Legge comunitaria 2009.
Emendamenti C. 2449 Governo.
(Parere alla XIV Commissione).
(Seguito dell’esame e conclusione – Parere contrario).
La Commissione prosegue l’esame degli emendamenti riferiti al provvedimento in titolo, rinviato nella seduta di ieri.
Silvano MOFFA, presidente, facendo seguito a quanto convenuto nella seduta di ieri, invita il rappresentante del Governo ad esprimere le proprie valutazioni sulle proposte emendative trasmesse dalla XIV Commissione.
Il sottosegretario Pasquale VIESPOLI, nel concordare con la proposta del relatore – formulata nella seduta di ieri – nel senso di esprimere parere contrario sull’emendamento Borghesi 6.1 e sugli articoli aggiuntivi Paladini 6.02, 6.03 e 6.04, si sofferma sull’articolo aggiuntivo Cazzola 6.01. In proposito, pur giudicando tale proposta emendativa come il frutto di una iniziativa parlamentare assolutamente legittima, che rientra nel pieno diritto di ciascun deputato intraprendere, invita il presentatore a ritirarlo presso la XIV Commissione, dal momento che sono allo studio da parte del Governo le soluzioni normative più adatte ad assicurare un progressivo allineamento della disciplina in materia di accesso al pensionamento di vecchiaia per gli uomini e le donne. Ritiene, altresì, che tale iniziativa possa essere validamente riassunta nell’ambito della discussione del decreto-legge «anticrisi», che ritiene essere la sede più adeguata all’avvio di un dibattito di tale delicatezza, attesi anche i risvolti di natura finanziaria che potrebbero derivare da un intervento di questo tipo.
Ivano MIGLIOLI (PD) ritiene inaccettabile che il rappresentante del Governo accenni ad una ipotesi di modifica del decreto-legge «anticrisi» nel senso suggerito dal deputato Cazzola, dopo che su tale provvedimento la Commissione si è appena espressa in sede consultiva, al termine di un dibattito in cui non si è fatto minimamente cenno alla questione testé indicata.
Maria Grazia GATTI (PD), nel ricordare che la proposta emendativa in oggetto è stata già presentata, in più occasioni, nel corso dell’esame del disegno di legge comunitaria 2008 e non ha avuto alcun seguito, a causa del parere espresso dall’Esecutivo, giudica inaccettabile che il rappresentante del Governo inviti nuovamente i presentatori a ritirarla in vista della presentazione di una proposta di modifica nell’ambito dell’esame del provvedimento «anticrisi», sul quale la XI Commissione si è appena espressa in sede consultiva, non prestando, peraltro, alcuna specifica attenzione alla tematica in questione, in assenza di norme vertenti sulla materia. Paventa, pertanto, il rischio che su un argomento di rilevante delicatezza, come quello dell’equiparazione tra uomini e donne nell’accesso al pensionamento di vecchiaia, la Commissione possa essere espropriata delle sue prerogative, senza alcuna possibilità di orientare il corso della discussione in atto.
Nel merito della questione, ritiene opportuno contestare un atteggiamento del Governo punitivo nei confronti della lavoratrici, dal momento che la possibilità di innalzare nei loro confronti i limiti di età per accedere al trattamento pensionistico viene prefigurata dall’Esecutivo addirittura prima dello svolgimento di qualsiasi politica attiva a favore del rafforzamento dei loro percorsi professionali e delle loro tutele sociali. Ritiene pertanto intollerabile che la maggioranza – nelle dichiarazioni pubbliche rese dai propri esponenti – imputi ai gruppi di opposizione una posizione ideologica di tipo risarcitorio sul tema del lavoro femminile, quando i dati concreti dimostrano che lo stesso Esecutivo non ha assunto alcuna misura a favore del lavoro femminile e ha respinto più volte le proposte ragionevoli presentate dai gruppi di minoranza in tema di pari opportunità (come, ad esempio, è avvenuto in occasione della discussione del disegno di legge comunitaria 2008).
