40ª Seduta
Presidenza del Presidente
GIULIANO
Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali Viespoli.
La seduta inizia alle ore 10,15.
IN SEDE CONSULTIVA
(1210 e 1210-bis) Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009 – 2011 e relativa Nota di variazioni, approvato dalla Camera dei deputati
– (Tabb. 4 e 4-bis) Stato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2009.
(1209) Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2009), approvato dalla Camera dei deputati
(Rapporto alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Rapporto favorevole)
Prosegue l’esame congiunto, sospeso nella seduta di ieri.
Il presidente GIULIANO ricorda che nella precedente seduta si è conclusa la discussione generale e si sono svolte le repliche della relatrice e del rappresentante del Governo. Avverte altresì che è stato presentato l’ordine del giorno G/1209/1/11 (allegato al resoconto), a firma del senatore Belisario ed altri, ed invita la senatrice Carlino, cofirmataria, a procedere all’illustrazione.
La senatrice CARLINO (IdV) dà conto dell’ordine del giorno G/1209/1/11, che impegna il Governo ad adottare interventi legislativi per incrementare l’importo della pensione spettante a talune categorie di non vedenti.
La relatrice SPADONI URBANI (PdL) si rimette al Governo; il sottosegretario VIESPOLI chiede alla senatrice Carlino di ritirare l’ordine del giorno, sottolineando che è in corso una riflessione organica sul tema.
Il presidente GIULIANO fa osservare che la Commissione ha già intrapreso l’esame di iniziative legislative su problemi analoghi, condividendo la necessità di un approccio di carattere organico.
Verificata la presenza del prescritto numero di senatori, mette quindi ai voti l’ordine del giorno, che viene respinto.
La relatrice SPADONI URBANI (PdL) dà conto di uno schema di rapporto favorevole sulle Tabelle 4 e 4-bis, relative allo stato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociale, per l’anno finanziario 2009 e sulle connesse parti del disegno di legge finanziaria (allegato al resoconto della seduta). Ribadisce che le tematiche del lavoro rappresentano un elemento centrale della manovra di bilancio e che tutte le misure proposte vanno esaminate e valutate in connessione con gli altri provvedimenti governativi, collegati alla finanziaria, già all’esame delle Camere, nonché con i nuovi interventi di cui è stata preannunciata l’imminente adozione. A suo giudizio, il complesso della manovra va valutato con favore, in quanto finalizzato a favorire la ripresa dei consumi, a tutelare fasce più deboli, a garantire i lavoratori, attraverso il sistema degli ammortizzatori sociali, nonché a sostenere le imprese.
Il senatore PASSONI (PD) illustra uno schema di rapporto contrario (allegato al resoconto), rimarcando che le stesse considerazioni svolte ieri dal rappresentante del Governo, oltre a radicarlo ulteriormente in una netta contrarietà al testo, hanno evidenziato che si sta discutendo di documenti di bilancio non solo inidonei a fronteggiare la situazione, ma da essa addirittura totalmente avulsi. Una valutazione, questa, che in qualche modo non sfugge alla stessa maggioranza, tant’è che il Governo ha già al suo studio ulteriori misure, destinate ad integrare e correggere la manovra in esame. Il dibattito dunque si è incentrato su un documento che non c’è, o che dispone misure errate, senza tenere conto della situazione internazionale, densa di drammatiche difficoltà. A ciò va aggiunto che gli indicatori di finanza pubblica registrano un complessivo peggioramento, soprattutto per l’inversione di segno di alcuni parametri essenziali per la valutazione delle politiche di bilancio, a partire dall’avanzo primario e dal debito pubblico. Anche le stime sul versante previsionale effettuate da alcuni autorevoli centri studi rendono preoccupanti le prospettive per il 2009, riferendo di un peggioramento diffuso in tutti i settori e sull’intero territorio nazionale, destinato a colpire anche le regioni più forti dal punto di vista dell’assetto produttivo del Paese. Questi temi restano invece totalmente estranei alla manovra economico-finanziaria, che non reca alcuna incisiva misura destinata a sostenere il potere di acquisto di salari e pensioni, rinuncia ad intervenire sulla distribuzione dei redditi e sul sostegno alla domanda interna e risulta carente di interventi strutturali in materia di strumenti di protezione sociale e di contrasto alla povertà.
