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Home - Camera - Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

2 Luglio 2020
in Camera

ALLEGATO 15-02338 Costanzo: Situazione dei dipendenti della Errebi Communicaemotion S.p.a. di Torino.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il presente atto parlamentare, l’Onorevole interrogante richiama l’attenzione del Governo sulla situazione dei dipendenti della Errebi Communicaemotion S.p.a. di Torino.
Al riguardo, voglio far presente che il Ministero del lavoro non ha finora ricevuto comunicazioni in merito né richieste di intervento, per quanto di propria stretta competenza, sulla situazione dell’azienda di cui ci occupiamo.
L’Amministrazione che rappresento è sempre pronta ad ascoltare e ad accogliere le richieste provenienti per la salvaguardia dei lavoratori e delle aziende. Per il caso di specie, è stata prontamente interpellata la Regione Piemonte, per verificare le azioni messe in campo e gli interventi eventualmente intrapresi.
Garantisco, sin d’ora, l’impegno massimo del Governo e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per la messa in campo, laddove possibile, degli ammortizzatori sociali. La ricerca di risorse, anche economiche, per garantire l’occupazione è un obiettivo prioritario sul quale giornalmente è aperta l’interlocuzione con il Ministero dell’economia e finanze, nella consapevolezza che solo con risorse adeguate è possibile arginare gli effetti delle crisi aziendali e tutelare fattivamente lavoratori e famiglie soprattutto in questo periodo emergenziale.
Pertanto, nell’evidenziare la rilevanza locale della vicenda, voglio assicurare che il Governo manterrà alta l’attenzione sulla questione segnalata, continuando a monitorarne gli ulteriori sviluppi al fine di valutare – qualora richiesto – ogni possibile soluzione volta a tutelare la posizione dei lavoratori.

ALLEGATO 2

5-02982 Caffaratto: Iniziative per la salvaguardia dell’occupazione presso gli stabilimenti della società multinazionale «Mahle» ubicati in Piemonte.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il presente atto parlamentare, l’Onorevole interpellante chiede di conoscere quali siano le iniziative che il Governo ha adottato per la salvaguardia dell’occupazione presso gli stabilimenti piemontesi della multinazionale Mahle Componenti Motori Italia S.p.A., azienda leader nella produzione di pistoni per automobili, che già dal maggio 2019 è stata interessata da una profonda crisi.
In data 30 marzo 2020, in modalità call conference, stante l’attuale situazione emergenziale – si è tenuta una riunione tra i vertici dell’azienda, le rappresentanze sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori e i rappresentanti della Regione Piemonte, per l’espletamento dell’esame congiunto della situazione aziendale, ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo n. 148 del 2015. All’esito dell’incontro, le parti hanno sottoscritto un verbale di accordo avente ad oggetto il ricorso, da parte della Società, al trattamento straordinario di integrazione salariale (CIGS) per crisi aziendale per cessazione di attività ai sensi dell’articolo 44 del decreto-legge n. 109 del 2018, tenuto conto della previsione di cui all’articolo 11-quater, comma 5, della legge n. 8 del 2020 (di conversione del decreto-legge n. 162 del 2019 – cosiddetto milleproroghe).
Contestualmente, le parti hanno sottoscritto – ai sensi dell’articolo 24-bis del decreto legislativo n. 148 del 2015 – un accordo di ricollocazione per il ricorso all’assegno di ricollocazione in favore dei lavoratori rientranti negli ambiti aziendali e nei profili professionali a rischio di esubero.
A seguito di tali accordi, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con decreto direttoriale n. 105030 del 29 aprile 2020, ha approvato, per il periodo dal 17 febbraio 2020 al 13 febbraio 2021, il programma di CIGS per crisi per cessazione di attività ed ha autorizzato, per lo stesso periodo, la corresponsione del trattamento straordinario di integrazione salariale in deroga in favore di 171 lavoratori impiegati presso l’unità di Saluzzo (Cuneo) e di 201 lavoratori impiegati presso l’unità di La Loggia (Torino).
Voglio comunque assicurare che il Governo continuerà a seguire con grande attenzione la vicenda per la salvaguardia dell’occupazione di tutti i lavoratori coinvolti.