In conclusione, chiede con forza e determinazione che si ponga al più presto all’attenzione della Commissione il tema dell’accesso al lavoro delle donne, oltre che dell’età pensionabile, che ritiene vada affrontato nella sua profonda complessità e non nel modo superficiale con cui è stato trattato dalla maggioranza.
Giuliano CAZZOLA (PdL), nel far notare che non rientra tra le prerogative dei gruppi di opposizione la facoltà di imporre o precludere alla Commissione la discussione di alcun tipo di argomento, stigmatizza con forza l’atteggiamento, a suo avviso irrispettoso, tenuto da alcuni esponenti della minoranza nei confronti dei suoi diritti di parlamentare, manifestatosi attraverso una critica alla sua proposta emendativa che giudica demagogica e priva di reali fondamenti. Sottolinea, peraltro, che non ha alcuna intenzione di farsi intimorire da tali modalità di comportamento particolarmente aggressive, essendo convinto della correttezza della sua iniziativa, che ha assunto nel pieno esercizio delle proprie prerogative. Pur prendendo atto dell’invito rivoltogli dal rappresentante del Governo, che si dichiara personalmente disponibile ad accogliere attraverso il ritiro dell’articolo aggiuntivo nell’ambito della XIV Commissione, osserva che è sua intenzione proseguire una battaglia di principio e continuare a porre con forza tale questione, finché non matureranno le condizioni ideali per il raggiungimento di idonee soluzioni al problema. In proposito, ricorda di aver presentato anche presso le Commissioni riunite V e VI alcuni emendamenti al decreto-legge «anticrisi», che ripropongono il tema all’attenzione del Parlamento, a testimonianza della sua pervicace volontà di ottenere un risultato concreto sulla materia dell’equiparazione del pensionamento di vecchiaia tra uomini e donne.
Silvano MOFFA, presidente, preso atto della disponibilità, manifestata dal presentatore, a ritirare l’articolo aggiuntivo 6.01 presso la XIV Commissione, avverte che si dovrà sospendere brevemente la seduta, per consentire al deputato Cazzola di formalizzare il ritiro della sua proposta emendativa. In ogni caso, ritiene che il dibattito in corso non possa in alcun modo pregiudicare la validità del parere testé espresso dalla XI Commissione sull’attuale testo del decreto-legge «anticrisi», che è stato esaminato con grande attenzione e serietà.
Maria Grazia GATTI (PD), intervenendo per una precisazione, intende rivolgere le proprie scuse personali per aver alzato eccessivamente i toni della discussione, precisando che non era sua intenzione criticare in modo aprioristico una posizione politica, che anzi rispetta ed apprezza per gli elementi di coerenza che essa contiene. Osserva, tuttavia, che la carica emotiva espressa nel corso del suo intervento era indirizzata piuttosto all’operato del Governo nel suo complesso, colpevole, a suo avviso, di non agire a tutela delle donne lavoratrici. Ribadisce, comunque, l’esigenza che la Commissione valuti seriamente l’ipotesi di discutere con pacatezza sul tema in questione, atteso che sull’argomento il Governo sembra aver assunto un atteggiamento di noncuranza – in spregio a quella logica della concertazione che l’opposizione mira, invece, a valorizzare – testimoniato dalla mancata trattazione di queste tematiche nell’ambito dell’incontro tenutosi nella giornata di ieri tra il Ministro Sacconi e le parti sociali in relazione alle misure economiche promosse dal Governo.
Silvano MOFFA, presidente, conformemente a quanto preannunciato, sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 9.40, è ripresa alle 9.50.
Silvano MOFFA, presidente, fa presente che l’articolo aggiuntivo Cazzola 6.01 è stato ritirato dal presentatore presso la XIV Commissione; per tale ragione, invita il relatore a formulare la propria proposta di parere sulle restanti proposte emendative trasmesse dalla citata Commissione.
Gabriella GIAMMANCO (PdL), relatore, facendo seguito a quanto già preannunciato ieri, propone di esprimere parere contrario sull’emendamento Borghesi 6.1 e sugli articoli aggiuntivi Paladini 6.02, 6.03 e 6.04.
