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Home - Camera - Commissione Lavoro pubblico e privato

Commissione Lavoro pubblico e privato

22 Ottobre 2009
in Camera

Dal Resoconto Sommario

SEDE REFERENTE

Martedì 14 gennaio 2003. – Presidenza del presidente Domenico BENEDETTI VALENTINI, indi del vicepresidente Angelo SANTORI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Alberto Brambilla.

Partecipazione dei lavoratori alla gestione e ai risultati d’impresa.
C. 2023 Cirielli, C. 2778 Volontè.
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame degli abbinati provvedimenti, rinviato, da ultimo, nella seduta del 31 ottobre 2002.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, ricorda che nella precedente seduta si era convenuto, insieme con il Governo, sull’opportunità di avviare in materia una serie di audizioni delle parti sociali, previa deliberazione da parte dell’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, posto che l’argomento in questione risulta essere di grande attualità nel dibattito socio-economico contemporaneo italiano ed europeo.

Antonino LO PRESTI (AN), relatore, propone un elenco delle audizioni da effettuare nell’ambito dell’esame del provvedimento in titolo, che sottopone all’attenzione della Commissione per eventuali integrazioni. Le audizioni dovrebbero riguardare le organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, UGL, CONFSAL e CISAL) e le organizzazioni datoriali quali la Confindustria, la Confcommercio, la Confesercenti, la Confartigianato, la Confapi, la Confagricoltura, la Legacoop e la CNA. Ritiene altresì che per gli aspetti relativi alla tutela del valore delle azioni assegnate si possa udire anche la CONSOB.
Confidando nel contributo di tutti per un confronto sereno ed approfondito, auspica che l’ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, possa rapidamente stabilire il calendario di tali audizioni, eventualmente verificando le imprese in cui si siano registrate esperienze di coinvolgimento dei lavoratori di interesse ai fini delle proposte di legge in esame.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, fa presente che già nella prossima riunione dell’ufficio di presidenza potranno essere individuate le modalità di organizzazione delle sedute della Commissione per lo svolgimento delle audizioni stabilite.
Rinvia quindi il seguito dell’esame ad altra seduta.

Delega al Governo in materia previdenziale.
C. 2145 Governo
(Seguito dell’esame e rinvio).

La Commissione prosegue l’esame, rinviato, da ultimo, nella seduta del 18 dicembre 2002.

Domenico BENEDETTI VALENTINI, presidente, fa presente che non è stata ancora confermata dalla Conferenza dei presidenti di gruppo – che si terrà nel pomeriggio – la calendarizzazione in Assemblea del disegno di legge di delega in materia previdenziale. La Commissione è comunque tenuta a procedere nei suoi lavori con ritmi sostenuti, come del resto ha fatto finora, al fine di giungere quanto prima all’approvazione di un provvedimento tanto atteso dal mondo sociale.

Pietro GASPERONI (DS-U) richiama l’attenzione della Commissione sulla possibilità – così come annunciato dai mezzi di stampa – che quanto prima abbia luogo un incontro tra il Governo e le parti sociali su temi oggetto della legge di delega e in particolare sugli incentivi alla permanenza al lavoro, che rappresentano una modifica consistente dell’impianto del provvedimento in esame. Lamenta quindi il fatto che la Commissione sia tagliata fuori da ogni contesto reale e che il Governo possa modificare i suoi orientamenti sulla base di altri parametri, sulla base magari di altre valutazioni che potrebbero emergere dall’annunciato confronto con le parti sociali.
Posto che le proposte emendative presentate dall’opposizione sono volte a migliorare un testo che sembra invece discostarsi sempre più dalla realtà, prospetta l’eventualità, qualora le affermazioni pubblicate sulla stampa non fossero smentite o formalmente comunicate nelle sedi parlamentari, che l’opposizione ritiri tutti gli emendamenti presentati, lasciando alla maggioranza la responsabilità di approvare da sola – in sede referente – un testo che sembra essere destinato a rimanere profondamente diverso da quello che poi diverrà legge.

Alberto NIGRA (DS-U), associandosi alle considerazioni del deputato Gasperoni, ribadisce che la costante presenza del sottosegretario Brambilla testimonia il lavoro serio e corretto che finora si è svolto in Commissione e che non deve essere vanificato. In ordine alle affermazioni rese alla stampa dal responsabile del dicastero, che sono molto più incisive della normale vis polemica che normalmente accompagna la discussione di tanti altri provvedimenti, ritiene necessario un chiarimento in materia da parte del Governo, per evitare che il serio confronto svoltosi finora in Commissione diventi mero esercizio accademico. Invita pertanto la maggioranza e il Governo ad una riflessione sulla situazione che si è determinata, posto che non si può discutere in Commissione di un testo che viene modificato fuori delle sedi parlamentari, e ribadisce l’eventualità che l’opposizione decida di ritirare tutti gli emendamenti presentati.

