• Today is: venerdì, Ottobre 7, 2022

Commissione Lavoro, pubblico e privato (Dai Resoconti Sommari)

redazione
Luglio27/ 2022

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI
Martedì 26 luglio 2022.

L’ufficio di presidenza si è riunito dalle 12.45 alle 12.50.

SEDE CONSULTIVA
Martedì 26 luglio 2022. — Presidenza della presidente Romina MURA.

La seduta comincia alle 12.50.

Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2021.
C. 3675 Governo.
Disposizioni per l’assestamento del bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2022.
C. 3676 Governo.
Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2022 (limitatamente alle parti di competenza).
Tabella n. 4: Stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2022 (limitatamente alle parti di competenza).
(Relazione alla V Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).

La Commissione inizia l’esame congiunto dei provvedimenti in titolo.

Sui lavori della Commissione.

Romina MURA, presidente, prima di esaminare i provvedimenti all’ordine del giorno, desidera comunicare che, dopo lo scioglimento delle Camere, non è possibile portare a compimento, come la Commissione si era ripromessa, l’indagine conoscitiva sulle nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro, estendendo il periodo di analisi e di elaborazione al 2021.
L’indagine conoscitiva, deliberata dalla Commissione nella seduta del 24 marzo 2021, ha analizzato le disuguaglianze prodotte e ampliate dalla pandemia di COVID-19 sul mondo del lavoro, valutando sia gli effetti sulle disparità già esistenti sia l’insorgenza di nuovi disequilibri, che in molti casi rischiano di prolungarsi nel tempo, specialmente nei casi in cui l’emergenza sanitaria ha colpito gli strumenti per la creazione di competenze. Grazie all’indagine si sono raccolti, con una ricerca ad ampio spettro, elementi conoscitivi specifici per soppesare le disuguaglianze nelle loro peculiarità e individuare, di conseguenza, le misure più adeguate per intervenire tempestivamente con una prospettiva strutturale sulle nuove dimensioni delle disuguaglianze emerse nel mondo del lavoro.
La difficoltà di misurare gli effetti di tale impatto discende dalla constatazione che le indagini statistiche sono condotte sulle grandezze indagate considerate separatamente. La pervasività degli effetti della pandemia, tuttavia, impone un approccio nuovo, teso a cogliere le implicazioni sociali ed economiche imposte dall’emergenza sanitaria in una molteplicità di aspetti, interagenti e reciprocamente condizionanti. La mancanza di precedenti, pertanto, ha indotto la Commissione a farsi promotrice di elaborazioni sperimentali che evidenziassero non solo le dimensioni dei fenomeni, ma permettessero anche di distinguere gli effetti delle misure adottate dal Governo.
Sulla base di tali presupposti, pertanto, l’ISTAT e il CNEL hanno collaborato nell’elaborazione in modo trasversale e nell’interpretazione dei dati relativi agli aspetti che sono apparsi maggiormente incisi, ovvero il lavoro, il reddito, la salute e la mortalità, la partecipazione scolastica e l’apprendimento, le relazioni sociali e le condizioni generali di vita, allo scopo di consentirne una lettura contestuale e correlata e di trarne indicazioni utili alla valutazione delle policy di contrasto adottate e di quelle da adottarsi. Si tratta, ovviamente, di valutazioni che scontano il fatto che l’elaborazione riguarda dati riferiti al 2020, ma che sono comunque utili a cogliere le dimensioni dei fenomeni e a cominciare a ripensare alle modalità di approccio alle criticità tradizionalmente presenti nella società italiana.
A seguito del termine anticipato della legislatura, non è più possibile proseguire e aggiornare tale lavoro di elaborazione con riferimento all’anno 2021, attraverso un ulteriore coinvolgimento di ISTAT e CNEL al fine di acquisire dati più aggiornati.
Tuttavia rimangono agli atti le risultanze dell’attività conoscitiva svolta con riferimento all’anno 2020, che già offrono interessanti spunti di riflessione per quanto riguarda le nuove disuguaglianze prodotte dalla pandemia nel mondo del lavoro.
Esprime, quindi, l’auspicio che nella prossima legislatura tutte le forze politiche, a prescindere dai risultati elettorali, si adoperino per portare avanti il lavoro di approfondimento avviato con l’indagine conoscitiva in oggetto.