Quanto al problema posto dal deputato Cazzola, intende soltanto osservare che la materia pensionistica presenta aspetti di estrema delicatezza, soprattutto dal punto di vista sociale. Per queste ragioni, ritiene che occorra preventivamente ricercare, con ogni possibile mezzo, una concertazione con le parti sociali. Fa presente, peraltro, che la delicatezza della materia diventa estrema, se si considera l’ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile per le sole donne. Per prevedere una graduale equiparazione dell’età pensionabile di uomini e donne, infatti, giudica necessario anche considerare che l’ingresso delle donne nel mondo del lavoro è, di norma, spostato in avanti rispetto a quello degli uomini, che la stessa permanenza delle donne nel mercato del lavoro è più breve, che su di esse grava, molto spesso, anche la maggior parte del peso della cura dei figli, della casa, degli anziani a carico della famiglia e che, inoltre, l’attuale sistema previdenziale impedisce alle donne – che già fanno meno carriera degli uomini, con stipendi tendenzialmente più bassi – di utilizzare con facilità la pensione di anzianità.
Ricordando anche che le donne percepiscono una pensione di vecchiaia notevolmente più esigua rispetto a quelle degli uomini, fa notare, in sostanza, che una graduale equiparazione dell’età pensionabile sarebbe possibile solo se i percorsi professionali delle donne fossero gradualmente semplificati e se le tutele sociali loro garantite venissero concretamente rafforzate. In questo senso, si augura – dichiarandosene convinta – che l’argomento delle pensioni venga affrontato dal Governo al più presto, ma con cautela, anche alla luce di quanto affermato in precedenza e, quindi, tenendo conto dell’attuale realtà che vivono le donne quando si confrontano col mondo del lavoro.
Marialuisa GNECCHI (PD), sottolineato che l’eventuale introduzione di una norma tendente ad equiparare i requisiti di età pensionabile tra uomini e donne nell’ambito del pubblico impiego aprirebbe una breccia all’interno della quale si inserirebbero, con rinnovata forza, le argomentazioni di coloro che spingono per una applicazione più generalizzata di tale normativa, fa notare che una seria discussione sulla delicata questione dell’accesso al trattamento pensionistico delle donne richiederebbe comunque una approfondita conoscenza dei dati statistici diffusi in materia dai soggetti istituzionali competenti. Sulla base di tali informazioni, a suo avviso, sarebbe possibile comprendere come il problema non si pone tanto in relazione alla maturazione dei requisiti di accesso alla pensioni di vecchiaia, quanto sull’importo di tali prestazioni, che risulta assai modesto. Solo per fare un esempio, osserva che – a fronte di dati sulle pensioni di vecchiaia riferiti al 2007, che parlano di oltre 156.000 nuovi pensionati maschi e di circa 211.000 nuove pensionate donne – si registra un importo medio mensile dei trattamenti in favore delle donne sostanzialmente pari alla metà di quello riconosciuto agli uomini. Ritiene, pertanto, che, prima di avviare un dibattito sulla effettiva necessità di innalzare i limiti di età delle donne per l’accesso alla prestazioni previdenziali, occorra riflettere seriamente sul loro attuale trattamento pensionistico, che, a causa di alcune modifiche intervenute nel corso del tempo in relazione al computo delle prestazioni – basato oggi prevalentemente su criteri riferiti al cumulo e non più al reddito soggettivo – risulta molto inferiore a quello di alcune decine di anni fa.
