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Il Diario del Lavoro

Quotidiano online del lavoro e delle relazioni industriali

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Home - Camera - Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, previdenza sociale (Dai Resoconti Sommari)

2 Ottobre 2015
in Camera

182ª Seduta

Presidenza del Presidente

SACCONI 

La seduta inizia alle ore 8,45.

SULLA PUBBLICAZIONE DEI DOCUMENTI ACQUISITI   

Il presidente SACCONI comunica che nel corso dell’audizione del Presidente dell’ISTAT sull’aggiornamento dei metodi di rilevazione dell’Istituto e la possibile integrazione delle banche dati con quelle di altri Enti e del Ministero del lavoro, svoltasi ieri in sede di Ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi, sono state acquisite documentazioni che saranno rese disponibili per la pubblica consultazione sulla pagina web della Commissione.

Prende atto la Commissione.

IN SEDE CONSULTIVA 

(Doc. LVII, n. 3-bis) Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2015 e connessi allegati

(Parere alla 5a Commissione. Seguito e conclusione dell’esame. Parere favorevole con raccomandazioni)

 

Prosegue l’esame, sospeso nella seduta di ieri.

 

Il senatore BERGER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) dà conto di una proposta di parere, favorevole con raccomandazioni (testo allegato al resoconto della seduta).

 

Il senatore ICHINO (PD) interviene brevemente a sottolineare che una delle modalità più importanti della strategia europea complessiva è rappresentata dalla flessibilizzazione del mercato del lavoro in funzione dell’appartenenza all’euro, in linea con quanto più volte sottolineato dal presidente Draghi. Da ciò l’importanza di decentrare la contrattazione collettiva, finalità che andrebbe vieppiù enfatizzata nel Documento in esame.

 

Il senatore PUGLIA (M5S) ritiene che la Nota di aggiornamento in esame contenga molti buoni propositi, riferiti anche al Mezzogiorno d’Italia, il cui PIL è oggi inferiore a quello della Grecia, ma che andrebbero tradotti in altrettante azioni pratiche; in questo senso sarebbe indispensabile inserirvi il riferimento ad interventi specifici destinati a far decollare l’economia delle aree del Sud d’Italia. Sarebbero in particolare necessari incentivi destinati a favorire in tale area i tassi di occupazione, dando peraltro attuazione a quegli ordini del giorno presentati dal suo Gruppo nel corso dell’esame del cosiddetto Jobs Act, alcuni dei quali accolti dal Governo. Va in questo senso la proposta di parere contrario al Documento in esame presentata dal suo Gruppo (testo allegato al resoconto), corredata di puntuali suggerimenti e di richieste di integrazioni alla Nota di aggiornamento stessa.

 

Anche a giudizio della senatrice CATALFO (M5S) le previsioni contenute nella Nota di aggiornamento si presentano marcate da un eccessivo e ingiustificato ottimismo. Sarebbe a suo avviso necessario comprendere se davvero l’occupazione in Italia sia aumentata, come il Governo sostiene, specificando, ed esempio, se nell’incremento dei posti di lavoro siano inclusi i tirocini per Garanzia giovani. Cita in materia il caso emblematico della Sicilia. A suo giudizio, l’attuale politica perseguita in materia di lavoro non ha un reale effetto di stimolo alla crescita; lo stesso recente rapporto SVIMEZ mostra un’Italia a due velocità, con un Mezzogiorno in forte depressione economica, con altissimi tassi di disoccupazione e di povertà e bassissimi tassi di natalità, che raggiungono addirittura valori più bassi rispetto a quelli del 1870. Nella Nota non si riscontra alcuna misura destinata ad inserire il Mezzogiorno in un’economia virtuosa. In proposito, ricorda i numerosi interventi da lei svolti per il mantenimento delle misure contenute nell’articolo 8, comma 9, della legge n. 407 del 1990, della cui abolizione ora si vedono le conseguenze negative. Inoltre la Nota non contiene misure destinate ad assicurare l’autonomia delle persone e la loro dignità; in proposito l’unico strumento è ad avviso della sua parte rappresentato dall’introduzione del reddito di cittadinanza, già previsto da tutti i Paesi dell’Unione europea, con le uniche eccezioni dell’Italia e della Grecia, e in molti Paesi non comunitari. Richiama quindi le considerazioni già svolte dal senatore Puglia, sottolineando la necessità di acquisire dati relativi al concreto utilizzo del contratto a tutele crescenti e degli incentivi ad esso connessi, segnalando l’esigenza di una drastica riduzione della pressione fiscale per le aziende che investono in Italia e creano posti di lavoro a tempo indeterminato e di sgravi contributivi crescenti a favore dei datori di lavoro che mantengono il lavoratore in azienda, garantendone la costante riqualificazione.