Elena MURELLI (LEGA), concordando con la presidente, si unisce all’auspicio che nella prossima legislatura la Commissione riprenda e aggiorni il lavoro intrapreso, che ha consentito di approfondire le interazioni tra fattori tradizionalmente considerati a se stanti e che, per questo, ha permesso di avere una visione complessiva degli effetti della recente pandemia, fornendo spunti importanti e indicando le possibili strategie di intervento.

Romina MURA, presidente e relatrice, passando ai provvedimenti all’ordine del giorno, ricorda che, per quanto riguarda gli aspetti procedurali, dopo l’esame preliminare la Commissione procede all’esame delle eventuali proposte emendative presentate nonché a quello delle relazioni predisposte dal relatore con riferimento a ciascun disegno di legge, iniziando dal disegno di legge di approvazione del rendiconto e passando successivamente al disegno di legge di assestamento.
Per quanto concerne il regime di ammissibilità delle proposte emendative, ricorda che il disegno di legge di approvazione del rendiconto è sostanzialmente inemendabile, nel senso che sono ammissibili soltanto le proposte emendative volte ad introdurre nel medesimo disegno di legge modifiche di carattere meramente tecnico o formale.
Per quanto riguarda invece il disegno di legge di assestamento, ricorda innanzitutto che, ai fini dell’ammissibilità, le proposte emendative devono essere riferite alle unità di voto parlamentare (tipologia di entrata o programma di spesa) e possono avere ad oggetto tanto le previsioni di competenza quanto quelle di cassa. Non possono invece avere ad oggetto l’ammontare dei residui iscritti nelle predette unità di voto, in quanto essi derivano da meri accertamenti contabili.
Gli emendamenti riferiti alle previsioni di entrata sono ammissibili soltanto se fondati su valutazioni tecnico-finanziarie adeguatamente documentate, tali da comprovare la necessità di modificare le previsioni di entrata di competenza e/o di cassa. In ogni caso le proposte emendative non possono comportare un peggioramento dei saldi di finanza pubblica e pertanto, ove risultino onerose, devono essere compensate mediante l’utilizzo di risorse iscritte in altre unità di voto parlamentare, anche se facenti parte di altra missione o di altro stato di previsione.
È considerata emendabile l’intera dotazione dei programmi di spesa, ivi compresa quindi l’eventuale quota potenzialmente riferibile agli oneri inderogabili in mancanza di puntuali indicazioni nel testo del disegno di legge di assestamento circa l’ammontare dei predetti oneri in relazione a ciascun programma di spesa.
È comunque esclusa la possibilità di compensare l’incremento di stanziamenti di spesa di parte corrente mediante riduzione di stanziamenti di spesa di conto capitale.
Per quanto riguarda gli stanziamenti di cassa deve tenersi conto di un ulteriore criterio di ammissibilità. In particolare, essi sono emendabili a condizione che, nel caso di emendamenti volti ad incrementare l’autorizzazione di cassa, lo stanziamento derivante dall’emendamento non superi la cosiddetta «massa spendibile», costituita dalla somma dello stanziamento di competenza e dei relativi residui passivi.
Per quanto concerne il regime di presentazione degli emendamenti riferiti al disegno di legge di assestamento, ricorda che, in sede consultiva, possono essere presentati emendamenti riferiti alle rispettive parti di competenza di ciascuna Commissione con compensazioni a valere sulle medesime parti di competenza ovvero su parti di competenza di altre Commissioni, nonché emendamenti migliorativi dei saldi – e in quanto tali privi di compensazione finanziaria – riferiti alle predette parti di competenza.
Tutte le citate tipologie di emendamenti possono essere altresì presentate anche direttamente in Commissione bilancio.
Gli emendamenti approvati durante l’esame in sede consultiva sono trasmessi alla Commissione bilancio come emendamenti di iniziativa della Commissione che li ha approvati; quelli respinti devono essere presentati nuovamente in Commissione bilancio, anche al solo fine di permetterne la successiva ripresentazione in Assemblea.
Sia gli emendamenti approvati, sia quelli respinti in sede consultiva e ripresentati in Commissione bilancio, sia quelli presentati per la prima volta presso la V Commissione sono da quest’ultima esaminati in sede referente. Solo gli emendamenti approvati dalla Commissione bilancio entrano a far parte del testo elaborato in sede referente ai fini dell’esame in Assemblea.
