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Home - Approfondimenti - La nota - Contrattazione sociale, Cisl e Fnp: nel 2025 record di accordi, coinvolta una persona su tre

Contrattazione sociale, Cisl e Fnp: nel 2025 record di accordi, coinvolta una persona su tre

di Emanuele Ghiani
14 Luglio 2026
in La nota

La contrattazione sociale rafforza il proprio ruolo nelle politiche territoriali e registra nel 2025 i risultati più consistenti degli ultimi anni. A fotografare questa crescita è il Rapporto 2026 dell’Osservatorio sociale della contrattazione territoriale, promosso da CISL e FNP CISL con il contributo del Centro di ricerca WWell dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che evidenzia un progressivo consolidamento dell’attività negoziale sindacale a livello locale.

Secondo l’indagine, nel corso del 2025 sono stati censiti 740 documenti, dei quali 678 presi in esame nel Rapporto: il numero più elevato dall’avvio del monitoraggio. Gli accordi interessano complessivamente 1.615 Comuni, pari al 24% del totale nazionale, e coinvolgono oltre 18,1 milioni di cittadini, corrispondenti al 30,5% della popolazione italiana.

Una contrattazione sociale, ha spiegato il segretario generale della Fnp Cisl Roberto Pezzani, capace di incidere concretamente sulla vita delle persone e una partecipazione che accompagni le scelte pubbliche fin dalla loro nascita. Per Pezzani, la crescita del numero degli accordi rappresenta un risultato importante, ma non è più sufficiente. La sfida è ora quella della qualità. Per Pezzani, il Rapporto consegna l’immagine di “un’organizzazione viva che continua a credere nella contrattazione come strumento fondamentale della propria azione”, ma il passaggio decisivo è un altro. “Non dobbiamo più convincere nessuno dell’importanza della contrattazione sociale. La domanda che dobbiamo porci oggi è diversa: come possiamo rendere la contrattazione sociale ancora più capace di incidere sulla vita delle persone?”.

La crescita non riguarda soltanto i numeri, ma anche la qualità della contrattazione. Oltre il 77% dei documenti è costituito da accordi formalmente sottoscritti e, nel 76,7% dei casi, il confronto con le istituzioni interviene già nella fase di programmazione delle politiche pubbliche, contribuendo a definire priorità, servizi e investimenti per le comunità locali. Il 65,7% degli accordi è stato sottoscritto in comuni con meno di 5.000 abitanti che affiancati a quelli relativi ai grandi centri attestano una concentrazione tra queste tipologie di enti locali. Il comune più piccolo dove è stato concluso un accordo è Pedesina, con 37 abitanti, mentre il più grande è Roma, con quasi 3 milioni.

Secondo il segretario, il vero parametro di valutazione però non può essere solamente il numero degli accordi sottoscritti, bensì gli effetti concreti prodotti nelle comunità. “Gli accordi sono importanti, ma rappresentano uno strumento, non il nostro obiettivo. Il nostro obiettivo è fare in modo che quegli accordi producano un cambiamento reale nella comunità”.

In particolare, nei documenti analizzati dal Rapporto trovano spazio quasi 7.000 azioni e misure che spaziano dal welfare sociale (67,3%) alla salute (9,1%); dalla fiscalità locale (9,6%) alla rigenerazione urbana e alla sostenibilità ambientale (8,7%). Nell’area del welfare sociale si va dalle politiche per la famiglia (12,9%) e per gli anziani (15,8%) e i disabili (7,5%), al sostegno alla casa (8,2%); dall’istruzione (10%) alle politiche del lavoro (8,7%) e alla lotta alla povertà (4,2%).

Tra i punti centrali del Rapporto emerge la necessità di trasformare l’ascolto quotidiano del sindacato in uno strumento stabile di analisi sociale. “Ogni giorno migliaia di persone entrano nelle nostre sedi – spiega nel suo intervento Pezzani-. Ogni pratica, ogni accoglienza è il racconto di una vita”. Da qui la proposta di strutturare questionari, indagini periodiche, focus group e confronti con terzo settore, caregiver e amministratori locali, così da arrivare ai tavoli negoziali con dati condivisi e non soltanto con valutazioni interne. “Nel primo caso stiamo portando la posizione del sindacato; nel secondo stiamo portando la voce di una comunità”, osserva Pezzani, indicando quella che definisce “la vera frontiera” della contrattazione sociale.

Un altro passaggio che è emerso durante i vari interventi dei relatori riguarda la comunicazione, un avvertimento per tutti i delegati. Il sindacato non può limitarsi alla diffusione della notizia sull’accordo finale, ma deve accompagnare l’intero percorso perché, diversamente, se le persone non vengono informate adeguatamente del lavoro compiuto dal sindacato con le amministrazioni locali, il frutto della contrattazione sociale non può essere colto e si vanificano gli sforzi compiuti. “La comunicazione non può essere solo il momento conclusivo di un percorso, deve accompagnarlo dall’inizio alla fine”, ha concluso Pezzani, spesso “dedichiamo mesi a un lavoro complesso e poi lo raccontiamo con un comunicato o con un volantino che non restituisce il senso del lavoro svolto”.

