“Tre punti fermi aiutano a orientarsi nella fitta incertezza della crisi e costituiscono altrettante dighe contro la marea della deflazione globale. Danno un supporto anche all’Italia, che versa in condizioni particolarmente difficili, all’interno di un contesto europeo ancora molto debole”. Lo scrive il Centro studi di Confindustria nel suo consueto Congiuntura Flash. “Il primo punto fermo – si legge – è dato dall’espansione dei mercati emergenti; la loro crescita è diventata meno brillante, però continua a fornire il contributo principale (oltre l’80%) all’aumento del PIL mondiale. Il secondo è la tenuta della ripresa Usa, che resta la locomotiva numero uno: segnali rassicuranti vengono dal discreto andamento del mercato del lavoro e dal ritrovato slancio dell’edilizia; il suo attuale rallentamento è momentaneo. Il terzo punto è l’azione super espansiva delle maggiori banche centrali, che proseguirà (e anzi verrà accentuata, perfino dalla Fed); allevia i costi dello sgonfiamento delle bolle finanziarie e immobiliari e tiene alti i corsi azionari e obbligazionari, così alzando la propensione al rischio, generando ricchezza per le famiglie e incentivando le imprese a investire. La politica monetaria resta meno efficace proprio là dove il suo aiuto è più urgente: l’Eurozona, i cui primi dati di aprile (PMI, fiducia) dicono che la primavera è iniziata in recessione, non solo nei paesi più fragili”. Il barometro Ocse, prosegue la nota, “segna prospettive di svolta un po’ ovunque nella seconda metà del 2013 e è più di una speranza. Anche la discesa dei costi delle materie prime può dare una mano a concretizzarle. Tuttavia, nell’area euro i rischi rimangono elevati e le condizioni del credito sono di grave ostacolo in alcuni paesi, nei quali la dura realtà di redditi delle famiglie e occupazione calanti e di redditività aziendale mortificata diffonde sfiducia e scoraggia iniziative di spesa; aiuteranno le politiche di bilancio, che attenueranno l’impostazione restrittiva giacché saranno evitate nuove manovre, in questa fase dannose per gli stessi conti pubblici”. “In Italia – conclude – rimane prioritario il pagamento degli arretrati della Pa e occorre intervenire per innalzare la competitività, rilanciare gli investimenti e sostenere le famiglie più deprivate, così da elevare sviluppo ed equità”.
Nel nostro paese, prosegue il CsC, la produzione industriale italiana è aumentata in aprile dello 0,2%, dopo il -0,3% congiunturale di marzo (stime CSC). Il calo degli ordini (saldo dei giudizi a -46 da -43) anticipa una dinamica negativa dell’attività nei prossimi mesi. Secondo gli imprenditori, peggiora la domanda interna (-50 da -48) a fronte un marginale miglioramento di quella estera (-33 da -34, Istat). La componente ordini esteri del PMI manifatturiero conferma in aprile un incremento (50,4 da 50,5) per il 4° mese di fila; la componenti ordini totali rimane in netta zona recessione (41,4 da 41,1) da 2 anni. Il PMI dei servizi indica ulteriori cali di produzione (47,0) e ordini (46,9).
La fiducia complessiva delle imprese (Istat) è scesa a 74,6 (da 78,5), specie nei servizi (-5,4 punti). Tra le famiglie migliorano giudizi e attese sulla situazione economica personale e nazionale.
Il Pmi manifatturiero globale segnala in aprile espansione per il 4° mese consecutivo, ma a un ritmo fiacco (50,5 da 51,1). Frenano anche gli ordini globali (50,9 da 52,0). In accelerazione però Giappone, Corea del Sud, Indonesia e Vietnam.
L’anticipatore OCSE (paesi membri + BRIC, Indonesia e Sud Africa), in aumento da settembre (+0,10% in febbraio), preannuncia più forti incrementi di attività. Infine, il Barometro Globale FT-Economist nel 1° trimestre 2013 è tornato positivo per la prima volta dal 2011 (saldo a +7 da -11 di dicembre 2012) e secondo l’indagine trimestrale Markit Business Outlook sono salite le attese degli imprenditori: il 38,7% di quelli manifatturieri (25,4% in ottobre) e il 38,8% di quelli del terziario (32,0%) si aspettano condizioni globali più favorevoli nel 2013. (LF)
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