L’esame in sede consultiva si conclude con l’approvazione di una relazione per ciascun disegno di legge. Nel caso del disegno di legge di assestamento, l’esame può anche concludersi con l’approvazione di una relazione per ciascuno stato di previsione di competenza della Commissione. Possono essere presentate relazioni di minoranza.
Le relazioni approvate, unitamente alle relazioni di minoranza e agli emendamenti approvati, sono trasmessi alla Commissione bilancio.
Ricorda, infine, che nell’ambito dell’Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, svoltosi precedentemente nella giornata odierna, i gruppi hanno convenuto di rinunciare alla fissazione del termine per la presentazione di emendamenti.
Quindi, in qualità di relatrice, procede a illustrare il contenuto dei provvedimenti.
In particolare, per quanto riguarda il rendiconto generale dello Stato per l’esercizio finanziario 2021, ricorda preliminarmente che, in base agli articoli da 35 a 38 della legge di contabilità e finanza pubblica, il rendiconto rappresenta lo strumento attraverso il quale il Governo, alla chiusura del ciclo annuale di gestione del bilancio dello Stato, adempie all’obbligo, previsto dall’articolo 81, quarto comma, della Costituzione, di rendere conto al Parlamento dei risultati della gestione finanziaria. In questo senso, il provvedimento costituisce, pertanto, un’occasione utile per valutare l’andamento delle politiche di settore nell’ambito delle materie di competenza della Commissione.
Per quanto riguarda le linee di indirizzo che hanno caratterizzato la gestione del bilancio da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la Nota integrativa al rendiconto riferita al medesimo Ministero sottolinea come il Governo, in un contesto caratterizzato dal perdurare dell’emergenza sanitaria causata dal COVID-19, abbia posto in essere misure dirette a preservare i livelli occupazionali e ad estendere le misure di sostegno al reddito per le diverse categorie di lavoratori al fine di mitigare le perdite di occupazione che si sarebbero altrimenti registrate.
Quanto agli obiettivi individuati con l’atto di indirizzo del Ministro per l’anno 2021, le priorità politiche ivi espresse sono state successivamente rimodulate a seguito del riacutizzarsi della crisi sanitaria e delle sue forti ricadute sul sistema economico e sociale. In tale contesto, gli interventi del Governo sono stati funzionali a preservare i livelli occupazionali. Il numero di occupati, infatti, è diminuito nel primo trimestre 2021, ma ha subito un incremento nel secondo trimestre, specialmente nel comparto dei servizi, in conseguenza del graduale superamento delle misure di restrizione.
Sul piano finanziario, si sofferma in particolare sulla Tabella n. 4, che dà conto della gestione delle risorse del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rinviando alla documentazione predisposta dal Servizio Studi della Camera per gli aspetti di maggiore dettaglio.
In particolare, ricorda che le previsioni iniziali di spesa, sia di parte corrente sia in conto capitale, contenute nello stato di previsione del Ministero allegato alla legge di bilancio 2021, erano pari a 162.695,6 milioni di euro, per quanto riguarda la competenza, e a 163.707,2 milioni di euro, per quanto riguarda la cassa. Per effetto delle variazioni intervenute nel corso della gestione, gli stanziamenti definitivi sono risultati pari a 183.718,3 milioni di euro di competenza e a 184.786,6 milioni di euro di cassa. Mentre gli stanziamenti iniziali del 2021 registrano un aumento rispetto a quelli del 2020 pari a circa il 14,1 per cento, in conseguenza dell’emergenza pandemica, gli stanziamenti definitivi del 2021 registrano invece una diminuzione rispetto a quelli del 2020 pari a circa il 3,2 per cento. Le variazioni in aumento hanno riguardato principalmente la missione n. 25 «Politiche previdenziali», in particolare il capitolo relativo alle agevolazioni contributive, e la missione n. 24 «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia», soprattutto i capitoli del Reddito di cittadinanza, del Reddito di emergenza e quelli legati agli oneri per la famiglia, compreso l’assegno temporaneo per i figli minori. Le variazioni in diminuzione hanno interessato in particolare la missione n. 26 «Politiche per il lavoro», soprattutto gli oneri relativi ai trattamenti di integrazione salariale volti a fronteggiare l’emergenza sanitaria contenuti nel programma «Politiche passive per il lavoro e incentivi all’occupazione».
