Dopo il miglioramento di luglio, ad agosto l’indice di disagio sociale (Misery Index) torna a salire attestandosi a 11,2, sei decimi di punto in più rispetto al mese precedente. La stima dell’ultimo mese, riferisce Confcommercio, in linea con quanto rilevato da marzo, “è attribuibile quasi esclusivamente all’aumento dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (+4,3% tendenziale dal +3,4% di luglio) a cui continua ad associarsi una sostanziale stabilizzazione del tasso di disoccupazione esteso, sceso al 6,3%”.
Secondo le prime indicazioni ad agosto l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto ha registrato, sulla spinta dell’accelerazione dei prezzi degli energetici un deciso aumento salendo al 4,3% dal 3,4% di luglio.
In termini prospettici il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente potrebbe determinare ulteriori spinte al rialzo dei prezzi. Il permanere di questa situazione accentua i rischi di un trasferimento, nella parte finale del 2026, delle pressioni dall’energetico e dai trasporti anche ad altre filiere. Pur in presenza di un mercato del lavoro sostanzialmente stabile la crescita dell’inflazione porterebbe, nei mesi a cavallo del 2026-27, ad un ampliamento dell’area del disagio sociale, misurata nella metrica del Misery Index, con possibili riflessi negativi sulla fiducia delle famiglie, sui consumi, sulla crescita e sullo stesso mercato del lavoro.


























