Un Patto per Roma tra le parti sociali e l’amministrazione comunale “attraverso lo strumento del confronto e della contrattazione”. Una serie di temi – dal fisco alle aziende partecipate agli appalti, alla riforma della pubblica amministrazione, alle periferie, al welfare all’emergenza abitativa – sviluppati dal sindacato nel corso della Conferenza di programma “Per Roma” del 9 maggio scorso e che “dovrebbero essere trattati in modo prioritario dalla nuova amministrazione comunale”. Questi i contenuti della lettera aperta inviata oggi dai segretari generali della Cgil di Roma e del Lazio, della Cisl di Roma Capitale e Rieti e della Uil di Roma e del Lazio Claudio Di Berardino, Paolo Terrinoni e Alberto Civica ai candidati sindaco Virginia Raggi e Roberto Giachetti.
“Occorre ridurre la pressione fiscale ormai troppo elevata, a partire dalla ricontrattazione del debito pubblico – scrivono i sindacalisti -. E occorre realizzare il patto antievasione con l’Agenzia delle entrate, riutilizzando le risorse recuperate per ridurre la pressione fiscale, incrementare gli investimenti, favorire le politiche sociali”. “Le aziende partecipate – aggiungono -.sono i pilastri su cui fondare una nuova politica industriale e dei servizi nella Capitale d’Italia, a partire da Atac, Ama e Acea. I problemi non si risolvono con le privatizzazioni, ma attraverso l’efficientamento, la razionalizzazione, la semplificazione e la riorganizzazione delle aziende e del lavoro portando a compimento i processi di risanamento già avviati senza prevederne di nuovi e tutelando i posti di lavoro. Occorre completare le grandi opere (già in esecuzione o solo progettate) nel pieno rispetto delle norme prevista dal Prg e aprire anche un nuovo ciclo edilizio basato sul recupero, sulla riqualificazione, sull’impiego di nuova tecnologia, pianificando opportuni interventi per le infrastrutture immateriali, materiali e sociali e inserendo nell’agenda urbana i concetti di innovazione e smart city”. “Nelle periferie – proseguono – è necessario intervenire con opere infrastrutturali nell’ottica di una riorganizzazione urbana, implementando i servizi pubblici e privati e favorendo centri di aggregazione e culturali.
Bisogna inoltre ridefinire il piano regolatore sociale e sanitario, rafforzando i servizi a favore delle persone più deboli e ripensando anche alle modalità di gestione di molti servizi attualmente appaltati e il cui risultato lascia molto a desiderare. La questione abitativa, infine, non può essere più essere gestita come una materia di ordine pubblico: occorre realizzare un’effettiva mappatura sugli aventi diritto alla case popolari del Comune e dell’Ater, rilanciare un programma mirato alla costruzione e al recupero di nuovi alloggi di edilizia sociale e creare un’Agenzia per l’affitto o un altro strumento capace di far incontrare domanda e offerta per immettere sul mercato almeno il 10% degli alloggi privati chiusi (circa 125mila) attraverso opportune politiche anche d’incentivazione pubblica”. “Dall’insieme di questi interventi – concludono i sindacalisti – crediamo possa arrivare la spinta per rilanciare lo sviluppo e il lavoro e per uscire dalla crisi, favorendo al contempo una redistribuzione del reddito”.





