La spesa finale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali in termini di competenza è stata di 167.216 milioni di euro, a fronte dei 173.121,3 milioni di euro dell’anno 2020. Nonostante la riduzione, tali spese rappresentano il 20,3 per cento delle spese finali iscritte al bilancio dello Stato, con una lieve riduzione rispetto al 2020 ed un incremento rispetto al 2019, quando la spesa era stata pari, rispettivamente, al 20,6 e al 19,4 per cento.
Con riferimento alla gestione delle risorse, nel 2021 gli impegni totali sulla competenza sono stati pari a 167.216 milioni di euro, che rappresentano circa il 91 per cento degli stanziamenti definitivi finali di competenza, e i pagamenti totali sono stati pari a circa 163.838,4 milioni di euro, di cui il 96 per cento sulla competenza (157.066,7 milioni di euro) e il 4 per cento sui residui (6.771,7 milioni di euro).
I residui passivi finali ammontano a 17.086 milioni di euro, con una riduzione del 28,2 per cento rispetto alle previsioni iniziali e del 28 per cento rispetto al 2020.
L’ammontare più rilevante riguarda la missione n. 26 «Politiche per il lavoro» che presenta residui passivi finali pari a 11.711 milioni di euro, in diminuzione del 33 per cento rispetto al 2020, connessi in particolare agli oneri relativi ai trattamenti di cassa integrazione con causale COVID-19 (capitoli 2319 e 2619), al Fondo sociale per occupazione e formazione (capitolo 2230) e al contributo alle regioni per il concorso alle spese di funzionamento dei centri per l’impiego (capitolo 1232).
Anche la missione n. 25 «Politiche previdenziali» presenta residui passivi finali, pari a 2.786 milioni di euro, in diminuzione del 23,3 per cento rispetto al 2020. La formazione di tali residui è strettamente legata alle modalità della procedura di spesa: infatti, a fronte di impegni assunti nell’esercizio di competenza, i relativi pagamenti a favore degli enti destinatari avvengono negli anni successivi, quando gli stessi presentano i dovuti rendiconti al Ministero. Sul punto, la Corte dei conti, nella Relazione sul rendiconto 2021, sottolinea ancora una volta la criticità di tale modalità, rimarcando la necessità di migliorare la programmazione del fabbisogno degli istituti di previdenza e le modalità di comunicazione tra questi ultimi e il Ministero. La Corte dei conti sottolinea altresì che per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali continua ad osservarsi, nel corso degli anni, un andamento dei residui passivi finali caratterizzato da forti accelerazioni e rallentamenti intorno a un livello medio che resta comunque elevato rispetto a quanto si riscontra negli altri Dicasteri. Tale fenomeno è essenzialmente riconducibile ai ritardi con cui l’INPS rendiconta le spese sostenute per erogare le proprie prestazioni
Quanto alla destinazione delle spese, ricorda che l’attività del Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha ad oggetto quattro delle missioni nelle quali si articola il bilancio dello Stato: la missione n. 24 «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia», la missione n. 25 «Politiche previdenziali», la missione n. 26 «Politiche per il lavoro» e la missione n. 27 «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti». A queste si aggiunge la missione n. 32 «Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche», trasversale a tutte le amministrazioni pubbliche.
La missione quantitativamente più consistente è la missione n. 25 «Politiche previdenziali», che il 59 per cento delle risorse a consuntivo presenti nello stato di previsione. La missione n. 24 «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia» assorbe circa il 27 per cento delle suddette risorse, mentre alla missione n. 26 «Politiche per il lavoro» è destinato il 13,6 per cento delle medesime risorse. L’incidenza delle spese relative alla missione n. 27 «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti» e alla missione n. 32 «Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche» è, invece, estremamente contenuta in termini percentuali.
