RISOLUZIONI
Giovedì 26 febbraio 2009. – Presidenza del presidente della XI Commissione Stefano SAGLIA. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali, Pasquale Viespoli.
La seduta comincia alle 10.25.
7-00072 Caparini: Libro verde sul futuro del modello sociale.
7-00089 Cazzola: Libro verde sul futuro del modello sociale.
7-00116 Delfino: Libro verde sul futuro del modello sociale.
7-00118 Damiano: Libro verde sul futuro del modello sociale.
(Seguito della discussione congiunta e rinvio).
Le Commissioni proseguono la discussione congiunta delle risoluzioni in titolo, rinviata da ultimo nella seduta del 12 febbraio 2009.
Donella MATTESINI (PD) giudica parziale ed incompleta la discussione avviata sul futuro del modello sociale, che si è basata su un metodo di lavoro che considera non corretto. Ritiene, infatti, che il mero invio di documenti e pareri, a cui non è seguito un approfondimento reale in Commissione, non possa costituire una solida base di lavoro in vista della predisposizione del «Libro bianco», che richiederebbe invece lo svolgimento di audizioni dei soggetti portatori di interessi, più volte richiesto dal suo gruppo.
In materia di politiche attive e passive sul lavoro e sulla formazione, rileva poi la necessità di attribuire preminenza al ruolo svolto dalle strutture pubbliche, cui spetterebbe il compito di dirigere azioni strategiche ed integrate a livello territoriale, soprattutto a tutela della categorie sociali più svantaggiate, composte da donne sole con figli, disabili e disoccupati di lunga durata. Nel sottolineare gli importanti risultati raggiunti dai centri per l’impiego, evidenzia altresì la necessità di sviluppare una efficace rete di servizi, attraverso la predisposizione di un piano nazionale degli investimenti, integrato con i fondi europei.
Ritiene, inoltre, che gli enti bilaterali, pur costituendo uno strumento importante all’interno dell’azienda, non possano sostituirsi integralmente al pubblico nell’erogazione di servizi alla persona, anche perché l’attribuzione ad essi di compiti troppo estesi rischierebbe di limitare lo spazio di libertà dell’impresa e di far nascere conflitti di interesse all’interno dei sindacati. Nel ricordare che oggi l’Italia è ben lontana dal garantire un tasso di partecipazione alla formazione, fissato come obiettivo dall’Unione europea, ritiene che la cosiddetta vocazione formativa delle imprese, indicata nel «Libro verde», sia riscontrabile in un numero ridotto di imprese e non risponderebbe al fabbisogno generalizzato delle stesse imprese e dei lavoratori. Giudica, pertanto, importante mantenere il sistema pubblico formativo, al fine di valorizzare le potenzialità dei lavoratori e assicurare loro una adeguata qualifica professionale per tutto l’arco della vita lavorativa.
Amalia SCHIRRU (PD), pur riconoscendo che i cosiddetti corpi intermedi della società – famiglie, volontariato, enti bilaterali – possano intervenire ad integrare la rete di servizi sociali assicurata dallo Stato e dagli enti locali, ritiene che nel discutere sul futuro del modello sociale non si possa omettere la sottolineatura della necessità di portare avanti politiche pubbliche integrate, che sono le uniche in grado di far conciliare la crescita economica con l’erogazione dei livelli essenziali dei servizi. Ritiene, pertanto, opportuna un’azione pubblica strategica, coordinata tra i vari livelli di governo (che preveda anche una partecipazione dal basso dei diversi soggetti titolari di interessi), in materia di sanità, istruzione, formazione ed occupazione, tematiche tra di loro connesse che richiedono un intervento organico, soprattutto da parte di comuni e regioni.
Mette, poi, in rilievo l’importanza del sistema pubblico dell’istruzione e della formazione, che ritiene svolga un ruolo di prevenzione essenziale rispetto al fenomeno della dispersione scolastica, contribuendo anche a riqualificare quei lavoratori non più giovanissimi che sono espulsi dal mercato del lavoro e risultano in attesa di nuova occupazione. In particolare, sottolinea il compito importante svolto dai servizi pubblici per l’impiego, che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Soffermandosi sul tema dell’occupazione femminile, fa notare, infine, come l’integrazione delle donne nel mondo del lavoro passi attraverso interventi che mirino al miglioramento della qualità dei servizi per l’infanzia e al sostegno economico di famiglie monoreddito, magari composte da donne sole con figli, disoccupate o precarie.
Stefano SAGLIA, presidente, preso atto che non risultano presentate proposte di unificazione dei testi in discussione ed essendosi conclusi gli interventi di carattere generale, invita il rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle singole risoluzioni all’ordine del giorno.
Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI avverte preliminarmente che il parere del Governo sarà riferito ai singoli punti dei dispositivi delle risoluzioni in discussione, con l’indicazione specifica delle parti che lo stesso Governo intende accogliere e di quelle sulle quali esprime, invece, talune perplessità, preannunciando l’intenzione di non accoglierle nell’attuale formulazione.
Passando, quindi, alla risoluzione n. 7-00072, a prima firma del deputato Caparini, dichiara di non poter accogliere, nella sua attuale formulazione, il primo punto del dispositivo, ricordando che il principio richiamato in tale punto è coerente con una impostazione che si è via via consolidata a partire dall’Accordo Stato-Regioni dell’8 agosto 2001 fino al Patto per la salute dell’ottobre 2006, ma dovendosi al contempo chiarire che l’applicazione di tale principio dovrà essere considerata compatibile con la possibilità da parte del Governo di continuare a sostenere finanziariamente le regioni interessate da importanti processi di ristrutturazione e riorganizzazione che coinvolgono varie aree di spesa dei rispettivi servizi sanitari, tali da garantire sia il riequilibrio del profilo erogativo dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), per renderlo conforme a quello desumibile dal vigente Piano sanitario nazionale e dal vigente decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di fissazione dei medesimi livelli essenziali di assistenza, sia le altre misure strutturali di contenimento dei costi, idonee ad assicurare un equilibrio stabile in termini economico-finanziari. Osserva, parimenti, di non poter accogliere il secondo punto del dispositivo, nella formulazione utilizzata, poiché già a normativa vigente (decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446) è consentito alle regioni di utilizzare la leva fiscale dei propri tributi (IRAP, addizionale IRPEF, tasse automobilistiche) per assicurare il finanziamento dei rispettivi sistemi sanitari e considerato che il cambiamento proposto va inquadrato nella più generale innovazione connessa all’attuazione del cosiddetto «federalismo fiscale». Fa presente, quindi, che il Governo accoglie il terzo, il quarto e il quinto punto del dispositivo, mentre ritiene di non poter accogliere il sesto punto dello stesso, precisando che le forme di partecipazione alla spesa (ticket) fissate a livello nazionale conservano una loro peculiare funzione, che è quella di regolare e modulare la piena assunzione delle relative prestazioni nei LEA; tale funzione andrà probabilmente ad aumentare per consentire l’evoluzione dell’attuale approccio, genericamente universalistico, verso forme di universalismo selettivo. Ricorda, peraltro, che già ai sensi della vigente normativa (articolo 13 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, e, da ultimo, articolo 61 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni nella legge 6 agosto 2008, n. 133), esiste una forte autonomia regionale sia nell’individuazione della necessità di introdurre una quota di compartecipazione alla spesa sia nella definizione della rispettiva misura: il previsto ticket sulle prestazioni di specialistica ambulatoriale fissato a livello nazionale è stato abolito per il triennio 2009-2011 e si è già provveduto a fornire alle regioni tutti gli strumenti alternativi per la copertura del ticket abolito. Sottolinea, poi, che il Governo non intende accogliere, nella formulazione proposta, il settimo punto del dispositivo, che appare poco comprensibile, dal momento che il rapporto tra pubblico e privato è fondamentalmente regolato dal decreto legislativo n. 502 del 1992, come modificato dal decreto legislativo 229 del 1999, e che l’esperienza finora acquisita dimostra che, a normativa vigente, non vi è relazione tra l’intensità del ricorso regionale al privato erogatore e la qualità del sistema sanitario regionale. Fa presente che il Governo accoglie, altresì, l’ottavo, il nono, il decimo e l’undicesimo punto degli impegni contenuti nella risoluzione in questione, mentre devono considerarsi non accolti gli ultimi tre punti (dodicesimo, tredicesimo e quattordicesimo), non soltanto perché il completamento della riforma previdenziale richiede condizioni economico-finanziarie stabili, oggi non presenti, ma anche in quanto il Governo – pur favorevole a considerare l’andamento storico e dinamico del tasso dei «falsi invalidi» a livello territoriale – non intende tuttavia prevedere, allo stato, una proroga nei tempi di attuazione dell’articolo 80 del decreto-legge n. 112 del 2008.