 

Il senatore BAROZZINO (Misto-SEL) richiama i contenuti del rapporto 2015 della CARITAS sulle politiche contro la povertà in Italia, da cui emerge l’abbandono del Sud per effetto delle politiche sul lavoro del Governo Renzi, e lamenta l’avvenuto utilizzo dei fondi destinati al Mezzogiorno per finanziare le misure contenute nel Jobs Act. Quanto alla necessità di detassare il salario di produttività, segnalata nella seduta di ieri dal presidente Sacconi e inserita nel parere presentato dal relatore, si tratta di una misura destinata ad indurre una competizione selvaggia tra lavoratori, senza portare alcun beneficio in termini occupazionali. Più volte egli è già intervenuto su Garanzia giovani, di cui ha chiesto di verificare l’attuazione e monitorare gli effetti, a suo avviso essenzialmente negativi; ribadisce che in molti luoghi di lavoro negli ultimi tempi numerosi lavoratori sono stati semplicemente sostituiti da tirocinanti, peraltro sottopagati, richiamando altresì l’assoluta arbitrarietà con la quale è oramai possibile il licenziamento. A lungo ha pensato che il Governo e la sua maggioranza perseguissero una strategia miope; si è ora convinto che si tratti piuttosto di una strategia strabica, perchè destinata a portare vantaggio unicamente ad una delle parti in gioco. Si  tratta di politiche che non possono più essere sopportate dalle fasce più deboli del Paese e che ogni giorno si palesano più ingiuste. Da ciò la sua netta contrarietà alle misure contenute nella Nota di aggiornamento e al parere del relatore.

 

A giudizio del senatore DIVINA (LN-Aut) si assiste ogni giorno a nuovi riti autocelebrativi del Presidente del Consiglio che si riverberano ovunque, accreditandolo come fautore di azioni contrassegnate sempre e comunque da effetti positivi. Va invece detto con realismo che il Governo non ha alcun merito, mentre è il momento contingente ad essere favorevole. Allo stesso modo gli sgravi e i contributi offerti alle imprese per tre anni andranno valutati al termine del triennio medesimo. Dopo aver stigmatizzato la forte divergenza che ogni giorno si riscontra tra i dati forniti dai vari Istituti e dal Ministero del lavoro, al punto da indurre seri dubbi in ordine alla reale portata dei medesimi, stigmatizza l’assoluta confusione di quelli riguardanti la platea dei lavoratori cosiddetti esodati, penalizzati dalla legge Fornero, e per i quali ci si appresterebbe a disporre la settima salvaguardia, ritenendo incomprensibile che il Governo possa andare dunque a sbandierare alcun tipo di risultato positivo. Gli stessi dati relativi ai rapporti tra spesa pensionistica e PIL, che risulterebbero confortanti, sembrano non tener conto degli effetti conseguenti al passaggio dal sistema retribuitivo al sistema contributivo: in apparenza, dunque, la spesa pensionistica si riduce, ma i nuovi pensionati avranno una minore capacità di spesa. Desta inoltre perplessità la proposta del presidente Boeri di tassazione nei confronti di chi spenda il suo reddito pensionistico all’estero. Per queste ragioni, anticipa il proprio voto contrario alla proposta di parere del relatore.

 

La senatrice PAGLINI (M5S) giudica le politiche poste in essere dal Governo e le misure contenute nel Documento in esame profondamente inutili, perché non destinate alla loro naturale priorità, che dovrebbe essere il sostegno alle fasce più povere del Paese. In questo contesto, appaiono una vergognosa beffa i richiami rivolti ai pensionati, bacchettati per essere stati costretti a trasferirsi all’estero per garantirsi la sopravvivenza con i miseri redditi di cui dispongono. L’unica misura per sostenere le persone è infatti rappresentata dall’introduzione del reddito di cittadinanza, che costituisce la priorità per la quale il suo Gruppo si sta battendo in Parlamento. Il Governo sbandiera invece misure apparentemente popolari, ma inaccettabili, come gli sgravi relativi alla prima casa, concessi indiscriminatamente a tutti. In questo senso, ella ribadisce la necessità piuttosto di razionalizzare e semplificare gli strumenti di sostegno al reddito attualmente esistenti, al fine di pervenire, al pari di altri Paesi europei, all’introduzione del reddito di cittadinanza, quale meccanismo di protezione sociale universale.