Per quanto riguarda i beneficiari degli interventi, il rapporto sottolinea come sono per lo più le famiglie (25,4% dei casi), i minori, gli anziani e i disabili (10% dei casi per ognuno), gli anziani non autosufficienti ( nel 6,6% dei casi). Tra i temi più rilevanti emerge quello dell’invecchiamento della popolazione. Le politiche rivolte agli anziani rappresentano infatti l’ambito di intervento più significativo della contrattazione sociale, mentre la non autosufficienza è la parola chiave più ricorrente negli accordi del 2025.

Nel suo intervento la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, amplia la riflessione inserendo la contrattazione sociale dentro una strategia complessiva di sviluppo del Paese. Il Rapporto, sottolinea la segretaria, “non è semplicemente un compendio di dati ma è una fotografia viva del Paese vista dal basso”, costruita grazie alla presenza capillare della CISL nei territori.

Per Fumarola, la crescita economica da sola non basta. “Bisogna capire in che modo si cresce, per chi si cresce e con quali priorità”. E la contrattazione sociale serve proprio a questo: “impedire che la crescita resti una parola astratta” e trasformarla in sviluppo concreto, facendo entrare “dentro le scelte pubbliche la voce delle persone”.

Il dato che colpisce maggiormente nel Rapporto è quello relativo alla diffusione della contrattazione: nel 2025 ha coinvolto circa un quinto dei Comuni italiani e un terzo della popolazione. Un risultato che indicano una “tenuta, credibilità e radicamento” della Cisl, ma che per la segretaria impone un salto di qualità: estendere l’esperienza della rappresentanza sociale dove è ancora debole e rafforzarla dove è già consolidata.

Secondo la segretaria, la contrattazione sociale “non è una riserva sindacale” né un settore separato, ma “una delle forme più concrete della nostra idea di sindacato confederale”. È proprio qui, sostiene, che si misura la differenza tra “una rappresentanza lobbistica” e un sindacato che punta realmente al bene comune. “Qui si distingue il sindacato ideologico che si limita a protestare da quello che sa leggere la complessità e vuole cambiare le cose verso soluzioni integrate che mettano insieme tutte le tessere di uno sviluppo sostenuto e sostenibile, equo e ben distribuito”.

Tra le priorità indicate nel Rapporto, figurano la sanità territoriale, la non autosufficienza, il diritto alla casa, la povertà educativa, la conciliazione tra vita e lavoro, l’inclusione e la fiscalità locale. Temi che richiedono un welfare diverso, “preventivo, promozionale e sussidiario”, capace di intervenire prima che le fragilità diventino emergenze.

In questo quadro assume un ruolo decisivo anche la rete dei servizi della CISL. Patronato, CAF, enti e associazioni rappresentano, ha spiegato Fumarola nel suo intervento, le “sentinelle” dell’organizzazione. I sindacalisti “vedono le difficoltà delle famiglie, le attese dei pensionati, le paure dei lavoratori”, un patrimonio che non può restare confinato alla tutela individuale ma deve trasformarsi in conoscenza organizzativa e alimentare piattaforme territoriali sempre più aderenti ai bisogni reali.

Ampio spazio viene dedicato anche al metodo della partecipazione. La contrattazione sociale, sostiene Fumarola, deve intervenire “quando si definiscono le priorità, i bilanci, i piani sociali e sanitari”, non quando le decisioni sono già state assunte. “Partecipare per noi non significa essere informati come una forma di cortesia. Significa incidere, portare dati, bisogni reali e proposte”.

Nelle conclusioni emerge una forte sottolineatura del ruolo della CISL in una fase caratterizzata da forti tensioni sociali e politiche. Per la segretaria generale della Cisl serve “una nuova stagione di dialogo sociale”, capace di rafforzare coesione e inclusione, respingendo populismi, demagogia e polarizzazioni.

Il messaggio finale è un esortazione per il sindacato stesso: fare della contrattazione sociale non soltanto uno strumento negoziale, ma il principale motore di partecipazione e di costruzione delle politiche pubbliche nei territori. “La contrattazione sociale è lo strumento attraverso il quale il sindacato prova a cambiare la vita delle persone” conclude Fumarola, e il compito storico dell’organizzazione resta quello di “dare forma sociale allo sviluppo”, dove può nascere “una vera stagione di crescita che secondo noi deve essere più umana, più giusta, più condivisa e deve essere, soprattutto, per tutti”.

Emanuele Ghiani

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Giornalista de Il diario del lavoro.

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