In particolare, quanto ai programmi in cui si articolano le missioni, segnala che l’incremento degli stanziamenti finali relativi alla missione n. 24 «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia», pari al 6,1 per cento rispetto al 2020, ha riguardato soprattutto il Programma «Terzo settore (associazionismo, volontariato, Onlus e formazioni sociali) e responsabilità sociale delle imprese e delle organizzazioni», a seguito dell’introduzione nel 2021 del Fondo straordinario per il sostegno degli enti del terzo settore ad opera dell’articolo 13-quaterdecies, comma 1, del decreto-legge n. 137 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 176 del 2020.
In aumento risulta anche il programma «Trasferimenti assistenziali a Enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, programmazione, monitoraggio e valutazione politiche sociali e di inclusione attiva», il quale assorbe il 98,5 per cento dell’intera missione, a seguito dell’ampliamento delle risorse per il Reddito di cittadinanza (capitolo 2781), per il Reddito di emergenza (capitolo 3719) e degli oneri per la famiglia, compreso l’assegno temporaneo per i figli minori (capitoli 3421 e 3530).
Per quanto concerne la misura del Reddito di cittadinanza, di maggiore interesse tra quelle presenti in tale Programma per la XI Commissione, si registra un incremento dello stanziamento definitivo del relativo Fondo di circa il 21 per cento rispetto al 2020 (+8.785 milioni di euro).
Si ricorda che nello stesso Programma è stato soppresso il capitolo relativo al Fondo per l’assegno unico e universale per i figli a carico (capitolo 3894), essendo le corrispondenti risorse, pari a 3.000 milioni di euro nel 2021, confluite nel capitolo di nuova istituzione (capitolo 3620) che accoglie, dal 1° gennaio 2022, le risorse previste dal decreto legislativo n. 230 del 2021 da destinare a tale assegno, come risulta dal disegno di legge di assestamento 2022 (+14.223,4 milioni di euro). Si segnala infine il ridimensionamento a 26 milioni di euro del Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore (capitolo 5247) e lo stanziamento di 30 milioni di euro del nuovo Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare (capitolo 3555).
Come già segnalato la missione n. 25 «Politiche previdenziali», che si articola nell’unico programma «Previdenza obbligatoria e complementare, assicurazioni sociali», assorbe la maggior parte delle risorse assegnate in termini di stanziamenti. Nel 2021 la spesa finale relativa al programma è cresciuta del 7,1 per cento rispetto al 2020 anche per effetto dell’allocazione delle risorse stanziate dai provvedimenti volti a contrastare l’emergenza sanitaria. Inoltre, le variazioni di risorse finali rispetto a quelle iniziali scontano le scelte del legislatore volte a prorogare alcuni istituti di pensionamento anticipato, quali Opzione donna e Ape sociale, a finanziare la cosiddetta Quota 102, che ha dettato norme temporanee a seguito della scadenza, nel 2021, di Quota 100, e all’introduzione della cosiddetta nona salvaguardia in favore di determinate categorie di soggetti considerate meritevoli di tutela. Tra queste, la misura di maggiore rilievo che il Ministero ha continuato a gestire in campo previdenziale è stata Quota 100, per la quale, dopo la forte sottostima delle adesioni nell’anno di avvio dell’istituto, si è assistito, nel 2020 e nel 2021, ad un livello di accessi relativamente sostenuto.
Le risorse della missione n. 26 «Politiche per il lavoro» sono considerevolmente diminuite nel 2021 rispetto all’esercizio precedente, con un decremento pari al del 35,7 per cento. Il decremento si riscontra soprattutto nel programma «Politiche passive e incentivi all’occupazione», che assorbe circa 26.624 milioni di euro dell’intera missione, in particolare nei capitoli istituiti a seguito dei provvedimenti COVID-19, i cui stanziamenti definitivi diminuiscono di circa il 50 per cento. Si ricorda che tra i capitoli COVID-19 vi sono quelli relativi alla corresponsione dei trattamenti di integrazione salariale e delle indennità una tantum (capitoli 2319 e 2419), al Fondo per il reddito di ultima istanza (capitolo 2819) e al sostegno al reddito del personale del settore del trasporto aereo (capitolo 2141).
Il Programma «Politiche attive del lavoro, rete dei servizi per il lavoro e la formazione» presenta invece uno stanziamento definitivo di competenza, pari a 1.896 milioni di euro, in aumento del 22 per cento rispetto al 2020, ascrivibile in particolare agli oneri relativi al Fondo per l’attuazione di misure relative alle politiche attive rientranti tra quelle ammissibili dalla Commissione europea nell’ambito del programma React-EU per la realizzazione della nuova misura di politica attiva Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL), con uno stanziamento definitivo pari a 233 milioni di euro (capitolo 1228), e alle somme da trasferire all’ANPAL (capitolo 1230), con una dotazione definitiva pari a 734 milioni di euro, nell’ambito del quale sono state stanziate anche le risorse per il Fondo nuove competenze, con una dotazione definitiva di 400 milioni di euro.