Pur ringraziando il rappresentante del Governo per i chiarimenti forniti nelle precedenti sedute in materia di ammortizzatori sociali, che rappresentano certo un punto non secondario, rileva che lo stesso sottosegretario Viespoli ha affermato che ci si trova in presenza di incrementi adeguati in tempi normali, ma ora insufficienti alle necessità; tant’è che sono allo studio da parte del Governo ulteriori interventi legislativi per il sostegno ai redditi. In proposito, egli ravvisa piuttosto la necessità di adottare misure senz’altro straordinarie, ma tuttavia di portata strutturale, auspicando che lavoro dipendente e pensioni costituiscono per il Governo altrettanti obiettivi prioritari, atteso che riguardano soggetti che non possono misurarsi con il fisco in modo “fantasioso”, e che vanno dunque tutelati con interventi mirati. Essenziale è inoltre a suo giudizio il sostegno alle piccole e medie imprese, particolarmente bisognose di misure ad hoc, a partire dal credito. L’individuazione di idonee risorse finanziarie è dunque ineludibile; e a questo proposito egli esprime perplessità sui recenti orientamenti del ministro Tremonti, per lungo tempo euroscettico e oggi invece così restio ad una revisione o a uno sforamento dei parametri di Maastricht, sui quali altri stati membri si stanno confrontando in modo aperto. Di fronte ai nuovi scenari, le politiche economiche proposte dall’Esecutivo appaiono di tipo pro-ciclico. Anche laddove interviene per riequilibrare situazioni di sperequazione, il Governo fa ricorso a strumenti di stampo paternalistico, come la cosiddetta social card, prelevando risorse dal Fondo per le Politiche Sociali, o contraddittori, come la detassazione degli straordinari, ovvero sottraendo risorse ad altri obiettivi prioritari: basti pensare all’abolizione dell’ICI anche per i cittadini più abbienti. Viene invece pretermessa l’adozione di misure primarie, come un forte contrasto all’evasione fiscale. Esiste un problema di approccio politico alla fase di crisi che il Paese sta attraversando, rispetto alla quale, a suo giudizio, il Governo dovrebbe assumere un atteggiamento idoneo a favorire la ricerca di coesione sociale, con comportamenti più rispettosi nei confronti delle parti, e comunque diversi da quelli che ha perseguito, e che hanno portato a forti divisioni sindacali. Queste ragioni – di metodo, di merito e di politiche di contesto – sono dunque alla base della proposta di rapporto contrario da lui presentato e spingeranno il suo Gruppo a votare contro la bozza di rapporto predisposta dalla relatrice.
Si passa alle dichiarazioni di voto.
La senatrice CARLINO (IdV) si richiama alle recenti previsioni dell’OCSE, che documentano come l’Italia sia entrata nella recessione più grave mai conosciuta, e ai dati elaborati dall’ISAE e dall’ISTAT, relativi alla fiducia dei consumatori e alle esportazioni verso i Paesi extraeuropei. Si tratta di un quadro fosco, ma realista, della situazione economica italiana, che il Governo non può pensare di fronteggiare con dichiarazioni ed inviti all’ottimismo. La manovra di bilancio a suo avviso non interviene laddove vi è più bisogno, cioè sulle famiglie più deboli e sui redditi da lavoro e pensioni; dimentica inoltre interventi fondamentali sugli ammortizzatori sociali, sull’abbattimento della pressione fiscale sui ceti più deboli e sulla detassazione delle tredicesime. Si tratta dunque di una manovra destinata esclusivamente a togliere risorse ed inadeguata a dare risposte efficaci alla grave crisi che il Paese sta attraversando. Da ciò il suo voto contrario alla bozza di rapporto della relatrice.
Il senatore PASSONI (PD) ritiene che le ragioni che porteranno il suo Gruppo a votare contro la bozza di rapporto della relatrice ed a favore di quella da lui testé illustrata siano già state adeguatamente esposte nel suo precedente intervento, e ad esse integralmente si richiama.