ALLEGATO 3

5-03294 Rizzetto: Iniziative per la tutela dei dipendenti della Safilo Group S.p.a. interessati dagli esuberi conseguenti all’approvazione del nuovo piano industriale.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il presente atto parlamentare, l’Onorevole interrogante richiama l’attenzione del Governo sulle iniziative per la tutela dei dipendenti della Safilo Group S.p.a. interessati dagli esuberi conseguenti all’approvazione del nuovo piano industriale.
Voglio da subito evidenziare che il Ministero che rappresento ha seguito, fin dall’inizio, la vicenda occupazionale che ha coinvolto i lavoratori della Società Safilo e ha prontamente interpellato la Regione Friuli-Venezia Giulia.
La Regione, ha reso noto che, a metà del mese di dicembre 2019, la Safilo, a causa della perdita di importanti licenze impattanti sulla produzione made in Italy, ha annunciato 700 esuberi, di cui 400 nello stabilimento di Longarone, che impiega circa 900 unità, 50 a Padova e i restanti presso il sito di Martignacco (Udine), unico degli stabilimenti interessati per i quali viene prevista la cessazione di attività. Le OO.SS. del Friuli Venezia Giulia hanno chiesto il sostegno dell’Amministrazione regionale nella ricerca di soluzioni alternative alla cessazione del sito friulano (che, per quanto sopra ricordato, comporterebbe la completa scomparsa di Safilo dal territorio del Friuli Venezia Giulia), anche tramite l’utilizzo dei contratti di solidarietà. Nel corso dell’incontro, tenutosi in sede regionale il 14 gennaio 2020, l’Amministrazione regionale ha ribadito il proprio sostegno alla richiesta di parte sindacale di aprire una trattativa che valuti la percorribilità della solidarietà presso il sito friulano, anche per favorire il reperimento di una soluzione che tuteli la continuità produttiva. L’azienda, tuttavia, ha ribadito la propria indisponibilità a recedere dalla decisione di cessare l’attività nella sede di Martignacco (Udine), al più la decisione poteva essere accompagnata, in caso di accordo con le organizzazioni sindacali, con 12 mesi di CIGS, appunto, per cessazione di attività.
Il giorno 16 gennaio 2020, si è svolto presso il Ministero dello sviluppo economico un incontro riguardante le sedi produttive in Italia del Gruppo Safilo S.p.A., all’esito del quale il Ministro dello sviluppo economico ha richiesto all’azienda di illustrare alle parti il piano industriale in un incontro di coordinamento nazionale, preannunciando una successiva riconvocazione del tavolo ministeriale con l’obiettivo di iniziare un percorso di confronto con le parti e le istituzioni interessate per arrivare a soluzioni condivise che mettano in campo tutti gli strumenti e le azioni possibili per la salvaguardia delle produzioni italiane del Gruppo e delle sue maestranze.
A seguito di una complessa trattativa, le parti hanno siglato un accordo il 17 febbraio 2020 che prevede, per il sito di Martignacco, l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo e un incentivo all’esodo per i lavoratori che manifesteranno la non opposizione al licenziamento, nonché il ricorso alla CIGS per cessazione per 12 mesi con decorrenza prevista dal 1o luglio 2020, con la finalità di reindustrializzare l’impianto. Tale soluzione è stata recepita presso il Ministero dello sviluppo economico in un incontro di data 18 marzo 2020.
Per quanto concerne più specificatamente il Ministero del lavoro, segnalo chePag. 119in data 4 maggio 2020, la Società ha presentato alla Direzione Generale competente una richiesta di esame congiunto della situazione aziendale finalizzata – ai sensi dell’articolo 44 del decreto-legge n. 109 del 2018 – alla concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale (CIGS) per crisi aziendale per cessazione di attività, in favore dei lavoratori impiegati presso lo stabilimento di Martignacco (Udine).
A fronte di tale richiesta, la competente Direzione del Ministero del lavoro ha provveduto a convocare le parti per una riunione che – stante l’attuale situazione emergenziale – si terrà l’8 luglio 2020, in modalità call conference.
Pertanto, il Ministero che rappresento, seguirà con attenzione la vicenda al fine di poter valutare possibili azioni di intervento o di tutela per i lavoratori coinvolti e per le loro famiglie.

ALLEGATO 4

5-03833 Mura: Indennità di mobilità in deroga riconosciuta ai lavoratori in terza e quarta proroga.