 

Nessun altro chiedendo di intervenire, presente il prescritto numero di senatori, il presidente SACCONI mette ai voti la proposta di parere, favorevole con raccomandazioni, presentata dal relatore Berger, che è approvata a maggioranza.

 

Risulta conseguentemente precluso il voto sulla proposta alternativa di parere contrario.

 

La seduta termina alle ore 9,30.

 

PARERE APPROVATO DALLA COMMISSIONE

SUL DOCUMENTO LVII, N. 3-bis E CONNESSI ALLEGATI

 

La Commissione lavoro, previdenza sociale, esaminati, per le parti di competenza, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015 e i connessi allegati, premesso che la Nota stima che il complesso dei decreti legislativi approvati, attuativi del Jobs Act, avrà un impatto positivo sul PIL pari allo 0,6 per cento nel 2020 ed all’1,3 per cento nel lungo periodo;

valutato positivamente che nel primo semestre del 2015 gli occupati sono aumentati dello 0,8 per cento rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente, con un incremento tendenziale pari allo 0,9 per cento nel secondo trimestre, e che nel suddetto primo semestre del 2015 il tasso di disoccupazione si è attestato al 12,4 per cento;

considerato che il rapporto fra spesa pensionistica e PIL – il cui valore per il 2015 è previsto pari al 15,8 per cento – tenderà a ridursi fino al 2030, grazie alle misure adottate nel corso degli anni,

esprime, per quanto di competenza, parere favorevole, con l’invito a considerare l’opportunità

1)         di una più sensibile detassazione e decontribuzione del salario di produttività;

2)         della introduzione di elementi di flessibilità nel sistema previdenziale, sia agevolando i versamenti volontari dei datori di lavoro e dei lavoratori, sia consentendo l’accesso anticipato al trattamento pensionistico sulla base di definiti requisiti contributivi e anagrafici.

SCHEMA DI PARERE PROPOSTO DAI SENATORI CATALFO, PAGLINI E PUGLIA SUL DOCUMENTO LVII, N. 3-bis E CONNESSI ALLEGATI

La Commissione 11a del Senato, esaminata per le parti di competenza la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2015 e connessi allegati (Doc. LVII n. 3-bis e All. I, II, III);

premesso che:

in base a quanto riportato nella Relazione al Parlamento 2015, che accompagna la nota di aggiornamento del Def, in riferimento alla legge di stabilità per il 2016, l’azione di Governo si concentrerà su:

1)                  misure di alleviamento della povertà e stimolo all’occupazione, agli investimenti privati, all’innovazione, all’efficienza energetica e alla rivitalizzazione dell’economia anche meridionale;

2)                  sostegno alle famiglie e alle imprese anche attraverso l’eliminazione dell’imposizione fiscale sulla prima casa, i terreni agricoli e i macchinari cosiddetti ‘imbullonati’;

3)                  azzeramento per l’anno 2016 delle clausole di salvaguardia previste da precedenti disposizioni legislative;

parte di queste misure saranno finanziate dalla spending review (la relazione non fornisce tuttavia i dettagli della spending review e rinvia alla legge di Stabilità) e da una revisione degli sconti fiscali seppure in forma minore rispetto alle previsioni indicate dal Governo ad aprile: dai 10 miliardi preventivati si punta ad un recupero più graduale nel tempo e soprattutto più leggero, pari a 7,5 miliardi, fermo restando che i tagli alle tax expenditures non interesseranno le agevolazioni fiscali per la famiglia o ricollegabili al sistema di welfare;

si stima che il tasso di disoccupazione scenderà al 12,2 per cento nel 2015 rispetto al 12,7 per cento del 2014. Nel 2016 il tasso di disoccupazione calerà ulteriormente all’11,9 per cento per poi scendere all’11,3 per cento nel 2017, al 10,7 per cento nel 2018 e al 10,2 per cento nel 2019;