Cesare DAMIANO (PD), nel giudicare condivisibile il contenuto delle riflessioni svolte dal relatore, nella parte in cui prospetta la necessità di semplificare i percorsi professionali per le donne e di rafforzare le tutele sociali nei loro confronti, ritiene necessario ripartire proprio da questo elemento di convergenza, al fine di avviare al più presto una discussione più approfondita in sede parlamentare sulla tematica in questione, in concomitanza con il dibattito in corso tra le parti sociali. Nel ritenere, invece, di dover riscontrare nel Governo una posizione gravemente lesiva della logica della concertazione e delle prerogative parlamentari, fa presente che qualsiasi Esecutivo che si accinga ad intraprendere una riforma del sistema previdenziale non possa ignorare la particolare posizione delle donne nel mercato del lavoro, atteso anche il tendenziale innalzamento dei requisiti di età pensionabile previsto nel corso degli anni da specifici interventi di modifica legislativa, che hanno reso ancora più gravosa la posizione delle donne lavoratrici.
Teresio DELFINO (UdC) ritiene che la posizione del Governo sull’argomento pensionistico – che giudica lesiva dei diritti dei parlamentari – non possa essere giustificata in alcun modo, tanto meno facendo leva sulla sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee, per la quale, a detta di taluni esponenti della maggioranza, lo Stato italiano sarebbe costretto a recepire le indicazioni dell’Unione europea al fine di sottrarsi ad una procedura d’infrazione comunitaria. Considerato che le procedure d’infrazione promosse nei confronti dell’Italia sono numerose e sono in attesa da tempo di una risoluzione, ritiene di non comprendere per quale motivo l’Esecutivo intenda concentrare il massimo sforzo su tale specifico obiettivo. Osserva che il Governo dovrebbe, piuttosto, seguire le indicazioni provenienti dall’Europa su altri versanti, laddove, ad esempio, si richiede allo Stato italiano di uniformarsi alla normativa comunitaria in materia di parità salariale, di flessibilità dell’orario di lavoro per le donne, di patto intergenerazionale.
Prospetta, in conclusione, la necessità di avviare in Commissione una seria discussione sulla tematica previdenziale riferita alle donne lavoratrici, dalla quale auspica possano emergere utili elementi di riflessione in vista della predisposizione di soluzioni normative strutturali e non frammentarie come quelle poste in essere in materia economica dal Governo.
Barbara SALTAMARTINI (PdL), nell’accogliere favorevolmente l’avvenuto ritiro da parte del deputato Cazzola, presso la XIV Commissione, dell’articolo aggiuntivo 6.01, ritiene auspicabile che la Commissione valuti l’opportunità di intraprendere idonee iniziative al fine di affrontare – in modo più sistematico e strutturale – la questione complessiva del lavoro femminile, considerato anche che le indicazioni provenienti dall’Unione europea non fanno riferimento soltanto all’esigenza di rendere uniforme la disciplina di accesso al trattamento pensionistico per gli uomini e le donne, ma anche all’opportunità di favorire una equiparazione sostanziale in ordine alla questione del salario e dell’accesso agli impieghi professionali.
Giuliano CAZZOLA (PdL), nel dichiarare di non avere alcuna particolare obiezione ad avviare una discussione più meditata e generale sulla questione posta dalla sua proposta emendativa, propone alla Commissione di valutare in sede di Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, l’ipotesi di iniziare l’esame delle proposte di legge pendenti presso la stessa XI Commissione, aventi ad oggetto le tematiche emerse nel corso dell’odierno dibattito.
Silvano MOFFA, presidente, ritiene di poter accogliere positivamente le indicazioni e i suggerimenti emersi dal dibattito odierno, che investono un tema delicato e di forte impatto sociale. Al riguardo, prospetta anche l’opportunità di investire in futuro l’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, ai fini di una valutazione sull’eventualità che – una volta superata l’attuale, complessa, fase di lavoro parlamentare – si possa prevedere l’apertura di una specifica sessione di lavoro sul tema pensionistico, che consenta di affrontare in termini sereni e pacati le problematiche in atto. Avverte, quindi, che sarà ora posta in votazione la proposta di parere contrario sulle proposte emendative trasmesse dalla XIV Commissione, in precedenza formulata dal relatore.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva, quindi, la proposta di parere contrario formulata dal relatore.
La seduta termina alle 10.05.





























