“A dieci anni dalla legge 199 dobbiamo compiere un salto di qualità nella lotta al caporalato. La repressione resta indispensabile, ma non è sufficiente: bisogna prevenire il caporalato, eliminandone i presupposti, governare il mercato del lavoro e colpire le nuove forme di intermediazione illecita. Il cibo che nasce dallo sfruttamento è inaccettabile e danneggia lavoratori, imprese sane e l’intero made in Italy agroalimentare”. E’ quanto hanno dichiarato il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, e la leader della Uila, Enrica Mammucari.
“Dobbiamo contrastare, con sempre maggiore forza, le infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo agricolo e tutte quelle forme apparentemente imprenditoriali come pseudo-imprese e cooperative senza terra dove spesso si celano forme di intermediazione illecita e sfruttamento a danno, anche, dei lavoratori extracomunitari – hanno proseguito – non è più rinviabile l’operatività della banca dati degli appalti in agricoltura introdotta due anni fa, ma rimasta sulla carta. Occorre dare piena operatività alle sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità, affinché diventino un presidio permanente di legalità, capace di mettere in rete istituzioni, parti sociali e servizi pubblici e costruire risposte efficaci in tema di trasporti, alloggi e incontro tra domanda e offerta di lavoro. A tal fine, gli enti bilaterali agricoli territoriali possono svolgere un ruolo fondamentale”.
Anche il sistema informativo per la lotta al caporalato in agricoltura, hanno poi sottolineato Bombardieri e Mammucari, “deve diventare pienamente funzionante. Incrociare i dati a disposizione con quelli di Inps, Inl e Agea, anche attraverso strumenti geospaziali, significa poter individuare le anomalie nei comportamenti aziendali e programmare ispezioni mirate, soprattutto durante le grandi campagne di raccolta e nei territori a maggiore rischio. Infine, una competizione globale giocata unicamente nella ricerca del prezzo più basso delle produzioni finisce per condurre irrimediabilmente a cercare anche il lavoro al costo più basso. Ecco perché non possiamo accettare arretramenti sulla condizionalità sociale della Pac: le risorse pubbliche devono andare a chi rispetta la legislazione sociale, i contratti, la salute e la sicurezza. La dignità del lavoro – hanno concluso – deve rappresentare sempre di più una condizione della competitività, in Italia, in Europa e negli accordi di libero scambio”.




























