Fuori da Confindustria non solo chi corrompe, ma anche chi abbandona l’Italia per delocalizzare le produzioni in cerca di manodopera low cost. Questo l’appello lanciato dal palco del 44esimo convegno di Santa Margherita Ligure dal presidente dei giovani di Confindustria, Marco Gay, che aggiunge: “L’Italia ha un governo a cui gli italiani hanno chiesto di non perdere neanche un minuto. E noi siamo qui per dire: presidente Renzi, lavoriamo uniti. Abbiamo responsabilità distinte ma insieme possiamo arrivare lontano”.
Serve uno scudo industriale per consentire alle imprese che hanno lasciato il paese di poter ritornare a produrre in Italia, ha affermato il presidente, secondo cui: “la delocalizzazione di imprese che producono utili, ma che vanno alla ricerca di manodopera sempre più sottopagata, sradicando ricchezze produttive dal paese, oggi non può più essere considerata una qualsiasi opzione imprenditoriale”. “Ma lo stato sia nostro alleato, prosegue il leader, perché la delocalizzazione non può essere l’unica opzione data dal sistema a coloro che rischiano di chiudere perdendo tutto, e che sono costretti alla fuga per sopravvivere”.
Richiamando le parole del presidente Squinzi durante l’assemblea di Santa Maria Ligure, il leader dei giovani di Confindustria ha ribadito: “chi corrompe esca dalla nostra associazione. E io aggiungo: esca chi non accetta che il legittimo profitto sia indissolubilmente legato al territorio che lo genera”.
























