“Nel nostro Paese chi è garantito è garantito, ma chi ha perso il lavoro o è in cerca di occupazione, magari perché giovane, è in grande difficoltà”. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi ricordando la lezione dell’economista Federico Caffé e sottolineando che ciò “oltre a ferire l’equità, costituisce uno spreco che non possiamo permetterci”.
In Italia spiega Draghi, “la debolezza degli ammortizzatori sociali si accompagna con una protezione relativamente elevata del posto di lavoro”.
“Il sotto utilizzo dei giovani riduce la crescita ed è uno spreco che non possiamo permetterci” ha aggiunto Draghi. “La iniqua distribuzione del peso della flessibilità solo sui giovani, un’eterna flessibilità senza speranza di stabilizzazione – ha osservato – porta tra l’altro le imprese a non investire nei giovani il cui capitale umano spesso di deteriora in impieghi di scarso valore aggiunto”. Il presidente della Bce ha quindi citato le parole di Caffè: “non si può accettare l’idea che un’intera generazione di giovani debba considerare di essere nata in anni sbagliati e debba subire come fatto ineluttabile il suo stato di precarietà occupazionale”. Nella Ue, ha ricordato Draghi, “tra il 2007 e il 2011 il tasso di disoccupazione è aumentato di 5,8 punti percentuali nella classe di età 15-24, di 3,5 punti nella classe 25-34 e di 1,8 punti nella classe 35-64”. Il presidente della Bce ha citato “l’eccezione significativa della Germania dove il tasso di disoccupazione tra i giovani tra i 15 e 24 anni nel primo trimestre del 2012 era dell’8 per cento; il Italia – ha rilevato – era del 34,2%, in Spagna del 50,7 % e nell’area dell’euro in media del 21,9%”. (LF)
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