Il senatore CASTRO (PdL) esprime preliminarmente apprezzamento per le modalità con le quali il dibattito si è svolto, con contributi significativi nell’ambito di una discussione matura; auspica pertanto che quest’atteggiamento costituisca il presupposto per possibili convergenze su futuri provvedimenti del Governo per fronteggiare l’attuale lancinante crisi economica. Di fronte a questo scenario complesso, la terapia di contrasto deve muoversi su un doppio binario: porre in essere una manovra adeguata ai bisogni ed impedire l’insorgenza di nuove crisi; e a questo scopo è indispensabile l’adozione di un approccio multifattoriale integrato. Il quadro è infatti complicato dall’esistenza di vincoli esterni, rappresentati dai parametri di Maastricht, discostarsi dai quali darebbe in questo momento prova di autentica dissennatezza, ed interni, atteso che l’Esecutivo ha scelto comunque di non mettere mano al “serbatoio” della previdenza. Il sentiero è dunque stretto, e la manovra di bilancio va utilizzata con grande perizia, quasi il Governo si trovasse alla guida di un veicolo nel quale, con un uso ragionatamente dosato di acceleratore e freno, deve superare con efficacia e velocità una curva insidiosa. In questo quadro, l’Esecutivo ha adottato disposizioni destinate a superare le inefficienze della pubblica amministrazione, interventi a favore degli “ultimi”, come la social card, ma anche misure nei confronti delle banche, perché non risulti interrotto il flusso di credito; ma anche detassazione dei premi, destinata a favorire le imprese più dinamiche, misure finalizzate all’incremento della produttività della pubblica amministrazione, un pacchetto integrato per restituire efficacia ai lavori flessibili e interventi sulla bilateralità. Si tratta di una manovra di bilancio tempestiva, con interventi compiuti a sostegno dei conti pubblici, né aggressiva né inerte, ma adeguata e saggia, e che dà forte centralità alle tematiche del lavoro. Per queste ragioni, egli annuncia il voto favorevole sul rapporto predisposto dalla relatrice.
Il presidente GIULIANO mette quindi ai voti il rapporto favorevole predisposto dalla relatrice, che è approvato, risultando di conseguenza preclusa la votazione sulla proposta alternativa di rapporto. Il Presidente comunica che tale ultima proposta, su richiesta del senatore Passoni, sarà trasmessa alla 5a Commissione permanente, ai sensi dell’articolo 126, comma 6 del Regolamento, quale rapporto di minoranza. Dichiara infine concluso l’esame dei documenti di bilancio.
La seduta termina alle ore 11.
RAPPORTO APPROVATO DALLA COMMISSIONE SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE
E DELLE POLITICHE SOCIALI E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (disegni di legge nn.1210 e 1210-bis, Tabelle 4 e 4-bis) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1209
L’11a Commissione permanente (lavoro, previdenza sociale),
esaminate le tabelle 4 e 4-bis, relative allostato di previsione del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali per l’anno finanziario2009 e le connesse parti del disegno di legge finanziaria,
rileva preliminarmente che la presentazione dei documenti di bilancio rappresenta un importante momento di verifica della complessiva situazione economico-finanziaria del Paese e delle scelte che il Parlamento è chiamato ad affrontare, segnatamente in una fase, come l’attuale, di forti ed evidenti difficoltà;
evidenzia che l’anticipazione, ad opera del decreto-legge n. 112, nello scorso mese di luglio, di alcune importanti misure di carattere economico, consente oggi al Governo di porre in essere ulteriori importanti iniziative, attraverso l’adozione di una manovra di bilancio che si presenta snella e ridotta rispetto alle precedenti edizioni;