Con riferimento, poi, alla risoluzione n. 7-00089, a prima firma del deputato Cazzola, dichiara il parere favorevole del Governo sull’intero testo, considerato in particolare che i primi tre impegni in esso contenuti danno positivamente conto della necessità di integrare le politiche socio-assistenziali con quelle sanitarie, mettendo al centro del sistema la famiglia come luogo più idoneo a rispondere, adeguatamente supportata, ai bisogni emergenti delle persone, mentre – con riferimento al quinto punto del dispositivo – si segnala l’esigenza che il mercato del lavoro si allinei maggiormente con gli obiettivi dati dall’Unione europea, soprattutto per quanto riguarda categorie deboli come i giovani, le donne e i lavoratori «over 50».
Alessandra MUSSOLINI (PdL), intervenendo per una precisazione, auspica che le donne non vangano impropriamente incluse tra le categorie deboli alle quali ha testé fatto riferimento il rappresentante del Governo. In tal caso, infatti, propone sin d’ora di espungere dal testo della risoluzione in questione questa impropria definizione.
Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI, precisato che la risoluzione n. 7-00089 non contiene alcun riferimento alle donne come categorie deboli, fa presente di essersi soltanto limitato ad elencare taluni dei soggetti rientranti all’interno delle citate categorie; il riferimento alle donne, dunque, deve intendersi come aggiuntivo e, per tale ragione, non incluso all’interno delle categorie deboli.
Proseguendo, quindi, nell’illustrazione dei pareri, si sofferma sulla risoluzione n. 7-00116, a prima firma del deputato Delfino, in ordine alla quale dichiara di poter accogliere gli impegni contenuti nelle lettere a), b), d) ed e). Al contrario, fa presente che il Governo non intende accogliere l’impegno recato dalla lettera c) del dispositivo, poiché, in un momento di crisi come quello attuale, non si può portare avanti una riforma strutturale che presenta costi molto elevati; la «centralità fiscale» della famiglia rimane, comunque, un obiettivo prioritario per l’Esecutivo, da realizzare non appena la congiuntura economico-finanziaria lo consentirà al Paese.
Quanto, infine, alla risoluzione n. 7-00118, a prima firma del deputato Damiano, riconosce che essa presenta una premessa molto articolata, non sempre pienamente condivisibile in ogni sua parte, ma comunque ricca di spunti in grado di orientare positivamente l’azione di governo. Avverte, quindi, di poter accogliere i primi quattro punti del dispositivo, mentre vi è un orientamento non favorevole sul quinto punto, che affronta il fenomeno del lavoro cosiddetto «atipico» – ancora poco conosciuto nella sua reale entità – con stime non condivise da tutti. Fa presente, peraltro, che la crisi in atto sta dimostrando in modo chiaro che anche i contratti standard non sono poi propriamente stabili e tali da dare certezze ai lavoratori, mentre l’equiparazione meccanica tra lavoratori «atipici» e «precari» è imprecisa, se si pensa che circa la metà dei contratti temporanei è rappresentata da contratti di apprendistato o a contenuto formativo, contratti che pare difficile ricondurre nell’alveo della precarietà; lo stesso vale, a suo avviso, per il lavoro a tempo parziale, che dovrebbe anzi essere maggiormente utilizzato, pur non potendosi negare l’esistenza di situazioni di disagio occupazionale, specie tra i giovani, che non possono tuttavia essere addebitate alle regole del mercato del lavoro. Per tali ragioni, assicura che il Governo sta lavorando sul fronte del potenziamento dei canali di raccordo tra scuola e mondo del lavoro, indirizzando i giovani verso percorsi educativi e formativi anche in alternanza e tali, comunque, da anticipare l’ingresso nel mondo del lavoro. Tornando, quindi, agli impegni contenuti nella risoluzione in questione, comunica che il Governo non può accogliere neanche il sesto e il settimo punto del dispositivo; con riferimento a quest’ultimo, in particolare, ricorda che il disegno di legge A.S. 1167, contenente una delega legislativa in materia di lavori usuranti, è attualmente in corso di esame congiunto presso le Commissioni 1a e 11a del Senato. Sottolinea che il Governo accoglie, invece, l’ottavo punto del dispositivo – considerato che va garantita l’effettiva libertà di scelta tra il momento familiare e quello professionale, tramite il potenziamento dei servizi per l’infanzia e una adeguata riforma fiscale e previdenziale – mentre si dichiara contrario al nono punto del dispositivo medesimo. Comunica, altresì, che il Governo accoglie i punti decimo, undicesimo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo del dispositivo della risoluzione, finalizzati a definire una serie di indirizzi in materie sociali di particolare rilievo, quali i livelli essenziali delle prestazioni sanitarie e assistenziali, la formazione medica, la tutela delle «non autosufficienze», i programmi per le politiche della disabilità e gli strumenti per combattere la povertà e la disuguaglianza. Ritiene, poi, di non poter accogliere il sedicesimo, il diciottesimo e il diciannovesimo punto degli impegni della richiamata risoluzione a prima firma del deputato Damiano, che contengono proposte non chiaramente comprensibili o facilmente attuabili. Dichiara, infine, l’accoglimento dei punti diciassettesimo, ventesimo e ventunesimo del dispositivo, rilevando come, in una situazione di crisi economico-finanziaria come quella che sta colpendo il mondo globalizzato e l’Italia, sia necessario individuare priorità d’intervento e rendere più efficiente la spesa sociale e come, parimenti, in una sfida come questa il ruolo dell’associazionismo, del volontariato e di tutto il «terzo settore» possa essere essenziale per uno sviluppo equo e deciso del modello di welfare. In tal senso, peraltro, fa presente che è stata presentata alla Camera una proposta di legge, a prima firma del deputato Lupi, per la stabilizzazione del cosiddetto «5 per mille», alla quale il Governo intende garantire tutti i fondi necessari per una sua piena applicazione.
