Il cosiddetto “decreto dignità” è un “decreto disoccupazione” e il Pd ha una posizione di “critica radicale al testo”. Cosi’ ha esordito il segretario Pd, Maurizio Martina, aprendo nel pomeriggio i lavori della direzione del partito.
“Stiamo affrontando un passaggio non facile di attività parlamentare e istituzionale – spiega Martina – e siamo alle prese con passaggi molto importanti per provare a disegnare fino in fondo il nostro ruolo di opposizione. Siamo di fronte ad un `decreto disoccupazione`, un `decreto precarietà`. La nostra è una critica radicale al testo. Un intervento che rischia di complicare la vita al Paese, a migliaia di famiglie e imprese. Siamo di fronte a scelte che non hanno nulla a che vedere con interventi di accompagnamento alla stabilizzazione”.
Ma la discussione in direzione si sposta rapidamente sulla questione dell’emendamento democratico che dice no all’aumento delle mensilità di indennizzo per chi è licenziato ingiustamente: è un “problema”, osserva Martina, perche’ è vero che fa parte di un pacchetto di modifiche che punta a una riorganizzazione generale, ma non si può negare che la vicenda sia stata gestita male e ora “bisogna capire come la risolviamo”. Durante la riunione, Gianni Cuperlo avrebbe criticato duramente e nel merito il decreto, chiedendo, insieme a Orlando e Damiano, che il Pd ritiri l’emendamento sulle indennità. E lo stesso Martina avrebbe ammesso che il problema esiste, di fatto bocciando l’iniziativa che ha creato un problema di comunicazione, facendo passare il messaggio che il Pd sarebbe contrario all’indennizzo per chi è licenziato ingiustamente.
Alla fine, la logica conclusione: l’emendamento verrà ritirato, e lo stesso Martina lavorerà con i capigruppo Pd per “superarlo’’. Il segretario, al tempo stesso, ha chiesto alle minoranze di ritirare l’ordine del giorno presentato sull’argomento. L’orientamento sarebbe quello di presentare una sorta di “maxi-emendamento” riepilogativo di tutte le richieste di modifica del Pd, centrato sulla necessità di ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato. E l’emendamento “incriminato” verrebbe quindi assorbito in questo “maxi-emendamento”.






