TESTO DELLA RISPOSTA

Con il presente atto parlamentare, l’Onorevole interrogante richiama l’attenzione del Governo sul trattamento di mobilità in deroga per i lavoratori della Regione Sardegna.
Innanzitutto, voglio preliminarmente far presente che risultano assegnate fino ad ora dal Ministero del lavoro alla Regione Sardegna, per gli interventi di Cassa Integrazione straordinaria di cui all’articolo 44, comma 11-bis, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 148, e di mobilità in deroga di cui all’articolo 53-ter del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, risorse finanziarie pari a 50.907.768,46 euro (comprensivi dell’ultima assegnazione pari a 13.471.570,30 euro riferita all’anno 2020).
Sulla base di tali risorse, il Ministero che rappresento provvede ad emanare i decreti di Cassa integrazione straordinaria e, successivamente, a comunicare alla Regione Sardegna e all’Inps la cifra impegnata per la sostenibilità finanziaria dei decreti di mobilità in deroga, indicandone di volta in volta l’importo.
Secondo l’ultima nota ministeriale, del 9 giugno 2020, alla Regione Sardegna residua una cifra pari a 3.110.327,87 euro.
Con specifico riferimento al quesito sollevato dall’Onorevole interrogante, voglio ricordare che l’articolo 2, comma 8 del decreto-legge n. 4 del 2019 dispone che «Il reddito di cittadinanza è compatibile con il godimento della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’impiego (NASpI) e dell’indennità di disoccupazione per i lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata (DIS-COLL), di cui rispettivamente all’articolo 1 e all’articolo 15 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, e di altro strumento di sostegno al reddito per la disoccupazione involontaria ove ricorrano le condizioni di cui al presente articolo. Ai fini del diritto al beneficio e della definizione dell’ammontare del medesimo, gli emolumenti percepiti rilevano secondo quanto previsto dalla disciplina dell’ISEE».
A tal proposito, si rileva che la mobilità in deroga è una misura di sostegno al reddito di carattere individuale, mentre la misura del reddito di cittadinanza è un beneficio a vantaggio del nucleo familiare. Pertanto, per i percettori di mobilità in deroga, in possesso dei requisiti reddituali e patrimoniali di accesso alla misura previsti dall’articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 4 del 2019, è già possibile beneficiare del reddito di cittadinanza sia in qualità di richiedenti, che di componenti del nucleo richiedente.
Relativamente alla soglia indicata dall’interrogante, pari a 780 euro, voglio precisare che, ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera a e b del decreto-legge in parola, il reddito di cittadinanza è costituito da una componente ad integrazione del reddito familiare, nonché da una componente ad integrazione del reddito dei nuclei familiari eventualmente residenti in abitazione in locazione.
La suddetta soglia, pertanto, non rappresenta un valore riconosciuto alla generalità degli aventi diritto alla misura, atteso che il beneficio spettante è calcolato tenendo conto, oltre che della condizione abitativa, dei redditi e trattamenti percepiti dal nucleo familiare, nonché in relazione al parametro della scala di equivalenzaPag. 121di cui all’articolo 2, comma 4 del decreto-legge in parola, definito in base alla composizione familiare. Secondo i dati dell’osservatorio INPS, ad aprile 2020 l’importo medio erogato dall’avvio della misura è stato infatti inferiore a tale soglia e pari ad 516 euro.
Con riferimento al valore dell’indicatore ISEE (inferiore ad euro 9.360) prescritto ai fini del riconoscimento della misura (articolo 2, comma 1, lettera b, decreto-legge n. 4 del 2019), occorre evidenziare che, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 159 del 2013, i dati reddituali rilevanti ai fini del calcolo dell’indicatore sono ordinariamente riferiti al secondo anno precedente la presentazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU).
Voglio precisare, tuttavia, che in alcune fattispecie indicate di seguito, è possibile aggiornare l’ISEE prendendo a riferimento i redditi relativi a un periodo di tempo più ravvicinato.
In particolare, nelle ipotesi di una variazione della situazione lavorativa o di una interruzione dei trattamenti non rientranti nel reddito complessivo ai fini IRPEF per uno o più componenti del nucleo ovvero di una variazione della situazione reddituale complessiva del nucleo familiare superiore del 25 per cento rispetto alla situazione reddituale individuata nell’ISEE calcolato ordinariamente, viene data la possibilità di calcolare un ISEE corrente. Tale indicatore si basa sui redditi degli ultimi dodici mesi (anche solo degli ultimi due mesi in caso di componente per il quale si è verificata un’interruzione dei trattamenti non rientranti nel reddito complessivo ai fini IRPEF ovvero di lavoratore dipendente a tempo indeterminato per cui sia intervenuta la perdita, sospensione o riduzione dell’attività lavorativa).
Pertanto, i lavoratori citati dagli interroganti, qualora in possesso dei requisiti innanzi citati, possono presentare l’ISEE corrente che sarà considerato ai fini dell’eventuale riconoscimento del reddito di cittadinanza, nonché del calcolo del beneficio spettante.
Tutto ciò che ho appena espresso è per chiarire, ad ogni buon fine, che gli attuali beneficiari del Reddito di cittadinanza non godono di un trattamento privilegiato rispetto a quello cui potrebbero accedere i lavoratori in parola appartenenti a nuclei familiari in possesso dei richiesti requisiti.

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