Cesare CAMPA (FI) ritiene che la Commissione debba procedere nell’esame del provvedimento, consentendo al Governo di raccogliere tutte le indicazioni utili che dal confronto emergeranno, anche se queste dovessero tradursi in modifiche del testo in discussione, posto che si è in un momento di grande dinamismo anche del contesto sociale.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA precisa che, indipendentemente da quanto scritto sui giornali, la posizione del Governo, trattandosi di un disegno di legge di delega, è quella fin dall’inizio annunciata. Conferma che, in relazione alla lettera b) dell’articolo 1 del disegno di legge il Governo proporrà di introdurre una serie di incentivazioni di carattere fiscale e contributivo che renderanno conveniente per i lavoratori che maturino i requisiti per la pensione di anzianità la continuazione dell’attività lavorativa. Osserva che si tratta di un passaggio assai rilevante posto che è aumentata la dinamica della speranza di vita media, ma si è in una situazione diversa da quella delineatasi nel 1993 quando si propose di riformare la previdenza obbligatoria e di introdurre quella complementare.
Ritiene che il percorso seguito finora in Commissione sia lineare e conferma l’intenzione del Governo di predisporre una proposta emendativa secondo la quale, per il sistema contributivo, nel caso in cui si tratti di lavoratore che non ha raggiunto i 65 anni di età, l’attività lavorativa possa continuare senza che sia necessario il consenso esplicito del datore di lavoro. Posto che questa al momento risulta essere l’unica modifica al testo in discussione, precisa che eventuali sistemi di incentivazione verranno studiati dopo l’approvazione della delega.

Roberto GUERZONI (DS-U), apprezzata la disponibilità del rappresentante del Governo ad esprimersi in termini chiari e concreti, ribadisce che sulla base delle dichiarazioni del ministro Maroni starebbe per avviarsi un nuovo tavolo di trattative e che i sistemi di disincentivazione farebbero parte delle scelte che la maggioranza potrebbe compiere in Parlamento. Constata la difficoltà per la Commissione, tagliata fuori dalle sedi nelle quali si assumono decisioni rilevanti in merito al provvedimento in esame, di continuare in un confronto serio e sereno, chiede se non si ritenga più consono, proprio per non svilire il ruolo della Commissione, che eventuali nuovi indirizzi od orientamenti vengano comunicati dal Governo nelle opportune sedi parlamentari.

Pietro GASPERONI (DS-U), posto che all’inizio di febbraio il disegno di legge di delega potrebbe essere calendarizzato in Assemblea, qualora in quella sede il Governo dovesse presentare ulteriori modifiche al provvedimento, chiede che la Commissione venga messa nelle condizioni di esaminare quegli emendamenti.

Cesare CAMPA (FI) fa presente che tutti i provvedimenti in itinere possono essere modificati in qualunque momento, in Commissione come in Assemblea, dal Governo qualora esso lo ritenga necessario sulla base di determinate sue valutazioni: sottolinea però che ciò non significa da parte dell’esecutivo superare il ruolo della Commissione.

Elena Emma CORDONI (DS-U) ritiene indispensabile, prima di proseguire nei lavori, che il ministro, che ha rilasciato quelle affermazioni sui mezzi di stampa, venga in Commissione a smentire o a formalizzare ufficialmente tali affermazioni. Invita poi la maggioranza a riflettere sugli strumenti messi a disposizione della previdenza complementare e sulle garanzie necessarie da prevedere per i lavoratori; ritiene che se l’obbligatorietà dovesse diventare un vincolo per i lavoratori, dovrebbe essere garantito ciò che oggi viene fornito con il TFR in termini di rendimento. Ribadisce che l’operazione messa in campo dal Governo rischia di minare i conti dell’INPS e di far venir meno quel minimo di pensione integrativa sicura.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA ribadisce che, nonostante ciò che è scritto sui mezzi di stampa, al momento non è stato calendarizzato alcun incontro con le parti sociali.
In ordine al problema dei rendimenti, osserva che la struttura normativa prevede la possibilità di scelta da parte dei soggetti interessati tra le diverse garanzie e che non è intenzione del Governo modificare l’impianto della norma a discapito dei rendimenti garantiti.



