“I dati dell’Istat sull’economia sommersa, pubblicati oggi, certificano il fallimento della strategia portata avanti in questi anni dal Governo. Serve un cambio radicale, tanto negli strumenti di prevenzione e condizionalità quanto nell’azione di controllo e presidio del territorio e delle filiere produttive”. Così commentano, in una nota, Maria Grazia Gabrielli segretaria confederale Cgil e Alessandro Genovesi responsabile appalti e lotta al lavoro nero Cgil nazionale.
“Nel 2024 – aggiungono i due dirigenti sindacali – l’economia illegale è ulteriormente cresciuta superando i 218 miliardi di euro di cui 198,4 di economia sommersa, legata cioè ad attività non connesse alla criminalità organizzata. Le unità di lavoro irregolari sono ulteriormente cresciute in un anno di oltre 145 mila, raggiungendo quota 3 milioni 277 mila, di cui 2 milioni e 400 mila tipicamente dipendenti. E poiché si tratta di unità di lavoro standard, ciò significa che, in termini di donne e uomini in carne e ossa, parliamo di almeno 4 milioni di persone. La crescita riguarda in particolare l’edilizia, dopo anni di calo, l’agricoltura e il terziario, anche al netto dei cosiddetti servizi alla persona”.
“Il Governo a questo punto – proseguono Gabrielli e Genovesi – prenda atto che le varie strategie di compliance, accompagnamento soft, premialità, ecc. sono tutte fallite e che è giunto il momento di rendere alcuni strumenti obbligatori e condizionanti per l’esercizio di attività di impresa. Si introducano gli Indici di Coerenza in agricoltura, previsti dalla legge 199/2016, come condizionalità ex ante per la vendita e trasformazione di prodotti agricoli, nonché per l’accesso ai contributi della PAC, correlando quantità di prodotto a quantità di lavoro regolare, come proposto da anni dai sindacati del settore. Si rafforzino e generalizzino strumenti come gli indici di costo medio che in alcuni settori stanno dando buoni frutti. Si utilizzino gli Indicatori Sintetici di Affidabilità Contributiva (ISAC) come elementi per orientare i controlli e verifiche nelle imprese che registrano scostamenti significativi e si potrebbe continuare con altre proposte mirate, specifiche per ogni settore”.
“Il punto – continuano Gabrielli e Genovesi – è se vi sia o meno la volontà politica di combattere il lavoro nero, visto che oggi strumenti, dati e tecnologie renderebbero questo compito molto più facile. E se vi sia la volontà di sostenere le imprese corrette contro le troppe forme di concorrenza sleale, rafforzando i presìdi di legalità sul territorio, i servizi ispettivi e la capacità delle forze dell’ordine di contrastare ogni forma di illegalità e sfruttamento”.
Per Gabrielli e Genovesi “serve un radicale cambio di passo: tra milioni di lavoratori precari, part-time involontari, lavoratori in appalto e subappalto, lavoratori a nero stiamo condannando intere generazioni, settori e territori ad una condizione permanente di sfruttamento, dove la competizione avviene esclusivamente negando diritti, tutele, salari dignitosi, altro che qualità ed innovazione tecnologica. Anche per questo – concludono – saremo in piazza domani a Roma per rivendicare una Repubblica fondata veramente sul lavoro e su maggiore giustizia sociale”.
“Non possiamo più accettare che la crescita dell’occupazione in Italia sia drogata dal lavoro sommerso. Nei settori più fragili, dove maggiori che altrove sono il dumping contrattuale, lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori e gli infortuni sul lavoro che non entrano nei numeri ufficiali, si concentra il 90% dell’intera occupazione irregolare in Italia”. È quanto ha dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese.
“Il settore in cui vengono maggiormente calpestati diritti e tutele delle lavoratrici e dei lavoratori è quello dei servizi alla persona, ma alti tassi di irregolarità si riscontrano in agricoltura, commercio, trasporto, alloggio, ristorazione e costruzioni. Dietro l’aumento degli occupati irregolari – ha sottolineato Veronese – ci sono salari da fame, povertà, sfruttamento, caporalato, assenza di coperture previdenziali e assistenziali, altissimi rischi connessi alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che troppo spesso si traducono in morti sul lavoro ‘non denunciate’ “.
“La Uil – ha concluso Veronese – chiede un piano straordinario di visite ispettive da parte dell’Ispettorato nazionale del lavoro e delle forze dell’ordine nei settori a più alta incidenza di sommerso, l’assunzione di un congruo organico ispettivo, una forte stretta sui subappalti a cascata, e politiche e misure volte all’emersione e alla regolarizzazione, soprattutto, ma non solo, del lavoro di cura”.


























