Già nel primo incontro con Cgil, Cisl e Uil ha dimostrato consapevolezza, ad esempio sul tema della formazione delle commissioni, che sta completando proprio in queste ore, e sull’approssimarsi di scadenze cruciali come quella relativa al dimensionamento scolastico, rispetto alla quale è stato evitato il commissariamento. Fico pone il dialogo al centro della propria azione e ci ha confermato che non solo vi sarà con lui un confronto serio e costante, ma che ha già delegato gli assessori a svolgere incontri tematici. Ha inoltre illustrato una scelta da noi condivisa, quella di assegnare assessorati specifici, come quelli ai trasporti e alla cultura: è impensabile, infatti, che una regione come la Campania ne fosse priva.

C’è poi il delicato capitolo sanità, come ha accennato.

Fico ha scelto di trattenere per sé la delega, nella consapevolezza dell’urgenza di colmare rapidamente le gravi carenze esistenti. Il primo intervento ha riguardato il recupero di sedici Case di comunità, per le quali vi era il rischio concreto di perdere i finanziamenti; parallelamente, ha riattivato il confronto con il governo centrale sul tema dei tetti di spesa. Il vero nodo della sanità in questa regione – e apprezziamo che Fico lo abbia esplicitamente sottolineato – è la carenza di personale sanitario, senza il quale il sistema non può funzionare e da cui dipende anche il necessario riassetto della medicina territoriale.

L’occupazione è uno dei nodi di una regione storicamente fragile da questo punto di vista. Fico ha annunciato il varo di un salario minimo regionale che ha diviso il fronte sindacale.
Il Presidente ha chiarito che il salario minimo regionale rappresenta solo l’inizio di un percorso che intende portare avanti in modo condiviso con le parti sociali. Il provvedimento seguirà l’iter istituzionale e approderà in Consiglio regionale entro la fine di febbraio. In una prima fase, il tema sarà esaminato dalla commissione competente, che successivamente sottoporrà una bozza alle parti sociali per eventuali osservazioni e miglioramenti. È vero che i sindacati sono divisi sul tema, ma il problema di fondo è l’assenza in Italia di una legge sulla rappresentanza. Da questa lacuna deriva il rischio che numerosi contratti cosiddetti “pirata” vengano sottoscritti da sigle create ad hoc, spesso funzionali anche a una parte dell’imprenditoria, e che prevedono livelli salariali di fatto incostituzionali. Il governo continua a non recepire la direttiva europea sul salario e ha già impugnato provvedimenti sul salario minimo adottati in altre regioni. Resta quindi da verificare quale sarà la reazione rispetto alla Campania, che interviene sul tema attraverso una misura di integrazione ai salari più bassi.

Qualche altro intervento in programma?

È stata riconosciuta la necessità di nuove politiche attive del lavoro, orientate alla formazione e alla qualità. Allo stesso modo, è emersa l’esigenza di monitorare il mercato del lavoro attraverso un osservatorio ed è stata manifestata la disponibilità a riattivare quello sugli appalti. Su questo fronte, anche in considerazione dell’approssimarsi delle scadenze del PNRR, prenderà avvio una vasta campagna di ristrutturazione edilizia, che dovrà svolgersi in un quadro di piena legalità: dalla trasparenza degli appalti al rispetto dei contratti di lavoro. Nella nuova giunta, Fico ha nominato assessori al lavoro e alle attività produttive di comprovata esperienza, con i quali è possibile costruire un lavoro di squadra.

Oltre al salario minimo regionale, un altro tema è quello del reddito di cittadinanza regionale. Qual è la vostra posizione?

