Dati positivi. Non esaltanti, ma comunque inequivocabilmente positivi: nel terzo trimestre dell’anno in corso, l’attività produttiva dell’industria metalmeccanica è cresciuta del 2,5% rispetto al trimestre precedente. A questo dato congiunturale, se ne aggiunge poi uno tendenziale anche più significativo: nei primi nove mesi del 2016, i volumi di produzione metalmeccanici sono cresciuti del 2,7% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente, il 2015.
Nella saletta dell’hotel Nazionale, dove Federmeccanica presenta da alcuni anni la sua indagine trimestrale sull’industria metalmeccanica italiana, aleggia un clima di moderato ottimismo. Un clima in cui, ai dati economici relativamente confortanti, si somma la soddisfazione che deriva dall’ipotesi di accordo per il nuovo contratto nazionale della categoria, raggiunta meno di una settimana fa. Soddisfazione manifestata sia da Alberto Dal Poz, vicepresidente di Federmeccanica, che dal direttore generale Stefano Franchi. A tutto questo, si aggiunge poi che quella presentata oggi, a Roma, è l’indagine n. 140. Il che significa, visto che l’indagine stessa ha cadenza trimestrale, che sono ormai 35 anni che il prodotto viene sfornato, quattro volte l’anno, dal Centro studi della stessa Federmeccanica. Insomma, un anniversario di cui prendere nota.
Ma vediamo le cose più da vicino. Nel trimestre che va da luglio a settembre, la produzione nel settore è cresciuta, come si è detto, del 2,5% rispetto al trimestre aprile-giugno. Diciamo subito che, all’interno di questa cifra complessivamente positiva, vi sono anche dei dati negativi. Nella produzione di macchine elettriche, ad esempio, è stato registrato un -0,4%, mentre in quella di computer, prodotti elettronici e strumenti di precisione, un -0,9%. All’opposto, andamenti nettamente positivi sono stati registrati nei comparti dei prodotti in metallo (+2,4%), dei mezzi di trasporto (+3,2%) e, soprattutto, delle macchine e apparecchi meccanici (3,5%).
Nell’analisi di Federmeccanica, illustrata da Angelo Megaro, direttore del Centro Studi, questi dati risultano ancora più positivi se vengono posti in relazione con i risultati conseguiti dall’industria metalmeccanica nell’area dell’Unione europea. Infatti, sempre nel terzo trimestre di quest’anno, la media dei paesi Ue ha registrato, rispetto al trimestre precedente, una crescita pari a un modesto 0,5%. Più in dettaglio, in Germania la crescita è stata pari allo 0,8%, mentre in Francia, Spagna e Regno unito i volumi produttivi si sono addirittura ridotti.
Commentando questi dati, Dal Poz ha registrato con soddisfazione che, dopo la sigla dell’ipotesi di accordo per il contratto dei metalmeccanici, nelle aziende del settore c’è un clima nuovo. Ma ha anche osservato che la strada della ripresa è ancora molto lunga. Rispetto alla perdita produttiva del 30%, verificatasi negli anni della recessione, è stato sin qui recuperato qualcosa come il 3,5%.
Qualche altro elemento interpretativo. La mancata crescita registrata negli ultimi mesi nell’area dell’Unione europea va probabilmente messa in rapporto alla contrazione del commercio mondiale, manifestatasi di recente e tutt’ora in corso. Questa contrazione ha verosimilmente contribuito a determinare anche il rallentamento delle esportazioni di prodotti metalmeccanici dal nostro paese che si è verificato nel terzo trimestre. Esportazioni che, peraltro, costituiscono comunque ancora una gran parte del totale dell’export italiano. Secondo Federmeccanica, infatti, è solo grazie alle esportazioni metalmeccaniche che la bilancia dei pagamenti del nostro Paese si mantiene in attivo.
Ora, considerando che, come è stato ricordato nel corso della presentazione odierna, le esportazioni hanno costituito il mercato di sbocco che, in questi lunghi anni di crisi, ha consentito all’industria metalmeccanica italiana di restare in piedi, ci si può chiedere da dove nasca la crescita produttiva oggi illustrata. E la risposta data da Federmeccanica a questo interrogativo è, per certi aspetti, ovvia, anche se non scontata: nasce da una ripresa della domanda interna. In particolare, Federmeccanica ha posto in relazione la crescita della produzione di beni strumentali con il provvedimento sul superammortamento al 140% contenuto nella legge di stabilità per il corrente anno 2016, varata alla fine del 2015. Infatti, questo provvedimento, caratterizzante la politica industriale del governo Renzi, ha verosimilmente spinto le aziende di diversi settori ha rinnovare macchine e impianti, acquistando quindi i prodotti di quello che forse è il settore portante della nostra industria metalmeccanica: quello che fabbrica i macchinari.
Tornando alle esportazioni, può essere interessante osservare che sono nettamente diminuite quelle indirizzate verso la Federazione Russa (-15,6% nei primi nove mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015). Un dato, questo, che, più che da motivi strettamente economici, dipende da noti motivi di politica internazionale.
Un’ultima osservazione. Dalla parte dell’indagine condotta direttamente da Federmeccanica, e volta a registrare le opinioni di un campione di imprese circa le loro attese, risulta “una moderata prevalenza di imprese che prevedono un incremento della produzione, mentre risulta in parziale peggioramento l’evoluzione dei livelli occupazionali”. Insomma, per i prossimi 6 mesi le imprese metalmeccaniche si aspettano più produzione, ma non più occupazione. Anzi, semmai, qualche occupato in meno.
@Fernando_Liuzzi






