nota che le tematiche del lavoro rappresentano un elemento centrale della manovra economico-finanziaria in esame;
sottolinea che le misure qui contenute non possono che essere esaminate e valutate facendo riferimento anche agli altri provvedimenti adottati dall’Esecutivo, collegati alla manovra di bilancio, già all’esame delle Camere, nonché ai nuovi interventi di cui è stata preannunciata l’adozione nel prossimo Consiglio dei Ministri;
segnala che, al di là delle possibili discrasie, che è naturale riscontrare in iniziative legislative poste in essere in modo diacronico, gli interventi del Governo vanno dunque letti e valutati come un tutt’uno organico, tenendo altresì presente che si tratta di misure adottate sulla base di esigenze congiunturali, finalizzate alla gestione delle necessità imposte dall’andamento della crisi internazionale;
evidenzia che ciò vale in particolare per quanto attiene alle apparenti discrasie riscontrabili tra quanto stabilito dall’art. 27, comma 1, del disegno di legge n. 1167, collegato alla manovra di finanza pubblica, in materia di lavoro pubblico e privato, processo del lavoro e previdenza sociale, attualmente all’esame del Senato – che stanzia 450 milioni di euro, sia per la concessione sia per la proroga di ammortizzatori sociali, subordinandone la fruizione alla sottoscrizione da parte del lavoratore di un apposito patto di servizio presso i competenti centri per l’impiego – e la disposizione di cui al comma 36 dell’articolo 2 del disegno di legge finanziaria, che stanzia invece 600 milioni di euro con riguardo alle sole concessioni in deroga e senza alcun riferimento alla condizione della sottoscrizione suddetta. A questo specifico riguardo, sottolinea con particolare apprezzamento che, come chiarito dallo stesso rappresentante del Governo, in base alle ulteriori misure poste in campo in questo settore lo stanziamento di 600 milioni di euro rappresenta il dato di partenza minimo;
valuta favorevolmente le misure poste in essere dalla manovra e finalizzate alla ripresa dei consumi, alla tutela delle fasce più deboli, alle garanzie a favore dei lavoratori, attraverso le concessioni e le proroghe del sistema degli ammortizzatori sociali, al sostegno alle imprese;
esprime soddisfazione per la previsione contenuta nell’articolo 1, comma 4, peraltro inserita nel corso dell’esame alla Camera dei deputati, che destina le eventuali maggiori disponibilità di finanza pubblica che nel 2009 si verificassero rispetto alle previsioni del DPEF per gli anni 2009-2013, al fine di fronteggiare la diminuzione della domanda interna, alla riduzione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie con figli e dei percettori di reddito medio-basso, con priorità per i lavoratori dipendenti e i pensionati;
evidenzia che l’articolo 2, comma 2, rende permanenti alcune agevolazioni fiscali e contributive – già stabilite per gli anni precedenti il 2009 da disposizioni temporanee – in favore delle imprese che esercitano la pesca costiera o la pesca nelle acque interne e lagunari;
segnala che ulteriori defiscalizzazioni dei trattamenti economici dei lavoratori, pur se pienamente condivisibili e di adozione pur auspicabile, non risultano allo stato possibili, attesa la situazione economico-finanziaria del Paese e i conguenti vincoli di bilancio;
nota che il disegno di legge di bilancio a legislazione vigente appare complessivamente rispecchiare il livello tendenziale della spesa del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.
Sulla base di queste considerazioni, nell’esprimere l’auspicio di una conclusione nei tempi più rapidi dell’attuale congiuntura economico-finanziaria, la Commissione formula conclusivamente rapporto favorevole.
