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Home - Approfondimenti - La nota - Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

di Tommaso Nutarelli
15 Aprile 2026
in La nota
Da sindacati e Confcommercio altolà al governo: nessun intervento sulla rappresentanza. Durigon: “concordo, i contratti pirata male assoluto”

MAURO LUSETTI VICE PRESIDENTE CONFCOMMERCIO MAURIZIO LANDINI SEGRETARIO GENERALE CGIL DANIELA FUMAROLA SEGRETARIA GENERALE CISL CARLO SANGALLI PRESIDENTE CONFCOMMERCIO PIERPAOLO BOMBARDIERI SEGRETARIO GENERALE UIL

Nessuno tocchi la rappresentanza. Nessuno intralci il lavoro che sindacati e imprese stanno portando avanti da diversi mesi per aggiornare gli accordi interconfederali e riscrivere le regole della contrattazione. È questo il messaggio che, dal forum di Villa Miani, Confcommercio e Cgil, Cisl e Uil hanno voluto recapitare al governo, in vista del decreto che dovrebbe vedere la luce il Primo Maggio per contrastare il lavoro povero e il dumping contrattuale. E se il giorno della Festa dei Lavoratori dovesse uscire un testo dal Consiglio dei ministri, l’auspicio di Confcommercio e dei sindacati è che non sia ostativo al percorso che stanno facendo assieme.  La richiesta, insomma, è quella di lasciare tempo al confronto tra le parti, che va avanti positivamente ormai da diversi mesi.

“Vi voglio stupire. Caspita, sono d’accordo con voi” è stata la risposta del sottosegretario al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali Claudio Durigon. “Nella mia storia di sottosegretario ho sempre dato valore alla contrattazione collettiva, è un valore dell’Italia che non può né deve essere cancellato”, ha affermato, aggiungendo che “un decreto sulla rappresentanza sarebbe iniquo, serve però un decreto contro il lavoro povero, ma senza toccare gli articoli 36 e 39 della Costituzione”.

“Via i contratti fasulli, che sono il male supremo.  Cerchiamo però di aumentare i salari ma guai a stabilire un salario per legge, che rappresenterebbe il male assoluto per la contrattazione e che abbasserebbe i salari medi. Sono il primo ad essere contro il dumping. Comprendo il vostro appello e lo faccio mio: non si fa nulla contro la rappresentanza ma facciamo qualcosa per mandare a casa i contratti pirata” ha precisato Durigon.

Prima dell’intervento del sottosegretario al Lavoro, i leader di Confcommercio e sindacati compattamente e gelosamente hanno difeso la trattativa che stanno svolgendo, sottolineando la volontà di arrivare in tempi brevi a un accordo.

“C’è una crescita esponenziale dei contratti pirata negli ultimi anni e non bisogna dire che valgono poco o niente e che rappresentano poco. Ma quando si parla di 150mila lavoratori sono persone che hanno un nome e hanno una famiglia. E 8mila euro sottratti all’anno dai contratti pirata dalle tasche di questi lavoratori non sono pochi” ha detto Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio con delega alla contrattazione.

“I lavoratori hanno la necessità non solo di uno stipendio ma anche di tutele di altro tipo- ha proseguito-Questi contratti introducono elementi di contrattazione scorretta e di concorrenza sleale tra le imprese. Su questo abbiamo costruito in questi ultimi mesi un’azione che ha prodotto fatti importanti: ci siamo ritrovati con sindacati e imprese su temi trasversali, come per esempio quello degli appalti. La valorizzazione della buona contrattazione ci permette di parlare di sicurezza e rappresentanza unitamente ai sindacati”.

Netta anche la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola: “non possiamo consegnare la vita dei lavoratori e delle imprese ai contratti pirata”, ha scandito, sottolineando l’importanza dell’impegno condiviso tra sindacati e imprese per aggiornare i contenuti degli accordi interconfederali e precisando che “eventuali interventi legislativi devono sostenere, e non sostituire, la contrattazione. La responsabilità di innovare gli accordi deve rimanere in capo alle organizzazioni comparativamente più rappresentative”. Fumarola ha inoltre precisato: “Ancora oggi non conosciamo i contenuti” del decreto lavoro annunciato dal governo in vista del Primo maggio, e che “al momento non abbiamo nessuna convocazione” da Palazzo Chigi.

La leader cislina è poi nuovamente tornata sulla necessita di una “grande alleanza che parta dal lavoro, per poi estendersi al fisco, alla sanità, alla scuola e alla non autosufficienza. Dobbiamo avere uno sguardo più ampio, capace di affrontare le difficoltà di questo tempo e la sfida del dopo Pnrr. Come possiamo affrontare le problematiche del paese se siamo in uno stato di perenne campagna elettorale sicuramente non fa bene. Eravamo quasi riusciti ad uscire dalla procedura di infrazione poi la guerra in Iran ha rimesso indietro le lancette, riacuendo i problemi già presenti”.

Un invito al governo ad aspettare e rispettare i tempi di sindacati e imprese è arrivato anche dal segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri. “Chiediamo al governo di non esercitare la delega e attendere l’esito del confronto in corso, di darci sei mesi di tempo per fare un accordo, stiamo lavorando con le parti datoriali a un accordo importante sulla rappresentanza”.

“Il nodo politico – ha spiegato Bombardieri – è se c’è la voglia di dare a lavoratori e lavoratrici un salario dignitoso. Negli ultimi anni, con i contratti in dumping, il lavoro sta perdendo dignità, ed è un tema che la politica dovrebbe affrontare a tutto tondo. Se tutti sono cosi sensibili al tema dei contratti, perché si continuano a livello nazionale e regionale fare gare al ribasso per l’assegnazione degli appalti”, ha chiesto il segretario generale del sindacato di via Lucullo.

“Il governo sta discutendo di un decreto senza parlare con le parti sociali, è l’ennesima cosa fatta anche negli altri Primo Maggio, ma non mi pare che ci siano stati risultati particolarmente importanti per chi lavora”, ha sottolineato a sua volta il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Che ha aggiunto: “i contratti pirata hanno determinato una concorrenza sleale tra imprese e lavoratori. Inoltre, non solo stiamo discutendo di cancellare i contratti pirati ma anche di ridefinire i perimetri contrattuali. I duecento contratti, su mille, depositati al Cnel e firmati da Cgil, Cisl e Uil forse sono anche troppi”.

“I contratti che dovrebbero avere anche una cogenza normativa – ha ribadito- non devono essere quelli maggiormente applicati ma quelli firmati dalle associazioni comparativamente più rappresentative, che hanno accettato di certificare la loro rappresentanza. Non stiamo chiedendo una presunzione di rappresentanza, ma una certificazione della stessa. Vogliamo aggiornare gli accordi fatti e trovare la disponibilità di governo e parlamento di recepire gli accordi”.

Landini ha sottolineato che il confronto avviato con le rappresentanze datoriali ha rappresentato anche un’occasione per ricompattare il fronte sindacale: “Quello che ci sta ricompattando è la nostra funzione, ossia il ruolo contrattuale, attraverso il confronto con le organizzazioni datoriali. C’è un contesto di difficoltà delle persone, e c’è una crescita della concorrenza all’interno del sistema delle imprese. Noi non partiamo solo dall’interesse di chi rappresentiamo, ma proviamo a offrire al paese un quadro generale”.

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Tommaso Nutarelli

Giornalista de Il diario del lavoro.

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