“Ci piacerebbe presentare risultati migliori, ma purtroppo il paese non sta bene: la nostra preoccupazione è che si continui a dire il contrario, evitando in questo modo di vedere e affrontare i veri problemi che affligono il paese e il mondo del lavoro”. Così il segretario generale della Cgil Susanna Camusso ha commentato, presso la sede nazionale della Cgil, i dati che sono emersi dall’indagine ‘Fiducia economica, clima sociale e i giudizi sul governo e la Cgil’, realizzata da Tecnè e commissionata dall’Associazione Bruno Trentin.
Secondo l’indagine, infatti, il clima sociale è in costante ribasso. “E’ da considerare – ha spiegato Carlo Buttaroni, presidente dell’Istituto Tecnè – che la componente economica incide, ma non solo: anche il deterioramento del sistema politico influisce notevolmente sulla percezione della salute del nostro paese”.
Di fatto il clima sociale studiato nell’indagine è la media di 12 indicatori, tra i quali la fiducia nel governo, nel parlamento, nei partiti, nella magistratura, giudizi e prospettive sulla situazione economica dell’Italia e della propria famiglia, attese sull’occupazione, bilancio familiare, standard di consumi. “Un anno di rilevazione – ha commentato Camusso – corrisponde al tempo dei provvedimenti di questo governo”.
Nell’indagine sono stati rilevati anche i giudizi sulla Cgil: “Benché il governo ci liquidi dicendo che rappresentiamo soltanto i pensionati, – ha sottolineato Camusso – l’indagine mostra come sono proprio i pensionati a dare il giudizio più basso, mentre sono maggiormente positivi i giudizi di chi ha redditi inferiori a 1.000 euro, dei lavoratori a tempo indeterminato, precari e disoccupati”. Inoltre i giudizi sulla Cgil salgono nel periodo ottobre-novembre-dicembre: “Abbiamo la conferma che questo maggiore consenso è cresciuto grazie alle varie manifestazioni che abbiamo svolto in tutta Italia, anche se il distacco – ha spiegato il leader della Cgil – non è così forte rispetto agli altri periodi”.
Per quanto riguarda i giudizi sulla riforma del mercato del lavoro, tra i lavoratori con redditi inferiori a 1.000 euro il 79.1%, nel I trimestre, e 80.2%, nel II trimestre, boccia la riforma del governo. Inoltre, i lavoratori con redditi inferiore a 1.000 euro detengono anche l’indice più basso dei “senza opinione”, attestandosi a 5.7% nel I trimestre e 5.5% nel II trimestre.
Sulla riforma della scuola, i giudizi sono molto netti tra i giovani: il 91.1% la giudica negativamente. “Un’altissima critica, anche se la riforma è recente e quindi l’indagine raccoglie dei giudizi ‘a caldo’, – ha concluso il segretario -. Ma un altro dato è molto interessante: solo lo 0.4% non ha una opinione in merito, il che significa che la quasi totalità dei giovani ha ben presente e a cuore la situazione scolastica”.
Emanuele Ghiani






