Al momento non c’è ancora nulla di concreto, se non l’intenzione di istituire un nuovo strumento di integrazione al reddito. Noi ci siederemo al tavolo solo quando ci sarà un tema reale, come dimostrato con l’assegno di inclusione. In Campania i salari sono bassi per chi riesce a lavorare e le pensioni restano sotto i mille euro. Su un milione e seicentomila persone occupate nella regione, poco più di 135.000 hanno un contratto a tempo indeterminato. Seicentomila sono artigiani o titolari di partita Iva. La restante parte è costituita da lavoratori a tempo determinato, part time, somministrati, interinali e stagionali: precari certificati dall’INPS nel bilancio sociale. Il problema è che le misure attuali risultano inefficaci: servono interventi strutturali, come una legge nazionale. Tuttavia, se Fico riuscisse a tradurre l’intenzione in azioni concrete, noi siamo pronti a sostenerlo. La Cgil ha aderito fin da subito, riconoscendo che nel quadro regionale esiste una grave emergenza di povertà e di salari insufficienti. L’Istat certifica un aumento dell’occupazione anche nel Sud, ma si tratta prevalentemente di lavoro povero. Inoltre, ci sono 250.000 percettori di Naspi, 200.000 Neet, disoccupazione a doppia cifra e un milione e seicentomila inattivi. Dov’è, allora, il cambio di paradigma di cui tanto si parla a livello nazionale?

La precedente amministrazione ha puntato su alcune accelerazioni industriali, soprattutto nelle aree interne, come la Menarinibus di Flumeri. Fico intende proseguire su questa linea o ci sono altri piani?

Nelle vertenze che coinvolgevano grandi aziende, De Luca ha spesso delegato la partecipazione ai tavoli ad assessori, direttori o funzionari di turno, figure che non potevano avere, per statura e ruolo, lo stesso peso politico di un presidente di Regione, come avvenuto invece in Emilia-Romagna nel caso Menarinibus. Fico, su alcune vertenze, ci ha già messo la faccia e se ne assume la responsabilità. Questo rappresenta un buon viatico, soprattutto in contesti complessi come quelli dell’automotive e dell’aerospazio. Quando Fico parla della difesa delle aree interne, in particolare di quelle di Benevento e Avellino coinvolte nella legge Calderoli sull’abolizione delle comunità montane, lo fa anche in una prospettiva strategica, considerandole come potenziali nuove aree urbane e industriali.

Ma al di là degli strumenti di integrazione al reddito, qual è la strategia per risollevare il territorio?

Innanzitutto, è fondamentale che la dimensione delle imprese non resti frammentata. Dobbiamo creare occupazione di qualità e diventare il motore di filiere complete sul territorio. Spesso assistiamo alla nascita di grandi idee da start-up che poi lasciano la regione, portandosi via talenti, cervelli e brevetti. Parallelamente, servono investimenti concreti: gli imprenditori, insieme alle risorse pubbliche, devono mettere capitali privati. Serve costruire centri di ricerca, di formazione e strutture produttive che mettano a sistema i giovani che studiano, progettano novità, innovazioni e tecnologie, e nuovi modi di produrre. Su questo fronte, però, manca una politica organica: ci si limita spesso alla gestione delle crisi e ai finanziamenti a pioggia per gli imprenditori. In Campania ci sono cinque settori strategici su cui puntare: automotive, aerospazio, agricoltura, tessile e farmaceutico. L’obiettivo non è semplicemente mantenere i volumi produttivi esistenti, ma investirci per crescere e innovare.

Tirando le somme: qual è, dunque, l’eredità di De Luca, e cosa vi aspettate da Fico?

De Luca ha lasciato il segno per una sua caratteristica distintiva: quella di uomo solo al comando. Va riconosciuto che la sua personalità forte è stata utile in alcune circostanze, come durante la pandemia. Tuttavia, è mancata la disponibilità a dialogare con le parti sociali, disponibilità che invece caratterizza Fico. È importante sottolineare che i due provengono da esperienze politiche diverse e non paragonabili: Fico proviene dall’esperienza del “campo largo”, in cui i partiti sono tornati protagonisti; De Luca, invece, in qualche modo aveva indebolito il ruolo dei partiti. Il decisionismo può essere utile in alcune situazioni, ma in democrazia l’ascolto resta fondamentale. Non rigettiamo tutto l’operato di De Luca: va detto però che, a differenza di Fico, che oggi si confronta con un governo di centrodestra, De Luca ha dovuto gestire più esperienze politiche diverse. In Campania ci troviamo oggi di fronte a un “campo largo” che, per fortuna, si muove in senso opposto rispetto al governo di centrodestra, restituendo alla regione un ruolo sempre più protagonista nel Mezzogiorno.

Elettra Raffaela Melucci

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