SCHEMA DI RAPPORTO PROPOSTO DAI SENATORI PASSONI, TREU, ROILO, ADRAGNA, BIONDELLI, BLAZINA, GHEDINI, ICHINO E NEROZZI SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI E RELATIVA NOTA DI VARIAZIONI (disegni di legge nn. 1210 e 1210-bis, Tabelle 4 e 4-bis) E SULLE PARTI CORRISPONDENTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1209
La Commissione 11a,
in sede di esame della manovra di bilancio
premesso che:
il quadro macroeconomico e di finanza pubblica delineato dal DPEF 2009-2013 deve ritenersi largamente superato: lo scenario di bassa crescita prospettato dal DPEF si è ormai trasformato in un quadro di conclamata stagnazione, secondo le nuove stime fornite dal Governo con la Nota di aggiornamento, che rivedono al ribasso di quasi mezzo percentuale le previsioni di crescita del PIL reale per il 2008 e il 2009, fissandole rispettivamente allo 0,1 per cento per il 2008 e allo 0,5 per cento per il 2009;
tale scenario è a sua volta corretto in senso marcatamente recessivo sia dalle stime più recenti del Fondo Monetario Internazionale che, in un aggiornamento straordinario del World Economic Outlook, ha previsto per il PIL italiano una contrazione dello 0,2 per cento nel 2008 e addirittura dello 0,6 per cento nel 2009, rispetto a una crescita media del prodotto nei Paesi dell’Eurozona di segno positivo, stimata al 1,4 per cento nello stesso periodo; sia dalle valutazioni fornite in questi giorni dall’OCSE, secondo cui nel nostro Paese la contrazione del PIL avrebbe raggiunto lo 0,4% nel 2008 e raggiungerà il -1% nel 2009, determinando così un ulteriore differenziale con altri Paesi Europei, come Francia e Germania, per i quali si prevede rispettivamente una crescita pari rispettivamente al -0,4% e -0,8% nello stesso anno;
per altro verso, anche gli indicatori di finanza pubblica registrano un complessivo peggioramento, significativo non tanto per l’entità delle correzioni, quanto per l’inversione di segno di alcuni parametri essenziali per la valutazione delle politiche di bilancio, a partire dall’avanzo primario, stimato nuovamente in peggioramento per tutto il periodo 2009-2013, e dal debito pubblico, il cui percorso di rientro segna un ulteriore rallentamento, facendo slittare al 2011 l’atteso abbattimento al di sotto del 100 per cento del PIL;
alla base di questo scenario c’è senz’altro il deterioramento della congiuntura internazionale – che sta ormai colpendo l’economia reale di tutti i paesi maggiormente industrializzati – derivante in primo luogo dalle persistenti incertezze sull’ampiezza e la durata della crisi del credito e dei mercati finanziari internazionali. Tuttavia, in questo contesto l’economia italiana sconta una condizione di peculiare difficoltà in relazione alla struttura del nostro sistema produttivo e alla natura ed estensione del sistema di protezione sociale, tali da non garantire adeguati livelli di garanzia in una congiuntura segnata da una forte flessione della domanda e dalla riemersione di spinte inflazionistiche e crisi occupazionali;
a fronte di ciò, le politiche economiche e finanziarie adottate dal Governo dall’inizio della legislatura non appaiono all’altezza delle emergenze, economiche e sociali, che il Paese si troverà a fronteggiare nel breve e medio periodo, e rischiano addirittura di risultare controproducenti ai fini dell’aggiustamento dei tendenziali di finanza pubblica, eludendo le vere priorità: le difficoltà di ripresa della crescita e la perdita di potere d’acquisto dei redditi da lavoro e pensione;
in tal senso, le prospettive per il 2009 sono preoccupanti. Come rilevato dal Servizio studi di Confindustria, nel 2009 il consumo delle famiglie italiane rispetto all’anno precedente si ridurrà ulteriormente dall’attuale -0,2 per cento a – 0,6 per cento; le imprese avranno più estese carenze di capitale e, in previsione del calo dei consumi, non potranno sostenere cicli di produzione a pieno regime, con la conseguenza di determinare un brusco rialzo del tasso di disoccupazione, dall’attuale 6,8 per cento al 7,3 per cento;