in base a quanto indicato dal Governo, l’occupazione deve migliorare ad un ritmo più sostenuto se si vuole evitare che la crescita di lungo periodo dell’economia non venga danneggiata: “È vero che i dati sul mercato del lavoro negli ultimi mesi sembrano indicare risultati delle politiche combinate di ordine strutturale (Jobs Act) e fiscale (decontribuzione per i nuovi assunti) che vanno al di là delle aspettative (in termini di incremento del numero di partecipanti, incremento assoluto del numero di occupati, riduzione del tasso di disoccupazione). È però importante anche reintegrare nel mercato del lavoro il più rapidamente possibile i disoccupati e gli inattivi onde evitare fenomeni di scoraggiamento e dequalificazione che incidono negativamente non solo sul benessere immediato dei cittadini ma anche sul potenziale di crescita dell’economia nel lungo periodo.[…] Nel loro insieme queste considerazioni ci spingono a porre particolare enfasi su di una intonazione fiscale più favorevole alla crescita, pur nell’equilibrio indispensabile con il progressivo consolidamento dei conti pubblici. Ai fini della crescita, la composizione del bilancio pubblico (cioè l’impatto di impieghi ed entrate) è quanto e più rilevante dei saldi. Per questo il Governo adotta misure volte a rendere più efficace ed efficiente la spesa (spending reviewe accelerazione degli investimenti pubblici co-finanziati con fondi europei) in combinazione con tagli selettivi e mirati delle imposte tali da stimolare gli investimenti privati.”;

il Governo stesso evidenzia come “la crescita dell’occupazione resta ancora caratterizzata da aspetti critici. La crisi profonda ha portato ad una drastica caduta occupazionale per le fasce più deboli della popolazione, in particolare la componente giovanile. Diverse le implicazioni invece in confronto alla fascia di popolazione over 54, che ha fornito negli ultimi anni un contributo positivo alla variazione dell’occupazione”;

tale andamento è ascrivibile, almeno in parte, all’entrata in vigore della legge n. 214 del 2011, che ha determinato l’innalzamento dell’età pensionabile: la rigidità, indotta da questa legge, ha comportato difficoltà per i giovani nel momento dell’ingresso nel mercato del lavoro, a causa dell’abbassamento, in certi ambiti del completo azzeramento, del turn-over e del ricambio generazionale, all’interno dei luoghi di lavoro;

nei primi due trimestri del 2015 il contributo degli over 54, spiega per 1,2 punti percentuali la variazione dell’occupazione a fronte della fascia di lavoratori under 35, che vede ridurre il suo contributo negativo, in termini occupazionali solo dello − 0,3 per cento;

in relazione al rinnovo dei contratti pubblici gli interventi programmatici del Governo comprendono altre misure con effetti espansivi: in aggiunta alle spese da rifinanziare previste nello scenario a politiche invariate, si profila il prosieguo di politiche di stimolo già esistenti, il recepimento della sentenza della Corte Costituzionale sul rinnovo dei contratti pubblici, l’introduzione di misure di stimolo per gli investimenti. Per lo sblocco della parte economica dei contratti non sono citate cifre, ma per le misure con effetti espansivi si profila, rispetto allo scenario tendenziale, un tasso di crescita di 0,1 punti a partire dal 2016;

nel documento in esame non viene indicata alcuna misura in materia di pensioni, in termini di previsione di una maggior spesa, con l’unica eccezione del previsto stanziamento dei fondi per garantire l’incremento della rivalutazione al 50 per cento dal 1° gennaio 2016 per le pensioni interessate dalle disposizioni di cui al decreto-legge n. 65 del 2015;

considerato che:

secondo quanto dichiarato da esponenti del Governo:

per quanto riguarda le misure di contrasto alla povertà sarebbero in cantiere misure ad hoc per i nuclei a più basso reddito con minori;

per quanto riguarda il lavoro sarebbero in programma ulteriori misure di decontribuzione sebbene maggiormente selettive;

per quanto riguarda il lavoro autonomo si procederebbe ad una revisione del regime dei minimi con l’obiettivo di risolvere il problema del doppio regime creato con la legge di stabilità 2015;

considerato altresì che:

è auspicabile ampliare le misure di sostegno dei redditi delle fasce più deboli, alla luce del fatto che il trend di riduzione del tasso di disoccupazione, previsto nella misura del 12,2 per cento nel 2015, dell’11,9 per cento nel 2016, dell’11,3 per cento nel 2017, del 10,7 per cento nel 2018 e del 10,2 per cento nel 2019, non è confortante, dunque un’ampia fascia di popolazione permarrà nel prossimo triennio in uno stato di difficoltà e inoccupazione, che rasenta la soglia di povertà;

la principale misura di sostegno dei redditi adottata a regime dal Governo, il cosiddetto “bonus fiscale”, ha in parte sostenuto i lavoratori con stipendi medio-bassi, ma non ha garantito il sostegno della domanda di beni e servizi con elevato grado di elasticità della fascia di popolazione inoccupata e disoccupata, obiettivo che sarebbe invece raggiungibile mediante l’adozione del reddito di cittadinanza, peraltro già esistente e funzionante in molti paesi membri dell’UE;

rafforzare le misure di protezione delle fasce più deboli e diffondere strumenti per ampliare il “benessere collettivo” non solo dovrebbe costituire una priorità del Governo, ma è una scelta di politica economica con un impatto macroeconomico importante per la crescita del PIL, come peraltro dimostrato nella Tavola II.4 del documento in esame;

al contrario, la politica restrittiva adottata dai governi italiani fin dal 2011 ha acuito la crisi e prolungato la fase di recessione, gettando nella disperazione chi ha perso il posto di lavoro o ha dovuto chiudere e dichiarare il fallimento della propria azienda nella insussistenza o inefficacia di sistemi di protezione sociale;

particolarmente drammatica continua ad essere la situazione del Sud, una zona che, come certificato dalla Svimez, è “a rischio desertificazione umana e industriale, dove si continua a emigrare (116000 abitanti nel solo 2013), non fare figli, impoverirsi perché manca il lavoro (al Sud perso l’80 per cento dei posti di lavoro nazionali tra il primo trimestre del 2013 e del 2014); l’industria continua a soffrire di più; i consumi delle famiglie crollano di quasi il 13 per cento in cinque anni; gli occupati arrivano a 5,8 milioni, il valore più basso dal 1977 e la disoccupazione corretta sarebbe del 31,5 per cento invece che del 19,7 per cento”;

ogni stato membro dell’UE deve poter adottare politiche di espansione per sostenere la domanda interna e la crescita economica, anche in virtù di quanto confermato nel documento in esame, nel quale si evidenzia che alla svolta ciclica ha contribuito in misura maggiore il sostegno della domanda interna;

considerato infine che:

come più volte ribadito, appare necessario assicurare l’autonomia delle persone e la loro dignità e, a tal fine, semplificare il welfare e renderlo al contempo più certo ed essenziale, più concretamente presente nella vita dei cittadini molti dei quali sono costretti a sopravvivere al problema occupazionale dovendosi al contempo confrontare con un sistema eccessivamente frammentato e non in grado di fornire certezze. A tal fine deve essere considerata prioritaria l’introduzione del reddito di cittadinanza, già previsto da tutti i paesi dell’UE, con le uniche eccezioni di Italia e Grecia, e in molti paesi non comunitari;

come certificato dall’ISTAT, nelle sue simulazioni tale misura non disperde risorse a favore dei non poveri, riguardando 2 milioni e 759 mila famiglie con un reddito inferiore alla linea di povertà (10,6 per cento delle famiglie residenti in Italia). “Di queste, la maggior parte (2 milioni e 640 mila) ha un reddito inferiore all’80 per cento della linea di povertà relativa calcolata sui redditi con la metodologia europea.[…]La misura tende a costituire una rete di protezione sociale “compatta”, compensando eventuali insufficienze del sistema dì welfare. Favorisce il contrasto alla povertà minorile e a quella dei giovani che vivono soli. La maggiore incidenza di beneficiari si osserva fra le coppie con figli minori[…]e, soprattutto, fra i monogenitori con almeno un figlio minore[…]. La percentuale di famiglie con un reddito inferiore al 60 per cento della linea di povertà relativa viene di fatto azzerata in tutte le ripartizioni geografiche, con un impatto maggiore nel Mezzogiorno[…]. L’effetto della misura è massimo sulla povertà più grave e sull’intensità della povertà (misurata dalpoverty gap ratio)” il cui indice passa dal 3,8 allo 0,1;

si ritengono necessarie, sul piano nazionale, misure concrete al fine di:

•porre in essere una concreta razionalizzazione ed una semplificazione degli strumenti di sostegno al reddito attualmente esistenti al fine di pervenire, al pari di altri paesi europei, all’introduzione del reddito di cittadinanza quale meccanismo di protezione sociale universale;

•porre in essere misure concrete contro la diseguaglianza salariale, in particolare attraverso l’istituzione di un salario minimo per tutti i contratti nonchè la predisposizione di una specifica normativa che stabilisca un rapporto massimo di 1 a 12 tra il trattamento economico degli amministratori delle società quotate e quello della retribuzione dei dipendenti delle stesse;

•porre in essere il superamento della cosiddetta «staffetta generazionale» e perseguire invece un reale patto intergenerazionale, in linea con quanto previsto dal progetto Garanzia giovani, favorendo l’introduzione della figura del tirocinante a tempo pieno da affiancare al lavoratore anziano qualificato, al fine di garantire la formazione del primo e la continuità lavorativa e salariale del secondo;

•porre in essere, attraverso opportuni strumenti normativi, una drastica riduzione della pressione fiscale per le aziende che investono in Italia e che creano posti di lavoro a tempo indeterminato, prevedendo inoltre sgravi contributivi crescenti a favore dei datori di lavoro che mantengono il lavoratore in azienda garantendone la costante riqualificazione;

•ripristinare le misure di cui all’articolo 8, comma 9, della legge 29 dicembre 1990, n. 407;

•procedere al monitoraggio, valutazione ed eventuale revisione dei compiti delle agenzie per il lavoro di lavoro interinale e operare una generale razionalizzazione dei servizi per l’impiego, attraverso una riforma complessiva delle strutture esistenti valorizzando e ampliando la centralità delle strutture pubbliche a partire dal ruolo Ministero del lavoro e delle politiche sociali, evitando le duplicazioni e le sovrapposizioni di funzione attraverso un chiaro riparto delle funzioni stesse tra strutture centrali e periferiche e la soppressione delle agenzie non produttive, preservando al contempo la piena indipendenza di INPS e ISFOL quali organismi di studio e controllo;

•rendere effettiva, con lo stanziamento di apposite risorse, l’interoperabilità dei dati, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, al fine di implementare i dati per la costituzione del Fascicolo personale elettronico del cittadino (collegato al libretto formativo), a partire dai soggetti pubblici già esistenti (compresi i sistemi informativi dell’ISTAT), al fine di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, lo scambio di informazioni tra organi ed enti deputati alla formazione ed al collocamento sì da garantirne una sempre maggiore efficacia di azione, consentendo al lavoratore di poter documentare in modo certo le competenze acquisite in ambito formale, non formale ed informale e le pregresse esperienze lavorative;

•prevedere un’eventuale revisione delle competenze tra Stato ed enti locali in materia di istruzione e formazione professionale al fine di superare la diffusione di interventi settoriali e non coordinati nell’ambito della formazione professionale attraverso la creazione di efficaci sistemi di valutazione ed una reale effettività dei controlli sui programmi in atto al fine di scongiurare l’abuso degli stessi o l’istituzione di corsi non finalizzati a concrete prospettive di inserimento nel mondo del lavoro;

•favorire una maggiore trasparenza circa la gestione delle risorse destinate alle politiche per l’occupazione e la formazione e implementare, anche a livello nazionale, apposite misure di responsabilizzazione degli enti locali, anzitutto le Regioni, per l’impiego efficace di tali risorse attraverso misure premiali e/o sanzionatorie, con un meccanismo che preveda la revoca delle risorse non utilizzate;

•operare per lo sviluppo della democrazia all’interno dei luoghi di lavoro, in particolare attraverso il ripristino per i lavoratori assunti prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 23 del 2015 delle garanzie dello Statuto dei lavoratori, vigenti prima della legge n. 92 del 2012, l’abolizione dell’articolo 8 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 e l’adozione di una normativa volta ad assicurare una vera e piena rappresentanza e rappresentatività sindacale;

•procedere a una modifica delle attuali politiche in materia pensionistica e previdenziale a partire dalla abolizione della cosiddetta “riforma Fornero” di cui all’articolo 24 del decreto-legge n. 201 del 2011;

esprime parere contrario.

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