Nell’ambito del Programma in esame, si segnala, inoltre, l’istituzione nel 2021 del capitolo 2822 «Fondo scuole dei mestieri», con una dotazione di 20 milioni di euro, destinato all’istituzione da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano, d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di Scuole dei mestieri nell’ambito dei settori di specializzazione industriale del territorio, per favorire una maggiore integrazione tra il sistema delle politiche attive del lavoro e il sistema industriale (articolo 48 del decreto-legge n. 73 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 106 del 2021).
Nel medesimo Programma sono presenti anche le risorse relative al contributo statale destinato alle spese di funzionamento dei centri per l’impiego (capitolo 1232), con uno stanziamento definitivo pari a 896 milioni di euro, a proposito dei quali la Relazione della Corte dei conti sottolinea il forte ritardo nel Piano di potenziamento del relativo personale da parte delle Regioni.
Per quanto riguarda la missione n. 27 «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti», condivisa con il Ministero dell’economia e delle finanze e con il Ministero dell’interno, segnala che il Ministero del lavoro e delle politiche sociali è competente limitatamente alla programmazione dei flussi di ingresso per motivi di lavoro, nonché alle iniziative volte a favorire l’integrazione dei migranti. Per tale motivo, il Ministero gestisce solo una parte residuale delle risorse assegnate alla missione, pari, nel 2021 allo 0,40 per cento.
Riguardo al disegno di legge di assestamento per il 2022, ricorda che attraverso tale provvedimento il Governo propone aggiornamenti delle previsioni di entrata e degli stanziamenti di bilancio per l’esercizio in corso, in termini di competenza e di cassa, alla luce dell’aggiornamento del quadro macroeconomico considerato dal Documento di economia e finanza, della disponibilità di informazioni aggiornate sugli andamenti di finanza pubblica, delle richieste formulate dalle Amministrazioni centrali in relazione alle nuove esigenze legate alla loro operatività, nonché della consistenza dei residui accertata in sede di rendiconto dell’esercizio precedente.
Le variazioni proposte dal progetto di legge in esame integrano le variazioni di bilancio adottate tra il 1° gennaio e il 31 maggio dell’anno in corso e forniscono le previsioni assestate per il corrente esercizio finanziario, tenendo conto degli effetti finanziari dei provvedimenti legislativi entrati in vigore dopo l’approvazione della legge di bilancio 2022.
Passando al contenuto del disegno di legge, segnala che esso consta di un unico articolo e di sedici tabelle, la prima delle quali rappresenta lo stato di previsione dell’entrata, mentre le restanti corrispondono allo stato di previsione della spesa dei singoli Ministeri.
Per quanto riguarda i profili di competenza della Commissione, assumono particolare rilievo il contenuto della Tabella n. 4, che reca lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, e talune parti della Tabella n. 2, che reca lo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
In particolare, ricorda che lo stato di previsione della spesa del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’anno finanziario 2022, approvato con la legge n. 234 del 2021 (Tabella n. 4), reca previsioni di competenza per complessivi 162.512,8 milioni di euro. Le previsioni relative alle autorizzazioni di cassa ammontano complessivamente a circa 163.006,9 milioni di euro. La consistenza dei residui presunti al 1° gennaio 2022 è valutata in circa 1.469,8 milioni di euro. Per le caratteristiche peculiari della spesa gestita dal Ministero, gli stanziamenti sono quasi integralmente riferibili a spese di parte corrente.
Le variazioni già introdotte in bilancio per atto amministrativo, e pertanto non soggette ad approvazione parlamentare, hanno determinato complessivamente un aumento di circa 3.763,9 milioni di euro sia delle previsioni di competenza sia delle dotazioni di cassa.