i segnali di crisi occupazionale sono peraltro già largamente visibili. Nel mese di luglio le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria hanno subìto un’impennata aumentando del 26,20 per cento. I settori maggiormente interessati sono: l’alimentare (+143 per cento), il legno (+135 per cento), il commercio (+129 per cento), il tessile (+92 per cento). Il totale delle ore cumulate, da gennaio a luglio, ordinarie e straordinarie, è aumentato dell’8,61 per cento: si è passati dagli 86 milioni di ore dei primi sette mesi del 2007, agli oltre 93 milioni di ore del corrispondente periodo del 2008. Le regioni più coinvolte sono, nei sette mesi, le Marche (+149 per cento), il Friuli (+72 per cento), il Veneto (+48 per cento), la Sardegna (+41 per cento) e l’Emilia Romagna (+40 per cento); rispetto alla rilevazione di agosto si registra, peraltro, un ulteriore aumento del ricorso alla cassa integrazione, che porta il dato al 9,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, evidenziando così un drammatico trend in ascesa del parametro considerato; in più, alcune previsioni ci prospettano l’espulsione di circa 400mila lavoratori e lavoratrici precari, di cui il 70 per cento donne, che, nell’arco di pochi mesi, alla scadenza dei rispettivi contratti si ritroveranno senza possibilità di rinnovo del rapporto di lavoro;
considerato che:
la manovra finanziaria per gli anni 2009-2011 – come delineata dal decreto-legge n. 112 del 2008, dai disegni di legge finanziaria e di bilancio e dai provvedimenti collegati tuttora all’esame delle Camere – non tiene in alcun modo conto del quadro esposto in premessa; infatti, non reca alcuna incisiva misura di sostegno al potere d’acquisto di salari e pensioni e si connota, al momento, per la completa rinuncia ad intervenire sulla distribuzione dei redditi, in primo luogo attraverso una riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e pensione, sul sostegno alla domanda interna; così come è assente un intervento strutturale e di dimensioni adeguate alla crisi sugli strumenti di protezione sociale e sul contrasto alle povertà ;
le politiche economiche proposte dal Governo appaiono, al contrario, di tipo pro-ciclico, come riconosciuto anche da autorevoli esponenti della maggioranza, che sono arrivati a quantificare in circa tre decimi di punto percentuale di PIL, per ciascun anno del triennio 2009-2011, l’effetto di freno sull’economia determinato della sola manovra finanziaria di luglio;
inoltre il Governo, laddove interviene con finalità di riequilibrio delle sperequazioni reddituali e sociali lo fa attraverso strumenti di stampo paternalistico, come la cosiddetta social card, sottraendo contestualmente risorse al Fondo per le politiche sociali, ovvero con strumenti contradditori e controproducenti rispetto alla fase economica in cui si trova il Paese, quali la detassazione degli straordinari, oppure ancora sottraendo risorse fondamentali ad altri obiettivi prioritari di sostegno ai redditi e alla protezione sociale, “bruciando” risorse nell’abolizione dell’ICI anche per i cittadini più abbienti e comprimendo contestualmente le risorse a disposizione degli enti locali, che pure costituiscono il primo punto di accoglienza e contrasto delle emergenze sociali;
in tal senso, ciò che rileva ai fini della valutazione del disegno di legge finanziaria non è tanto quello che esso prevede, quanto piuttosto quello che vistosamente manca per la realizzazione di un’effettiva manovra di politica economica e non già di un mero adempimento contabilistico-finanziario, quale quello proposto;
in particolare: la ridefinizione ed estensione su base universalistica del sistema di ammortizzatori sociali, dando piena ed immediata attuazione alla delega conferita in materia al Governo ai sensi dell’articolo 1, comma 28 e seguenti della legge 24 dicembre 2007, n. 247; l’adozione di interventi di defiscalizzazione dei redditi da lavoro dipendente e da pensione, anche dando seguito a quanto previsto dal Protocollo sul welfare del 23 luglio 2007, allo scopo di produrre effetti immediati sulla ripresa del potere d’acquisto dei medesimi; il riconoscimento di sgravi fiscali sulle retribuzioni di produttività derivanti dalla contrattazione di secondo livello; il ripristino della dotazione economica e l’ulteriore incremento del Fondo per le politiche sociali, prioritario strumento di contrasto alle emergenze sociali e per l’implementazione di politiche sociali attive e di attuazione dei diritti di cittadinanza; la ripresa dl processo di stabilizzazione dei precari del pubblico impiego e, in fine, il rilancio degli investimenti pubblici, a partire dal mancato reintegro dei circa 2 miliardi di euro già destinati alle infrastrutture del Mezzogiorno ed utilizzati a copertura degli sgravi ICI;
per quanto riguarda le parti di competenza della Commissione lavoro:
si rileva assai criticamente il contenuto dei commi 25 e 26 laddove dispongono il trasferimento degli oneri relativi a disposizioni di carattere assistenziale dal bilancio dello Stato a quello dell’Inps, caricandone i costi sulla gestione previdenziale dell’ente, così compromettendo il principio consolidato inerente alla separazione tra previdenza e assistenza, quest’ultima spettante all’intera collettività, attraverso la fiscalità generale, e non solo a carico del lavoro dipendente e del sistema delle imprese;
con riferimento al comma 32, si rileva che la disposizione appare indeterminata per quanto concerne la titolarità e le modalità di riconoscimento della corresponsione dei trattamenti accessori, da parte delle pubbliche amministrazioni, prevedendo solo che tali compensi siano erogati in base alla qualità, alla produttività e alla capacità innovativa della prestazione lavorativa, senza alcun obbligo di contrattazione con le organizzazioni sindacali dei lavoratori;
si segnalano criticamente, inoltre, il comma 35, primo periodo, dell’articolo 2, che stabilisce la decorrenza delle trattative per il rinnovo dei contratti del personale delle amministrazioni pubbliche dalla data di presentazione del disegno di legge finanziaria, che diviene così termine temporale di riferimento, in luogo dell’effettiva entrata in vigore della stessa, nonché il secondo periodo della medesima disposizione, che prevede che le somme previste per i benefici possano essere erogate, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria, anche mediante atti unilaterali – previa una mera informazione delle parti sociali – per un ammontare non superiore al 90 per cento del tasso di inflazione programmata per ciascuno degli anni del biennio di riferimento, attribuendo così un formidabile strumento di pressione nei confronti delle controparti sindacali nel corso della trattativa, e residuando alla contrattazione solo il rimanente 10 per cento, ovvero una cifra irrisoria di una quota peraltro già largamente insufficiente, stante la fissazione ad un livello assolutamente irrealistico del un tasso di inflazione programmatico;
tutto ciò premesso
esprime
RAPPORTO CONTRARIO.
ORDINE DEL GIORNO AL DISEGNO DI LEGGE
N° 1209
G/1209/1/11
BELISARIO, CARLINO, MASCITELLI, LANNUTTI
La Commissione 11a,
in sede di esame del disegno di legge finanziaria per il 2009 e del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009,
preso atto che
il Governo non ha provveduto in alcun modo ad adottare interventi di miglioramento del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati, anche al fine di migliorare la distribuzione dei redditi e la domanda interna, già fortemente penalizzata dall’aumento dell’inflazione, oltremodo accentuata dalla scelta di fissare un tasso di inflazione programmata assolutamente irrealistico, e dalla mancata riduzione della pressione fiscale, quando l’unica vera leva a disposizione del Governo sarebbe proprio quella di interventire a sostegno dei consumi;
considerato che
le famiglie, i lavoratori e le imprese italiane avrebbero avuto bisogno, rivedendo la scelta di concetrare tutta l’azione economico-finanziaria del Governo nel decreto-legge n. 112, di coraggiosi interventi legislativi finalizzati a contrastare la fase di recessione economica in atto; al contrario, ciò che rileva del disegno di legge finanziaria non è tanto quello che c’è, quanto piuttosto quello che non c’è: non ci sono neanche i finanziamenti per le misure più propagandate dal Governo, la social card e gli sgravi fiscali sugli straordinari, né tantomento la promessa restituzione dei quasi 2 miliardi per le infrastrutture del Mezzogiorno tagliati per finanziare gli sgravi Ici;
rilevato criticamente il contenuto dei commi 25 e 26 dell’articolo 2 laddove dispongono il trasferimento degli oneri relativi a disposizioni di carattere assistenziale dal bilancio dello Stato a quello dell’Inps, caricandone i costi sulla gestione previdenziale dell’ente, così compromettendo il principio consolidato inerente alla separazione tra previdenza e assistenza. Quest’ultima compito dell’intera collettività, attraverso la fiscalità generale, e non solo a carico del lavoro dipendente e del sistema delle imprese;
rilevata l’assenza di alcun intervento finalizzato al sostegno e all’adeguamento delle pensioni spettanti ai ciechi totali e ai ciechi parziali
impegna il Governo
ad adottare adeguati interventi legislativi al fine di provvedere all’incremento dell’importo della pensione spettante ai ciechi totali e ai ciechi parziali, con un residuo visivo non superiore a un ventesimo, pari al 10% dell’importo attuale (euro 266,83 e 246,73) suddiviso in tre tranches di pari importo per il triennio 2009-2011.

























