Il mercato del lavoro, di più, l’intera società italiana sono influenzati negativamente da pericolose macrotendenze. Tra queste il declino demografico, l’accelerazione digitale in atto da anni, il cambiamento climatico, la nuova globalizzazione. Il modello tradizionale di crescita nazionale non è in grado di influenzare positivamente il trend in atto, come dimostra l’aumento poco dinamico del Pil. Si è persa l’idea di futuro, proprio quando le urgenze richiederebbero una strategia capace di innestare un cambiamento radicale quanto veloce. Sarebbe necessario avere un quadro condiviso di obiettivi, tempi, compensazioni. L’alternativa è quella di ritrovarsi con una somma di resistenze passive che paralizzerebbero l’azione pubblica. Di qui l’idea di uscire dalle nebbie del passato e affrontare le sfide del futuro.
Questo quadro di difficoltà del presente, di sfiducia nel futuro, ma anche di grandi speranze di una ripresa a tutto campo è frutto della Cisl, la confederazione sindacale guidata da Daniela Fumarola, che non perde occasione per ribadire la necessità di un patto sociale a grandi linee che restituisca vitalità al futuro. Per questo la Cisl ha scritto un libro verde di 57 pagine nel quale partecipa al dibattito nazionale con una serie di suggerimenti e opportunità. Un libro verde, chiarisce Fumarola nell’introduzione, non è un diktat, un documento chiuso che viene prospettato ad altre realtà politiche e sociali del paese, è l’invito a una discussione a tratto globale sulla crisi in atto. La Cisl si è fatta coadiuvare da un team di esperti, giuslavoristi, economisti e sociologi soprattutto: con loro ha prospettato un quadro generale avanzando oltre centoventi proposte in grado di affrontare i maggiori punti critici del paese.
In queste settimane la Cisl, assieme a Cgil e Uil, è impegnata a stilare le basi di un patto comune sui temi centrali della contrattazione e della rappresentanza confrontandosi con 14 grandi organizzazioni datoriali, altrettanto interessate ad arrivare a un’intesa generale entro il mese per consentire il successivo dispiegamento della prossima stagione di rinnovi contrattuali. Un obiettivo condiviso e importante, in grado di cambiare il segno delle relazioni industriali nel nostro paese. Ma la Cisl non rinuncia a guardare più avanti, a cercare la soluzione ai problemi più ampi che aggravano la situazione del paese. Un invito che la confederazione rivolge certamente alle forze sindacali, tutte, dei lavoratori come delle imprese, ma anche alla politica, alle istituzioni, alla cultura del nostro paese.
Se si aprisse un reale dibattito su queste tesi il risultato potrebbe essere rilevante. Serve ovviamente la disponibilità di tutti i possibili interlocutori, obiettivo spesso difficile da raggiungere. Ma il risultato finale potrebbe stupire un po’ tutti, anche perché l’alternativa, indica la Cisl, è la rassegnazione, l’accettazione della palude nella quale siamo immersi, significherebbe prendere atto che il problema di fondo del paese è l’aver sforato di un centesimo di punto il limite massimo dell’indebitamento nazionale. L’offerta della confederazione di Daniela Fumarola è di andare avanti, liberarsi dai troppi vincoli e riuscire a volare più in alto.
Sono tanti i suggerimenti, le proposte che il libro verde offre ai possibili interlocutori. Si parte dalla contrattazione (da tenere su due livelli di pari dignità), dal sostegno all’economia reale, fino al recupero del valore del capitale umano, al di là dell’impegno dell’IA, al diritto soggettivo alla formazione, agli investimenti per le politiche attive del lavoro, a una strategia industriale per l’intera Europa, alla sfida per il recupero dell’apporto che potrebbero dare all’economia giovani e donne, alle forme di realizzazione della vita lavorativa nel tempo della partecipazione.
Ce ne è per tutti. E sono solo suggerimenti, proposte, che la confederazione spera di poter dibattere con le forze vive del paese, sempre che queste esistano ancora, non siano definitivamente addormentate. Ci sarebbe da chiedersi dove trova la sua ragion d’essere questa offerta, che in fin dei conti viene solo dalla rappresentanza di una parte del mondo del lavoro. Ma il punto è proprio questo. Il sindacato confederale, che per questo si differenzia sostanzialmente da quello autonomo, ha come proprio compito la difesa dei principi vitali del paese, lo sviluppo dell’economia come base per la costruzione di realtà democratiche. A questo serve il sindacato confederale, a non perdere di vista l’interesse generale, a battersi per questo. Senza sacrificare gli interessi minuti dei singoli, ma dando alla propria azione un crisma di forza e capacità che sappia arrivare lontano.
Massimo Mascini
