Angelo SANTORI, presidente, posto che sulla questione sono state espresse le posizioni di tutta la Commissione, ritiene si debba dunque procedere nell’esame del provvedimento.
Invita pertanto il relatore e il rappresentante del Governo ad esprimere il proprio parere sugli emendamenti precedentemente accantonati riferiti alla decontribuzione, di cui al punto 3), lettera f), comma 2, dell’articolo 1, ricordando che, dopo l’approvazione dell’emendamento 1.184 del relatore, era stato sospeso l’esame degli emendamenti riguardante il meccanismo della totalizzazione.

Luigi MANINETTI (UDC), relatore, esprime parere contrario sugli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.136, Pecoraro Scanio 1.137, Widmann 1.138, Cordoni 1.139 e Delbono 1.140, nonché sull’emendamento Campa 1.179.
Chiede poi che rimangano accantonati, in attesa di essere riformulati, gli emendamenti Di Teodoro 1.141, Guerzoni 1.142, Santori 1.143, Campa 1.144 e Santori 1.145.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA esprime parere contrario su tutti gli emendamenti appena ricordati.

Elena Emma CORDONI (DS-U) sottolinea le motivazioni della netta contrarietà dell’opposizione alla previsione della riduzione degli oneri contributivi che, oltre ad avere effetti negativi sulla determinazione dell’importo pensionistico del lavoratore, rischia di mettere in discussione lo stesso equilibrio finanziario dell’ente di previdenza.

Pietro GASPERONI (DS-U) esprime a sua volta netta contrarietà in ordine alla riduzione degli oneri contributivi prevista al punto 3) della lettera f), paventando il rischio che si determini un effetto devastante sul sistema previdenziale pubblico costruito con la riforma del 1995, che non sarebbe più in grado di corrispondere l’attuale importo pensionistico ai lavoratori. Rileva inoltre che la decontribuzione avrebbe effetti negativi sui giovani lavoratori, perché, nel sistema contributivo, il loro rendimento pensionistico sarà riferito all’ammontare dei contributi versati, di gran lunga inferiore rispetto ai livelli di contribuzione di chi lavora oggi.

Alberto NIGRA (DS-U) ribadisce l’opposizione del suo gruppo alla riduzione degli oneri contributivi, non perché non comprenda le finalità positive del provvedimento, ma perché ritiene che l’obiettivo fissato debba essere raggiunto attraverso altri strumenti, per evitare di mettere a rischio l’intero sistema previdenziale.

Roberto GUERZONI (DS-U) sottolinea la necessità di sopprimere il punto 3) della lettera f) del comma 2 dell’articolo 1, in considerazione del fatto che si interviene sull’aspetto più delicato della trattativa con le parti sociali dalla quale il Governo sembra voler escludere la Commissione. Ritiene che la formulazione adottata dall’esecutivo sia alquanto generica, poiché, essendo la decontribuzione una scelta che produce riduzione delle risorse, dovrebbe prevedersi l’intervento dello Stato per mantenere invariata la determinazione dell’importo pensionistico del lavoratore.

La Commissione respinge gli identici emendamenti Alfonso Gianni 1.136, Pecoraro Scanio 1.137, Widmann 1.138, Cordoni 1.139 e Delbono 1.140.

Cesare CAMPA (FI) ritira il suo emendamento 1.179, nonché il successivo 1.146.

Elena Emma CORDONI (DS-U) illustra le finalità dell’emendamento Innocenti 1.147, volto a fornire una valida alternativa a quanto proposto dal Governo sul terreno della riduzione del costo del lavoro. Ritiene indispensabile mantenere il fondo di garanzia presso l’INPS, che assicura ai lavoratori il pagamento del TFR, soprattutto in una situazione di mercato del lavoro assai flessibile. Invita pertanto la Commissiona a riflettere sull’emendamento presentato, che ha lo scopo, superando la genericità della proposta del


Governo, di ridefinire la disciplina fiscale della previdenza complementare a favore, in particolare, delle imprese con meno di cinquanta dipendenti.

La Commissione respinge l’emendamento Innocenti 1.147.

Renzo INNOCENTI (DS-U) illustra l’emendamento Motta 1.148, con il quale si intende proporre un’alternativa in ordine alle questioni delle necessarie compensazioni per quanto riguarda le piccole imprese, dovute al venir meno del vantaggio da parte delle imprese stesse della gestione del TFR quando questo dovesse passare al fondo complementare. Osserva che la genericità della formulazione del Governo in tema di compensazioni comporta incertezza nella vita delle imprese. L’emendamento è volto a riconoscere ai datori di lavoro, al fine di ridurre il costo del lavoro, un esonero dal versamento dei contributi sociali per assegno al nucleo familiare, nonché dei contributi per maternità e per disoccupazione, da questi dovuti.