Il disegno di legge di assestamento non propone, per lo stato di previsione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, variazioni complessive alle previsioni di competenza e alle autorizzazioni di cassa. Prevede, invece, al fine di adeguare i residui presunti a quelli risultati dal rendiconto del 2021, un aumento dei residui per 15.616,2 milioni di euro.
Pertanto, le previsioni di competenza assestate per il bilancio 2022 del Ministero del lavoro e delle politiche sociali risultano pari a 166.276,8 milioni di euro, pari al 20,1 per cento delle risorse del bilancio dello Stato, di poco superiore alla percentuale prevista dalla legge di bilancio 2022 (19,9 per cento). Le previsioni delle autorizzazioni di cassa risultano, invece, pari a 166.770,1 milioni di euro. Il totale dei residui, allineato con le risultanze del rendiconto per l’anno 2020, è previsto pari a 17.086 milioni di euro.
Segnala che, a parità di saldi complessivi, il progetto di legge di assestamento propone, al netto delle variazioni intervenute con provvedimenti amministrativi, alcune variazioni alle previsioni di competenza e di cassa relative alle singole missioni: in particolare, l’aumento per 11 milioni di euro delle previsioni di competenza e di cassa relative alla missione n. 26 «Politiche per il lavoro», destinato all’aumento delle risorse stanziate per il programma «Prevenzione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro», è compensato da una riduzione delle previsioni di competenza e di cassa relative alla missione n. 25 «Politiche previdenziali», per 10,6 milioni di euro e alla missione n. 32 «Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche», per 0,4 milioni di euro.
Considerando anche le variazioni intervenute con atti amministrativi, risultano proposti dal progetto di legge di assestamento, in termini di competenza: una riduzione delle previsioni relative alla missione «Politiche per il lavoro» per 188,4 milioni di euro; una riduzione delle previsioni relative alla missione «Politiche previdenziali» per 2.114,8 milioni di euro; un aumento delle previsioni relative alla missione «Diritti sociali, politiche sociali e famiglia» per 6.068,9 milioni di euro, ascrivibili principalmente al programma «Trasferimenti assistenziali a enti previdenziali, finanziamento nazionale spesa sociale, programmazione, monitoraggio e valutazione politiche sociali e di inclusione attiva», a cui si riferisce anche il capitolo di bilancio 3620 «Risorse da destinare all’assegno unico e universale per i figli a carico»; un aumento delle previsioni relative alla missione «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti» per 1,2 milioni di euro; una riduzione delle previsioni relative alla missione «Servizi istituzionali e generali delle amministrazioni pubbliche» per 2,9 milioni di euro.
Infine, segnala che alla Tabella n. 2, riguardante il Ministero dell’economia e delle finanze, con riferimento alle risorse per il pubblico impiego, nell’ambito della Missione n. 33, «Fondi da ripartire», si prevede, in termini di competenza, tenendo conto anche delle variazioni intervenute con provvedimenti amministrativi: per il capitolo 3056 «Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle assunzioni di personale a tempo indeterminato.» una previsione iniziale di 480,9 milioni di euro ed una assestata di 405,1 milioni di euro; per il capitolo 3064 «Fondo da ripartire per contingente di esperti per le attività di monitoraggio e rendicontazione del PNRR» e per il capitolo 3066 «Fondo da ripartire tra le amministrazioni centrali titolari di interventi previsti nel PNRR per le spese di personale» le previsioni assestate pari rispettivamente a 3,5 milioni di euro (-4,5 milioni di euro) e a 10,5 milioni di euro (-7 milioni di euro); per il capitolo 3027 «Fondo da ripartire per l’attuazione dei contratti del personale delle amministrazioni statali», una previsione assestata pari a 4.260 milioni di euro, contro una previsione iniziale di 4.364,2 milioni di euro.
Non si segnalano variazioni in termini di competenza su altri tre capitoli di interesse: il capitolo 3022 «Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle assunzioni, ecc.», il capitolo 3032 «Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle eventuali assunzioni di personale a tempo» e il capitolo 3059 «Fondo da ripartire per le assunzioni di personale a tempo indeterminato a favore delle amministrazioni dello Stato».
Infine, poiché nessuno chiede di intervenire, rinvia il seguito dell’esame alla seduta convocata nella giornata di domani.

La seduta termina alle 13.