La Grecia riconosce il lavoro degli infermieri come attività usurante. Il Parlamento di Atene ha approvato una norma che estende al personale infermieristico del servizio sanitario pubblico il regime previsto per i lavori usuranti e insalubri, una riforma attesa da oltre venticinque anni e rivendicata a lungo dalle organizzazioni sindacali greche. Una scelta che riaccende il dibattito anche in Italia, dove da tempo sindacati e rappresentanze professionali chiedono il riconoscimento della particolare gravosità del lavoro svolto dagli operatori sanitari.
“Se quella infermieristica non è una professione usurante, allora quale professione sanitaria può esserlo?”, chiede in una nota Antonio De Palma, presidente nazionale di Nursing Up. A riguardo non mancano evidenze scientifiche. Una metanalisi europea pubblicata nel 2025 indica che l’87,8% degli infermieri presenta disturbi muscoloscheletrici lavoro-correlati, mentre secondo l’Organizzazione mondiale della sanità Europa un professionista sanitario su tre manifesta sintomi di ansia o depressione. Nursing Up evidenzia, inoltre, come il problema sia aggravato dall’invecchiamento della categoria: gli infermieri italiani hanno un’età media intorno ai 50 anni, mentre aumentano la popolazione anziana, le patologie croniche, la non autosufficienza e i bisogni assistenziali, a fronte della carenza di personale.
A fronte di ciò, sottolinea De Palma, il legislatore italiano è “rimasto fermo”, alimentando quella che il sindacato definisce “una contraddizione evidente: il D.Lgs. 67/2011 riconosce alcune attività lavorative usuranti o particolarmente gravose, ma non considera la professione infermieristica come tale”. Una scelta che, secondo il presidente di Nursing Up, non terrebbe conto delle condizioni quotidiane di lavoro degli infermieri: assistenza 24 ore su 24, turni notturni, emergenze, movimentazione dei pazienti non autosufficienti, esposizione al rischio biologico e carico emotivo legato alla cura.
“La decisione della Grecia rappresenta un cambio di paradigma”, afferma De Palma, “perché riconosce ciò che milioni di infermieri vivono ogni giorno”. Nursing Up evidenzia che anche altri Paesi europei hanno introdotto forme di tutela per le professioni sanitarie esposte a particolare gravosità lavorativa, citando tra gli esempi Austria, Francia e Belgio. “Non chiediamo privilegi, ma giustizia”, conclude De Palma. “Serve una revisione del D.Lgs. 67/2011 e un sistema previdenziale coerente con il reale logoramento fisico e psicologico degli infermieri, che rappresentano una delle colonne portanti del Servizio sanitario nazionale”.
Sulla stessa linea anche Gianluca Giuliano, segretario nazionale della UGL Salute, secondo cui la decisione di Atene rappresenta “un atto di civiltà e di lungimiranza che mette a nudo la mancanza di attenzione della politica italiana su questo tema”. “Da anni chiediamo che il logorio fisico e professionale di chi lavora nei nostri reparti venga riconosciuto”, afferma il sindacalista, che invita il governo a seguire l’esempio greco “varando però una legge che non si limiti ai soli infermieri, ma che estenda finalmente lo status di lavoro usurante a tutte le professioni sanitarie”.
Giuliano collega il tema anche alla crisi del personale sanitario, richiamando la fuga verso l’estero, il calo delle iscrizioni ai corsi di laurea e “i turni massacranti a cui sono sottoposti quotidianamente gli operatori”, frutto, a suo giudizio, di tutele ormai anacronistiche. “Tutti i professionisti della sanità portano sulle proprie spalle il peso di un SSN in grave difficoltà, pagando un prezzo altissimo in termini di salute e stress psicofisico senza alcun riconoscimento adeguato”, aggiunge il segretario della UGL Salute, che conclude con un appello alle istituzioni: “Elogi e ringraziamenti non bastano più: serve, in nome della giustizia sociale, riconoscere le professioni sanitarie come usuranti”.




