Roberto GUERZONI (DS-U), anche se nessun rappresentante della maggioranza è intervenuto al riguardo, esprime perplessità sulla possibilità che la maggioranza stessa consideri adeguata la formulazione del punto 4) della lettera f) proposta dal Governo, perché non si può pensare che in questo modo si riescano ad individuare per le piccole imprese quegli interventi corrispettivi alla scelta del conferimento del trattamento di fine rapporto.

La Commissione respinge l’emendamento Motta 1.148.

Angelo SANTORI, presidente, constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Zanella 1.149; si intende che vi abbiano rinunziato.

Elena Emma CORDONI (DS-U) illustra l’emendamento Trupia 1.150, di cui è cofirmataria, volto a prevedere una soluzione al problema dei costi per le piccole e medie imprese, superando la genericità e la precarietà della norma presentata dal Governo.

Cesare CAMPA (FI), pur riconoscendo la necessità di intervenire a favore dell’individuazione delle necessarie compensazioni in termini di facilità di accesso al credito in particolare per le piccole e medie imprese, esprime fiducia nel Governo, sicuro che lo stesso terrà conto delle indicazioni che emergono dal dibattito sugli emendamenti presentati.

Roberto GUERZONI (DS-U), considerato che l’opposizione non può fare atto di fiducia nei confronti di una norma troppo generica predisposta dal Governo, ritiene che la legge di delega debba essere chiara e comprensibile soprattutto per i destinatari ai quali si rivolge, e cioè le imprese e i lavoratori.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA precisa che la norma predisposta dal Governo prevede l’eventualità che si trovino forme compensative se i lavoratori faranno confluire il TFR nel fondo complementare e ribadisce che quanto individuato con la riforma del 1995 oggi risulta essere non più sufficiente.
Trattandosi di una legge di delega, il Governo terrà conto del senso degli emendamenti presentati, cercando di individuare le forme più idonee a cofinanziare ed aiutare il percorso delle piccole e medie imprese.

La Commissione respinge l’emendamento Trupia 1.150.

Pietro GASPERONI (DS-U) rileva la presenza di un errore nella formulazione del suo emendamento 1.151, dal quale dovrebbero essere cancellate le parole «di equivalente riduzione del costo del lavoro», che si intende così riformulato (vedi allegato).

La Commissione, con distinte votazioni, respinge l’emendamento Gasperoni 1.151 (seconda versione), nonché gli emendamenti Cordoni 1.152 e Innocenti 1.153.

Angelo SANTORI, presidente, constata l’assenza dei presentatori degli emendamenti Delbono 1.154 e Filippo Drago 1.155; si intende che vi abbiano rinunziato.

La Commissione respinge l’emendamento Cordoni 1.156.

Il sottosegretario Alberto BRAMBILLA chiede che sia accantonato l’emendamento Di Teodoro 1.157, invitando il presentatore a riformularlo.

La Commissione consente.

Cesare CAMPA (FI) ritira i suoi emendamenti 1.180 e 1.160.

Andrea DI TEODORO (FI) ritira il suo emendamento 1.158.

Angelo SANTORI, presidente, constata l’assenza del presentatore dell’emendamento Alfonso Gianni 1.159; si intende che vi abbia rinunziato.

Pietro GASPERONI (DS-U), sottolineato che il problema non sta nel rassicurare l’opposizione sul fatto che la maggioranza confida negli intenti del Governo, quanto piuttosto nell’assicurare garanzie e diritti ai soggetti sociali interessati, ritiene che si dovrebbe passare dalle enunciazioni alle proposte concrete, consentendo al Parlamento di procedere al giusto confronto.

Cesare CAMPA (FI) ribadisce la fiducia della maggioranza nei confronti del Governo che ha già confermato l’intenzione di tener conto delle indicazioni emerse nel corso del dibattito anche da parte dell’opposizione.

La Commissione respinge l’emendamento Gasperoni 1.161.

Angelo SANTORI, presidente, constata l’assenza dei presentatori dell’emendamento Delbono 1.162; si intende che vi abbiano rinunziato.
Rinvia il seguito dell’esame alla seduta di domani.

 

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Comitato dei Garanti: Mimmo Carrieri, Innocenzo Cipolletta, Irene Tinagli, Tiziano Treu

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