“La legge di stabilità sarà la vera cartina di tornasole su quanto il Governo Conte intende davvero investire per la crescita del paese, sulle infrastrutture, sulla quantità e qualità degli investimenti pubblici e degli sgravi fiscali e contributivi per creare nuovi posti di lavoro stabili, soprattutto nel Mezzogiorno”. Lo sottolinea la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando il Def del Governo.
“E’ ancora presto – precisa Furlan – per esprimere un giudizio sull’impostazione che il Governo darà alla manovra. In ogni caso noi giudicheremo la prossima legge di stabilità soprattutto rispetto alle misure ed ai finanziamenti che saranno previsti per la crescita e lo sviluppo del paese. “
“Da quello cha traspare – prosegue la segretaria – ci sembra ancora molto debole l’impegno del Governo sullo sblocco delle grandi opere infrastrutturali già finanziate e cantierabili, così come non emerge un impegno chiaro sull’innovazione, sulla ricerca, sulla formazione che sono settori fondamentali per la creazione da parte delle aziende di nuovi posti di lavoro. Oggi abbiamo visitato l’Istituto Italiano di tecnologia di Genova, un centro di eccellenza al servizio dello sviluppo produttivo e competitivo del nostro paese.
“Il Governo Conte – sottolinea la leader della Cisl – dovrebbe valorizzare queste esperienze di innovazione e ricerca ed assumere come modello di politica di sviluppo competitivo il patto della fabbrica siglato da sindacati ed imprese così apprezzato dalla Commissione Europea e da tanti governi e parti sociali europee. Quanto all’intervento previsto sulle pensioni, la quota 100 ed i 41 anni di contribuzione, ci sembrano un buon punto di partenza per aprire un confronto con il Governo, anche se bisogna affrontare il tema delle donne che soprattutto nel sud rischiano di essere penalizzate da una contribuzione minima di 38 anni e di come arrivare ad una pensione di garanzia per i giovani, soggetti al sistema contributivo.”
“Anche il provvedimento sul reddito di cittadinanza – conclude Furlan – appare molto confuso non solo per la platea dei destinatari, ma perché non si capisce con quale percorso e con quali strumenti saranno avviate le persone ad un effettivo inserimento nel mondo del lavoro. Non siamo contrari, infine, ad una diminuzione della pressione fiscale sulle partite iva e sulle start up, ma manca la definizione di un vero programma di alleggerimento fiscale sul mondo del lavoro e sui pensionati, assolutamente necessario in un paese dove più del 70% dell’erario proviene dalle tasche dei lavoratori dipendenti e dai pensionati”.

























