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Home - Notizie del giorno - Economia, Fmi alza lievemente la stima del Pil per l’Italia: nel 2025 a +0,5%, conferma per il 2026 a +0,8%

Economia, Fmi alza lievemente la stima del Pil per l’Italia: nel 2025 a +0,5%, conferma per il 2026 a +0,8%

29 Luglio 2025
in Notizie del giorno, In evidenza
Fmi, l’Italia consolidi i conti pubblici per rafforzare la crescita

Il Fondo monetario internazionale ha ritoccato al rialzo la previsione di crescita economica dell’Italia su quest’anno: ora l’istituzione di Washington pronostica un più 0,5% del Pil sul 2025, un decimale di punto percentuale al di sopra delle stime dell’aprile scorso. Per il 2026 ha invece confermato l’attesa di un più 0,8%. I dati sono contenuti in un aggiornamento di interim dell’Economic Outlook.

Rialzo anche per le previsioni di crescita mondiale, prevalentemente riflesso del fatto che i dazi imposti dagli Stati Uniti risultano effettivamente inferiori rispetto a quelli che erano stati annunciati lo scorso aprile, al miglioramento delle condizioni finanziarie, anche grazie all’indebolimento del dollaro, e all’espansione di bilancio “in alcune giurisdizioni”. Ora l’istituzione di Washington prevede un più 3% del Pil globale quest’anno, cui dovrebbe seguire il più 3,1% il prossimo. Si tratta, rispettivamente, di 0,2 e 0,1 punti percentuali in più rispetto alle previsioni dello scorso aprile.

Per gli Stati Uniti, il Fmi ha alzato le previsioni di 0,1 punti al più 1,9% quest’anno e di 0,3 punti, al più 2% il prossimo. Per l’area euro ha alzato di 0,2 punti la stima sul Pil 2025, al più 1%, prevalentemente a riflesso di dati migliori delle attese dall’Irlanda, e confermato al più 1,2% quella sul prossimo anno.

Per l’Italia ha alzato di 0,1 punti la stima 2025, al più 0,5%, e confermato quella sul 2026 al più 0,8%. Per la Germania ha effettuato ritocchi analoghi con cui la crescita 2025 è indicata ora al più 0,1% (prima era a zero) e quella sul 2026 al più 0,9%.
Confermate le previsioni sulla Francia, più 0,6% del Pil quest’anno e più 1% il prossimo, e sulla Spagna, più 2,5% quest’anno e più 1,8% il prossimo.

Per il Giappone, il Fmi prevede una crescita dello 0,7% quest’anno e dello 0,5% il prossimo, nel primo caso ritoccata al rialzo di 0,1 punti nel secondo abbassata in misura analoga.

Per la Cina il Fmi ha effettuato consistenti revisioni al rialzo (presumibilmente quelle a cui si riferisce nelle sovramenzionate espansioni di bilancio): 0,8 punti percentuali di crescita in più quest’anno al più 4,8% e 0,2 punti sul prossimo al più 4,2%. Ha invece nettamente tagliato, per 0,6 punti percentuali, la previsione di crescita di quest’anno della Russia, al più 0,9%, alzandola di 0,1 punti al più 1% sul 2026.

“I rischi sulle prospettive sono sbilanciati verso il rallentamento, così com’era ad aprile. Un rimbalzo dei dazi effettivi potrebbe indebolire la crescita – avverte il Fmi nel sommario dello studio -. L’elevata incertezza potrebbe iniziare a pesare in maniera più vigorosa sull’attività economica, anche mentre i termini per le trattative sui dazi scadono senza progressi consistenti o accordi permanenti”.

Inoltre, secondo l’istituzione di Washington, le tensioni geopolitiche potrebbero danneggiare le catene di approvvigionamento globali e spingere al rialzo i prezzi delle materie prime. In questo quadro “deficit di bilancio più elevati o un aumento dell’avversione al rischio degli investitori potrebbero provocare aumenti dei tassi di interesse sul lungo termine e un inasprimento delle condizioni finanziarie globali”.
Questo “combinato con le preoccupazioni sulla frammentazione, potrebbe reinnescare la volatilità dei mercati finanziari”.

All’opposto, sul versante positivo la crescita economica potrebbe essere più sostenuta se i negoziati sul commercio dovessero portare a “un quadro prevedibile e a riduzioni dei dazi”, quello che si profilerebbe tra Usa e Ue con l’accordo politico appena raggiunto, che apparentemente non si è fatto in tempo a includere nelle stime. Il Fmi raccomanda alle politiche di “apportare fiducia, prevedibilità e sostenibilità, calmando le tensioni, preservando la stabilità dei prezzi e finanziaria e ripristinando margini di bilancio, attuando le riforme strutturali richieste da tanto tempo”.

Il Fondo monetario internazionale ha finalizzato le sue nuove previsioni economiche prima che venissero annunciati gli accordi sui dazi commerciali degli Usa con Giappone e, soprattutto, Unione europea. Tuttavia le stime del Fmi avevano come presupposto uno scenario di base che vedeva dazi Usa “attorno al 17%”, quindi non lontani dai livelli effettivamente concordati: considerando i nuovi accordo le previsioni economiche appena diffuse non subirebbero grandi variazioni. Lo ha spiegato il capo economista del Fmi, Pierre Olivier Gourinchas, in conferenza stampa.

“La situazione si sta evolvendo”, ma “da quello che possiamo vedere in generale questi accordi commerciali porteranno i dazi effettivi degli Usa con altre regioni del mondo in prossimità a quanto assumevamo nel nostro scenario di base di questo aggiornamento di luglio – ha detto -. Per ora non vediamo grandi cambiamenti rispetto al 17% di dazi pronosticato, potrebbe essere un po’ sotto, un po’ sopra. Da questa prospettiva, le nostre previsioni di base restano molto dove le vedevamo 10 giorni fa”, quando sono state finalizzate le stime.

C’è poi “un aspetto rilevante degli accordi commerciali: se porteranno una certa dose di certezza sul commercio. Questo ci vorrà tempo per valutarlo, quindi la situazione ancora molto da definire”, ha concluso Gourinchas.

redazione

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