Stefano SAGLIA, presidente, chiede al rappresentante del Governo se non intenda chiarire le motivazioni del parere contrario riferito al settimo punto degli impegni della risoluzione n. 7-00118, relativo ai lavori usuranti, atteso che è in corso di esame parlamentare un disegno di legge, collegato alla manovra finanziaria per il corrente anno, recante una delega legislativa per il riordino della materia.
Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI fa presente che le difficoltà legate al possibile accoglimento, da parte del Governo, dell’impegno citato dal presidente sono dovute ad un problema di formulazione del testo, essendo evidente che il suo dicastero intende portare a termine la delega legislativa, al momento all’esame del Senato.
Giuliano CAZZOLA (PdL) ricorda che la Camera si è già espressa in senso favorevole sul testo della delega legislativa in materia di lavori usuranti: per tale ragione, invita il rappresentante del Governo a rivalutare i termini del proprio orientamento sullo specifico punto del dispositivo della risoluzione n. 7-00118.
Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI intende ribadire che il mancato accoglimento del richiamato punto del dispositivo della risoluzione a prima firma del deputato Damiano è motivato esclusivamente da ragioni legate alla formulazione del testo, essendo sufficiente – per fugare le perplessità espresse – espungere dal medesimo il richiamo al protocollo del 23 luglio 2007.
Massimiliano FEDRIGA (LNP), intervenendo sulle modalità di svolgimento della discussione, segnala l’esigenza di valutare con la necessaria attenzione i pareri espressi dal rappresentante del Governo, anche al fine di verificare la possibilità di proporre eventuali riformulazioni degli impegni contenuti nelle risoluzioni in discussione. Prospetta, pertanto, l’opportunità di una breve sospensione della seduta, per consentire ai gruppi di svolgere i necessari approfondimenti.
Simone BALDELLI (PdL) dichiara di condividere la richiesta testé formulata dal deputato Fedriga, nel presupposto che la sospensione della seduta possa consentire ai gruppi di valutare eventuali riformulazioni dei testi.
Stefano SAGLIA, presidente, non essendovi obiezioni in merito alla proposta testé formulata, sospende la seduta.
La seduta, sospesa alle 11.10, è ripresa alle 11.25.
Stefano SAGLIA, presidente, considerati gli imminenti impegni parlamentari dei componenti della XII Commissione e giudicato necessario che ciascun gruppo approfondisca, in modo non superficiale, gli argomenti emersi nel dibattito odierno, ritiene che il seguito della discussione debba essere rinviato ad altra seduta. In quella occasione, infatti, potrebbero anche essere presentate eventuali proposte di riformulazione di talune delle risoluzioni in titolo, che siano in grado di essere accolte dal Governo.
In ogni caso, invita lo stesso rappresentante del Governo ad assumere un impegno formale nei confronti delle Commissioni riunite, nel senso di non procedere – sino alla deliberazione di competenza del Parlamento sulle risoluzioni in titolo – all’adozione del «Libro bianco», che dovrà seguire al primo documento in materia, costituito dallo stesso «Libro verde», oggetto degli atti di indirizzo oggi in discussione.
Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI assicura che il Governo si impegna a non emanare alcun successivo documento in materia, sino a quando non saranno stati adottati i definitivi indirizzi da parte delle Commissioni riunite.
Stefano SAGLIA, presidente, rinvia, quindi, il seguito della discussione ad altra seduta.
La seduta termina alle 11.30.





























